Anno A

Di cosa non bisogna aver paura, Signore?
Del giudizio altrui
misto a rinnegamenti
di una fede forse labile
o giustificati pianti
di lacrime amare?
Dov’è la paura, Gesù?
Nelle sofferenze di cuori affranti
nell’impotenza di dare aiuto
stringendo la mano agonizzante
che diventa sempre più fredda
mentre si spegne la luce?
Cadono i capelli, Signore,
e tu dici che sono contati
perché sei immerso nel nostro morire
e sposi la nostra storia
per ridare alla carne finita
il sapore di eternità.
Ci spaventano i fallimenti, Gesù,
forse impauriti anche di te
i cuori affranti e induriti
di questa umanità
smarrita e senza meta.
Guardiamo il cielo, Signore,
per incontrare il tuo sguardo
pieno di luce e di amore
che genera vita
per tornare a camminare fiduciosi
da giovani innamorati.
Come nave nel porto sicuro
molliamo gli ormeggi, Signore,
certi che il mare non sarà sempre calmo
e di fronte alle tempeste
non saremo mai soli:
sei sempre con noi.





