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PREGHIERA PER LA SOLENNITA’ DEI SANTI PIETRO E PAOLO

 

Un solo Vangelo vi unisce

nella diversità di storie

che Gesù ha scritto con voi:

sulle rive di galilea, Simone,

sulla strada di Damasco, Saulo.

Figli di due culture.

 

pescatore, impulsivo e abitato da paure,

scelto quale primo tra gli apostoli, Pietro;

cultore della sapienza e fondamentalista,

da persecutore a discepoli, Paolo.

Uniti da un solo amore

verso Cristo e la sua Chiesa.

 

Pietro, scelto quale roccia,

per edificare i fratelli nella fede;

Paolo inviato tra le genti,

insieme, nelle diversità,

unico linguaggio

del Dio che si è fatto come noi.

 

Aiutaci, Pietro e guidaci

tra le storie contorte

del mondo in conflitto,

della Chiesa in cammino

tra strade dissestate:

apri nuovi orizzonti di luce.

 

Sostienici, Paolo, nella speranza che non delude,

come pellegrini in cammino,

vincendo ogni paura

per incrociare lo sguardo fraterno

e rompere con la spada della divina Parola

ogni catena di umana schiavitù.

 

 

 

PREGHIERA PER LA XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

Anno A

Gesù, ci inviti a investire nella vita,

spendendoci per il giusto fine

dove le emozioni lasciano spazio

al fluire di un continuo donarsi

che feconda terra

di nuovi germogli

per spighe dorate

per pane profumato.

 

Ci inviti ad accrescere l’amore in te, Gesù,

per gustare meglio

ogni affetto

dono di te che sei Amore incarnato

luce e indicazione sicura

su strade scoscese

irte di sentieri contorti

per una vita ritrovata.

 

Al nulla della morte

ci doni il gusto della vita, Gesù,

senza sepolcri che ci accolgono

ma cime di monti innevate

colline pieni di olivi

che custodiscono l’olio della consolazione

pianure di vigneti ubertosi

che danno il vino della speranza.

 

Immersi nella tua vita, Gesù,

ogni giorno è un nuovo cammino

nella libertà di scoprirci sempre più figli

di un Padre che ci ama

nella speranza, che sei tu,

e ci rende fratelli

nell’abbraccio dello Spirito

che genera sempre  la vittoria della vita.

Lettera dell’Arcivescovo-Vescovo per le nuove nomine

 

Arcivescovo Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo

Vescovo di Cesena-Sarsina

 

Carissimi,

vi comunico le nuove nomine riguardanti la nostra Chiesa di Cesena – Sarsina. Non è stato facile provvedere a tutto ma la disponibilità dei confratelli sacerdoti e diaconi l’ha reso possibile. Benedico e ringrazio il Signore.

Non si tratta, come qualcuno potrebbe pensare, di un “valzer” di parroci e laici, bensì di scelte che hanno tenuto presente quanto vi ho scritto nella lettera precedente: situazione attuale della Diocesi, necessità dei sacerdoti (anzianità, malattia, problemi personali, richieste). Colloqui sinceri, ascolto, desideri, soprattutto preghiera.

Tutto è stato possibile perché i confratelli sacerdoti coinvolti  hanno capito che era il momento di mettersi in gioco per il bene di tutti. Per alcuni confratelli provenienti dall’Africa o religiosi ho dovuto chiedere ai loro rispettivi vescovi e PP. Provinciali la proroga per rinnovare la convenzione e prolungare la loro permanenza a servizio della nostra Chiesa locale. La loro disponibilità è stata preziosa e li ringrazio a nome di tutti. Ho voluto dare anche una maggiore attenzione e presenza ai luoghi di sofferenza su tutto il territorio, in particolare all’ospedale Bufalini di Cesena. Altri incarichi saranno affidati durante l’anno pastorale.

Ancora una volta esprimo la mia gratitudine a tutti per il “Si” pieno, sincero, con spirito missionario.

 

 

A nome della Diocesi di Cesena – Sarsina il grazie va a:

 

  1. Gabriele Foschi Parroco S. Maria Assunta in Bagno di Romagna e S. Michele Arcangelo in Verghereto
  2. Daniele Bosi Parroco S. Andrea Apostolo in Alfero-Riofreddo-, S. Maria Assunta in Balze, S. Maria in Trivio a Montecoronaro
  3. Fabio Pagliarani Parroco S. Andrea Apostolo in Piavola, S. Romano, S. Anastasia in Pieve di Rivoschio, S. Maria Nuova in Giaggiolo, S. Giacomo in Linaro
  4. Enrico Venturi parroco S. Maria Nuova
  5. Filippo Cappelli Parroco S. Egidio (Cesena)
  6. Alessandro Manzi Parroco S. Maria Cleofa in Budrio, S. Teonesto in Badia
  7. Andrea Budelacci Parroco S. Bartolo (Cesena)
  8. Andrea Budelacci Parroco Madonna delle Rose (Cesena)
  9. Andrea Budelacci Parroco S. Giovanni Battista presso chiesa dell’Addolorata (Servi) (Cesena)
  10. Magnus John Tegete, Parroco S. Stefano (Cesena)
  11. Simone Farina Parroco S. Mauro in Valle (Cesena) oltre che S. Paolo
  12. Altenio Benedetti Parroco S. Pio X (Cesena)
  13. Justin D’Almeida Amministratore parrocchiale e D. Christian Tossou (collaboratore parrocchiale) di S. Vittore e  S. Bartolomeo Apostolo in Tipano
  14. Lawrence Arakkathara Paily Parroco di  S. Giuseppe in Villachiaviche
  15. Filippo Rossi Parroco di S. Anastasia in Gattolino
  16. Claudio Canevarolo Parroco S. Cuore  in Martorano, della Natività di Maria in  Ronta e S. Martino in fiume
  17. Alessandro Forte Cappellano Ospedale Bufalini
  18. Giordano Amati Rettore Basilica Cattedrale
  19. Pierluigi Tonelli Collaboratore Madonna delle Rose
  20. Agostino Galassi Canonico Capitolo Cattedrale
  21. Giovanni Bianchi Collaboratore Montiano
  22. Filippo Cappelli Responsabile giovani universitari
  23. Filippo Rossi Assistente spirituale UNITALSI
  24. Rino Berlini Ufficio Diocesano per la Pastorale della salute
  25. William Vernocchi collaboratore Parrocchia Ponte Pietra
  26. Coniugi Macchia Salvatore e Angela Direttori Pastorale Missionaria
  27. Simone Farina guida spirituale Pastorale Missionaria
  28. Marino Mengozzi Delegato episcopale per la Cultura
  29. Missionari del Preziosissimo Sangue Cappellani Ospedale S. Piero in Bagno
  30. Gianni Cappelli Cappellano Ospedale Mercato Saraceno
  31. Crispin Beja e P. Aaron Cappellani Ospedale Cesenatico
  32. Famiglia Mariana “Le cinque pietre”: Centro di spiritualità S. Bartolo
  33. Commissione per la formazione permanente del clero: Amaducci Don Walter, Amati Don Giordano, Bagnoli Don Sauro, Casadei Don Gian Piero, Ricci Don Fabrizio, Diaco Don Pier Giulio.

 

Confido nella preghiera e nel sostegno di ognuno. Vi affido alla Madonna del Popolo e alla protezione dei nostri Santi Patroni S. Mauro e S. Vicinio.

 

Vi abbraccio e benedico.

 

 

Antonio Giuseppe Caiazzo, Arcivescovo

Vescovo di Cesena – Sarsina

 

 

Omelia dell’Arcivescovo-Vescovo Mons. Caiazzo per la Festa di San Giovanni Battista

Basilica Cattedrale

Cesena 24 giugno 2026

 

Carissimi, è un giorno solenne per la Chiesa intera perché celebra la Solennità della Natività di San Giovanni Battista. Lo è ancor di più per la nostra città che lo venera come suo patrono. Occasione propizia per incontrarci come comunità religiosa, civile e militare. Saluto e ringrazio per la presenza le autorità civili e militari.

Giovanni Battista, a noi convenuti in questa Basilica Cattedrale, continua ad indicare Gesù presente in questo nostro tempo. Lo indicò agli abitanti dell’Impero Romano che aveva allargato i suoi confini, inglobando la Terra Santa, lo indica oggi a noi, perché impariamo a scrutare i segni dei tempi. Segni che hanno bisogno di essere letti, interpretati attraverso l’annuncio evangelico di quel Gesù che è presente nella storia.

E lo capiamo meglio risentendo le parole di S. Pietro nella seconda lettura: “Noi, infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia” (2 Pt 3,11-13).

Giovanni è l’unico che, oltre Gesù e Maria, viene celebrato nel giorno della sua natività (24 giugno) e della sua morte (29 agosto). Giovanni è l’uomo che Dio ha scelto e inviato ad annunciare la speranza, la fiducia in un avvenire migliore che solo in Cristo, da lui indicato, trova compimento: “Viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure i legacci dei sandali”.

Vorrei, comunque, soffermarmi su tre momenti particolari che emergono dal brano del Vangelo. Mi colpisce, prima di tutto, che Zaccaria, padre di Giovanni, diventa muto. Era addetto al culto nel Tempio del Signore. Cosa vuole significare il suo mutismo? Zaccaria è un uomo giusto e fedele agli insegnamenti del Signore. Eppure le azioni liturgiche che presiede sono sterili, non comunicano, non coinvolgono. Il mutismo indica il rischio che si corre nel vivere una fede reticente ed incerta, incapace di dialogare con il mondo, di capire il momento culturale, storico, di cogliere le nuove sfide che Dio stesso permette, perché dimostriamo di essere testimoni veri e autentici.

Anche se il Vangelo non lo dice espressamente, si coglie che Zaccaria non solo è muto ma è anche sordo. Quando i suoi parenti gli chiedono il nome da dare al bambino, si esprime con dei gesti. Non vi pare che anche noi, in questo nostro tempo, stiamo correndo il rischio di non essere in grado di ascoltare la Voce di Dio? Sentiamo ma non ascoltiamo. Situazione che si riscontra in tutti gli ambienti, dove, pur sentendo, risulta difficile ascoltare. Di conseguenza, se sordi, rimaniamo muti. Eppure, sia noi credenti che quanti si professano atei o agnostici, siamo invitati con urgenza ad ascoltare il grido di quella parte non esigua di umanità fortemente ferita nella sua dignità.

Le città bombardate è facile ricostruirle: forti interessi economici sono già pronti a farlo. Ma ricostruire le coscienze ingiustamente travolte da una furia omicida richiede molto tempo. Ci sarà bisogno soprattutto di instaurare un clima di misericordia, di perdono reciproco, di giustizia, di amore che ricolmi cuori sanguinanti. Situazioni dolorose che avranno conseguenze anche nel futuro.

Gli errori si pagano sempre non per punizione divina ma per incapacità o scelta di comodo, nel rimanere muti e sordi di fronte ad ogni scelta scellerata che viola la dignità della persona dal suo concepimento al suo morire. Ogni tanto cito quest’affermazione di Martin Luther King: “Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti”.

La seconda cosa che mi colpisce è il ruolo della donna nella storia della salvezza, decisivo ed essenziale. Nel brano del Vangelo di Luca, oltre che in Maria, lo cogliamo in Elisabetta. E’ capace di andare contro corrente, vincendo le resistenze e le tradizioni del tempo che volevano necessariamente dare al nascituro un nome di famiglia, possibilmente del padre. Elisabetta si oppone in modo deciso e senza tentennamenti: “si chiamerà Giovanni”, e non come il padre che era sacerdote. Infatti nel progetto di Dio lui sarà un profeta: “Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto”.

La scelta di Elisabetta si pone nella direzione di chi ha il compito di educare il figlio a liberarsi da costrizioni religiose, ideologiche e culturali che spesso non contribuiscono alla crescita umana e spirituale. Una donna libera perché ha incontrato Dio nella sua vita e per questo vuole fermamente aiutare Giovanni, considerato dono di Dio, ad essere libero, facendo la volontà del Signore.

Da questo “no” di Elisabetta, donna, impariamo che fare la volontà di Dio non significa vivere da rassegnati, bensì camminare a testa alta, con la schiena diritta, contribuendo a tracciare strade che aiutino ogni generazione a percorrerle, a costruire ponti per incontrarsi, ad abbattere muri che dividono.

Sono tanti i no a cui dovremmo ripensare per tornare a saperci relazionare per il bene di tutti.

Leone XIV nella Magnifica Humanitas, parlando dell’Intelligenza Artificiale, sottolinea che, se è capace di elaborare dati e simulare conversazioni, non sarà mai in grado di amare, soffrire, sperare, vivere relazioni autentiche.

Appare chiaro che Il Pontefice non è contro la tecnologia, ma ci invita a governarla, affinché resti al servizio dell’uomo. Siamo tutti coinvolti, anche i non credenti: è a rischio il bene della convivenza futura, quella che si basa su rapporti di reciproco rispetto. Il dubbio, che diventa paura, è che nascano ulteriori disuguaglianze costruite su nuove caste basate proprio sul dominio informatico, e non crei “nuove forme di sfruttamento e di diseguaglianza fondate sul possesso degli algoritmi… abbiamo bisogno di trovare alla tecnica un fondamento etico, antropologico e sapienziale, di ribaltare il teorema secondo cui tutto ciò che è possibile sia giusto, per domandarci invece come fare affinché ciò che è giusto sia possibile” (Prefetto del Dicastero per la Comunicazione, Paolo Ruffini).

L’ultima cosa che brevemente sottolineo è l’interrogativo della gente: «Chi sarà costui?». L’evangelista Luca ci tiene a sottolineare che il bambino Giovanni sia da porre accanto a Gesù. Infatti se di Gesù dice che: “cresceva in sapienza, età e grazia”, di Giovanni: “il bambino cresceva e si fortificava”. Il verbo che usa è lo stesso quando parla della “Parola di Dio che cresceva e si diffondeva” (At 12,24). Giovanni è cosciente che lui deve diminuire e Gesù crescere (Gv 3,29-30).

Dice Leone XIV: “Davanti a Gesù riconosce la propria piccolezza e fa spazio alla grandezza di Lui. Sa di essere stato mandato a preparare la via al Signore e, quando il Signore viene con gioia e umiltà, ne riconosce la presenza e si ritira dalla scena. Quanto è importante per noi oggi la sua testimonianza: infatti, all’approvazione e al consenso, alla visibilità viene data spesso un’importanza eccessiva tale da condizionare le idee, i comportamenti e gli stati d’animo delle persone; da causare sofferenze e divisioni, da produrre stili di vita e di relazioni effimeri, deludenti, imprigionanti”.

Volendo sintetizzare possiamo dire che se Giovanni è colui che annunzia, Gesù compie ciò che viene annunciato. Se Giovanni è lampada, Gesù è la vera luce che viene nel mondo (Cf Gv 1,9). Se Giovanni indica a tutti l’Agnello di Dio, Gesù è l’Agnello di Dio che si immola sulla croce prendendo su di sé il peccato dell’umanità (Cf Gv 1,35-42). Se con Giovanni si chiude l’Antico Testamento, con Gesù si apre il Nuovo. Se Giovanni è presentato come l’amico dello sposo che custodisce la sposa, Gesù è lo sposo che celebra le nozze (Cf Mt 9,15).

Carissimi, la festa della nascita di Giovanni Battista ci indica la strada da percorrere in questo nostro tempo, sfuggendo la tentazione di sterili ricordi, di tradizioni passate, di tradizionalismi vuoti e senza anima. E’ il tempo in cui siamo chiamati a mollare gli ormeggi della nave, uscire dal porto e avere il coraggio di navigare anche tra le tempeste della vita, con la certezza che il Signore ci precede sempre, cammina sulle acque dominandole e viene incontro a noi.

La Madonna e i suoi parenti (Elisabetta, Zaccaria e Giovanni) preghino per noi.

Così sia.

PREGHIERA PER LA XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Anno A

Di cosa non bisogna aver paura, Signore?

Del giudizio altrui

misto a rinnegamenti

di una fede forse labile

o giustificati pianti

di lacrime amare?

 

Dov’è la paura, Gesù?

Nelle sofferenze di cuori affranti

nell’impotenza di dare aiuto

stringendo la mano agonizzante

che diventa sempre più fredda

mentre si spegne la luce?

 

Cadono i capelli, Signore,

e tu dici che sono contati

perché sei immerso nel nostro morire

e sposi la nostra storia

per ridare alla carne finita

il sapore di eternità.

 

Ci spaventano i fallimenti, Gesù,

forse impauriti anche di te

che rendi liberi

i cuori affranti e induriti

di questa umanità

smarrita e senza meta.

 

Guardiamo il cielo, Signore,

per incontrare il tuo sguardo

pieno di luce e di amore

che genera vita

per tornare a camminare fiduciosi

da giovani innamorati.

 

Come nave nel porto sicuro

molliamo gli ormeggi, Signore,

certi che il mare non sarà sempre calmo

e di fronte alle tempeste

non saremo mai soli:

sei sempre con noi.

 

MESSAGGIO DELL’ ARCIVESCOVO-VESCOVO MONS. CAIAZZO AGLI STUDENTI MATURANDI DELLA DIOCESI DI CESENA – SARSINA

 

Carissimi giovani, che bella la vita con tutte le sue fasi, le sue tappe, i suoi approdi!

All’orizzonte si delinea sempre una nuova meta da raggiungere, mondi nascosti da scoprire. Tutto è nuovo.

La vita anche a scuola si caratterizza per la presenza di percorsi, di incontri, di passaggi che aiutano a crescere, maturare ed avere la consapevolezza che nulla si ottiene senza sacrificio e impegno.

La soddisfazione nasce soprattutto quando ciò che si raggiunge è frutto di impegno, di determinazione. Quando si è protagonisti della propria vita e non spettatori passivi.

L’esame di maturità che vi accingete ad affrontare è un rito di passaggio obbligato che porta con sé tante emozioni diverse. E’ un passaggio importante, ma non sarà l’unico. Sotto tanti aspetti rappresenta una tappa di una continuità di tappe, una serie di “ostacoli” sempre più impegnativi, che contribuiranno alla vostra identità, nella consapevolezza di essere parte integrante di un’umanità che ha bisogno di incontrarsi, fermarsi, parlare, decidere per il bene di tutti, nessuno escluso.

Ci sono tante sfide da affrontare. Ma bisogna connettersi, capire, saper scegliere.

Nella Bibbia c’è scritto che ogni cosa che Dio creò “era cosa buona/bella”. Quando creò l’uomo: “Era cosa molto buona/bella”. All’uomo è stato affidato il compito di rendere ogni cosa buona e bella.

Anche le innovazioni tecnologiche, come l’intelligenza artificiale, esprimono qualcosa di straordinariamente grande. Il problema è un altro: la potenza di qualsiasi strumento non cambierà mai l’umanità in bene, né renderà più bello il mondo.

Ciò che cambia in positivo ogni cosa è l’utilizzo che se ne fa.

Papa Leone XIV nella recente enciclica, Magnifica humanitas, sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, dice: “La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”.

Di fronte all’IA la vera alternativa non è tra entusiasmo e paura, ma tra due modi di costruire il progresso: a servizio della persona e dei popoli o delle logiche di potere (129). Una scelta che chiama in causa tutti: “la costruzione di Babele o quella di Gerusalemme”, le due “città” dell’uomo e di Dio indicate anche da Sant’Agostino (130).

Nessun passaggio nella vita sarà possibile senza mettersi seriamente in cammino.

Più si cammina nella vita e più si impara, ci si apre sempre più al senso dello stupore e della meraviglia.

Il mio augurio è che entriate nel mondo da persone nuove e consapevoli, da ricercatori instancabili della verità. Ma soprattutto auguro a ciascuno di voi di realizzare ciò che il suo cuore desidera.

Vi sono vicino con la preghiera e benedico il vostro impegno, il vostro studio, i vostri progetti, i vostri sogni che vi auguro di concretizzare per il bene vostro e di quanti potranno beneficiarne.

Continuate a sognare in grande.

Non dimenticatelo mai: il mondo ha bisogno di voi! Attende il vostro contributo perché la società cresca in bellezza, cultura e in scoperta di novità.

Un forte abbraccio a tutti.

+Don Pino, Arcivescovo

Festa della Famiglia diocesana

 

L’edizione 2026 si aprirà domenica 21 giugno con la celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo presso il Santuario del sacro Cuore a Martorano. Sono invitate le coppie che durante quest’anno ricordano significativi anniversari di matrimonio.

Lunedì 22 giugno è fissato lo spettacolo teatrale sulla figura del servo di Dio don Carlo Baronio.

Mercoledì 24 giugno è il giorno della festa patronale della città di Cesena. La Messa solenne della solennità di San Giovanni Battista si celebrerà in Cattedrale alle ore 10. Il Vescovo invita le autorità cittadine e tutti i fedeli ad unirsi in preghiera per invocare il santo patrono.


PREGHIERA PER L’XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

ANNO A

Il tuo sguardo misericordioso, Signore,

cambia la storia dell’uomo

come Levi, ora Matteo,

come la folla scrutata

dal tuo cuore palpitante d’amore.

 

Nel profondo dell’intimo scruti i segreti

oltre ogni dire

oltre ogni fare

toccando il bisogno infinito

di vera felicità.

 

Tutti infinitamente assetati

di verità

affamati d’amore

bisognosi di guide

di pastori appassionati.

 

Tu, Signore, Pastore vero

ci conduci nella transumanza

sui pascoli di fragrante erba

alle sorgenti di acqua limpida

deliziando la carne e lo spirito.

 

Scegli, tra le tante anime d’Israele,

dodici figli con visioni diverse

della vita e della fede

nella sequela del tuo dire

sulle orme del tuo camminare.

 

Invii, Signore, tra quanti perduti

ormai lontani dal tuo ovile

vivono la nostalgia di casa,

Chiesa che come Madre

cerca e accoglie i suoi figli.

 

E’ tempo di pregare:

la messe è molta

gli operai sono pochi.

E’ tempo di uscire da vuote certezze

crescendo nel tuo pieno amore, Gesù.

Lettera dell’Arcivescovo-Vescovo Mons. Caiazzo per le nuove nomine

 

Cesena 11.06.2026

 

Carissimi confratelli sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, sorelle e fratelli tutti,

ogni anno si vive l’attesa di conoscere le nuove nomine che il vescovo deve annunciare. Sarebbe riduttivo renderle note semplicemente, senza farle precedere da una lettura del cammino che come Chiesa di Cesena-Sarsina stiamo facendo, senza esaminare difficoltà, problemi, esigenze nuove, disponibilità dei presbiteri e dei diaconi.

Faccio mie le parole di Benedetto XVI, quando incontrando il clero di Aosta diceva: “Vedervi riuniti, e così vedermi unito a voi, essere vicino ai sacerdoti che lavorano giorno dopo giorno per il Signore come seminatori della Parola, è per me un conforto e una gioia” (25 luglio 2005).

Come ben sapete ogni decisione è frutto di preghiera, confronto e discernimento con i singoli confratelli sacerdoti delle diverse vicarie, accogliendone le esigenze.

Ringrazio di cuore, a nome dell’intera nostra Chiesa Diocesana, quanti hanno già condiviso le scelte, allargando gli orizzonti del loro operare pastorale e, in tanti casi, mettendosi spontaneamente a completa disposizione per sopperire alle nuove esigenze.

Ciò che per noi è importante è quanto dice l’evangelista Marco: «ne costituì Dodici, che chiamò apostoli, perché stessero con Lui e per mandarli a predicare» (Mc 3,14).

Ognuno di noi sa che dall’intimità con Gesù nasce la gioia della missione di essere sempre pronti ad andare dove Lui ci invia. Nel linguaggio che si fa sempre più strada oggi si chiama “corresponsabilità pastorale”: servire l’intera Diocesi dove sentiamo tutti gli altri non come collaboratori (perché svolgono alcuni servizi), bensì corresponsabili nella diversità di ministero: presbiteri, diaconi, religiosi/e, laici, comunità parrocchiali. “Il Signore parla del seminatore che semina nel campo del mondo. E il seme sembra come la sua Parola, come quelle guarigioni, una cosa veramente piccola in confronto con la realtà storica e politica. Come il seme è piccolo, trascurabile, così anche la Parola” (Benedetto XVI). Ma è questo seme che cambia la nostra storia, la storia di ogni uomo. Noi siamo, come Giovanni Battista, “Voce” ma non la Parola.

Credo che a nessuno di voi sfuggano queste considerazioni:

  1. Come vostro pastore e vescovo il Signore mi chiama a tener presente prima di tutto il bene dei confratelli sacerdoti e dei diaconi (non posso non tener conto delle loro difficoltà, dell’età, delle sofferenze, delle richieste, della disponibilità), di conseguenza la cura e la sollecitudine per le diverse situazioni dell’intera comunità diocesana.
  2. Con il numero di sacerdoti che continua a diminuire e l’età media che aumenta, se lo scorso anno dicevo che la coperta era troppo corta, quest’anno aggiungo che continua a restringersi.
  3. Quanto avviato negli anni passati, attraverso le unità pastorali e parrocchiali, deve trovare un assetto che induca a ripensare meglio alcuni contesti parrocchiali.
  4. Essenziale è la disponibilità dei confratelli sacerdoti e diaconi per aiutarci reciprocamente nel servire tutte le comunità parrocchiali, dalle più piccole e a volte isolate alle più grandi. Diversamente riesce difficile portare avanti il progetto pastorale ed attuare il cammino sinodale.
  5. Tutti sappiamo che le decisioni pastorali, quali trasferimenti e nomine, non sono mai facili e comportano inevitabilmente sofferenze sia ai diretti interessati che alle comunità parrocchiali. Ma non dimentichiamo che le decisioni del vescovo sono anche la conseguenza di tante situazioni impreviste che in parte ho già citato (malattie, anzianità, sofferenze personali) che conservo per me.
  6. Aggiungo che ormai si avverte la necessità di riorganizzare il ministero sacerdotale, soprattutto perché sta aumentando il bisogno che un presbitero serva più parrocchie, con la progettazione di nuove metodologie, che prevedano un lavoro pastorale in sinergia tra parrocchie e soprattutto tra sacerdoti. Non è più il tempo di coltivare il proprio orticello. Siamo chiamati ad essere una Chiesa sinodale continuamente in uscita.
  7. In Italia la Conferenza episcopale ha disposto che, quando la nomina viene fatta a tempo, abbia la durata dinove anni. E’ una direttiva che, in alcuni casi, genera comprensibili difficoltà e sofferenze, ma la Chiesa ci insegna che mira a favorire la rigenerazione spirituale delle comunità e degli stessi sacerdoti.

Mi piace riportare quanto Leone XIV ha detto nella recente visita a Napoli, rivolgendosi ai sacerdoti, ai religiosi/e, ai diaconi, ai consacrati/e: “… abbiamo bisogno di cura. Anzitutto la cura della vita interiore e spirituale, alimentando costantemente la nostra relazione personale con il Signore nella preghiera e coltivando la capacità di ascoltare ciò che si agita dentro di noi, per fare discernimento e lasciarci illuminare dallo Spirito. Ciò richiede anche il coraggio di saperci fermare, di non aver paura di interrogare il Vangelo sulle situazioni personali e pastorali che viviamo, per non ridurre il ministero a una funzione da svolgere. La cura del nostro ministero, però, passa anche attraverso la fraternità e la comunione. Una fraternità radicata in Dio, che si esprime nell’amicizia e nell’accompagnamento vicendevole, così come nella condivisione di progetti e iniziative pastorali. Essa va considerata «come elemento costitutivo dell’identità dei ministri, non solo come un ideale o uno slogan» (Lett. ap. Una fedeltà che genera futuro, 16). Allo stesso tempo, proprio perché oggi siamo più esposti alle derive della solitudine vivendo in un ambiente culturale più complesso e frammentato, la fraternità chiede di essere coltivata e promossa, magari anche con nuove «forme possibili di vita comune» (ivi, 17), in cui i presbiteri possano aiutarsi a vicenda ed elaborare insieme l’azione pastorale. Si tratta non solo di partecipare a qualche incontro o evento, ma di lavorare per vincere la tentazione dell’individualismo. Pensiamoci preti e religiosi insieme! Esercitiamoci nell’arte della prossimità!”.

Nella fede che professiamo siamo tutti invitati a risentire il fuoco dello Spirito Santo, come a Pentecoste, avendo il coraggio di accogliere quanto ci viene chiesto.

Come Vescovo devo provvedere nel governare la nostra Chiesa locale ricordando a tutti la missione che il Signore ci ha affidato.

Non è più il tempo di trovare una sistemazione rimanendo sempre nella stessa parrocchia o esercitando lo stesso ministero in Curia. Dobbiamo aiutarci sentendoci tutti corresponsabili: sacerdoti, religiosi/e, diaconi, laici.

A nome personale e della Chiesa di Cesena-Sarsina, ringrazio ancora i presbiteri diocesani e religiosi che accogliendo il mio invito all’ultimo ritiro spirituale, si sono resi disponibili con generosità ai trasferimenti. Li ringrazio anche per il bene che hanno fatto nelle comunità che lasciano.

Nello stesso tempo ringrazio le comunità e ciascun fedele per la corresponsabilità vissuta in questi anni con i loro parroci, ora chiamati a servire altre comunità. Accompagnateli con la preghiera e accogliete i nuovi pastori cordialmente e con rinnovata fedeltà. Non dimentichiamo che ogni sacerdote è unico: non esistono i cloni!

La vostra generosità è benedetta dal solo Pastore bello, Gesù, per la sua Chiesa, e che nell’oggi che viviamo ci chiama ad operare nella nostra Diocesi.

Vi chiedo anche di aiutare i nuovi parroci affinchè si esprimano al meglio, per il bene di tutti, secondo i talenti e le capacità personali. Se la parrocchia non è mai proprietà di un parroco, ancor peggio di laici che potrebbero rivestirsi di un’autorità che compete loro nel ruolo di “tutto fare”.

Bisogna promuovere la ministerialità facendo spazio a laici formati, capaci di mostrare il volto di una Chiesa che serve, accoglie, sa soffrire in silenzio, testimonia il Vangelo della Carità. La nostra Scuola di Teologia e l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Forlì stanno dando un notevole apporto.

Ai sacerdoti anziani che hanno presentato le dimissioni, che lasciano l’incarico di parroco, dopo una vita dedicata al ministero pastorale con dedizione, amore, e non pochi sacrifici, rivolgo un sentito grazie a nome di tutti, augurando loro di continuare il servizio sacerdotale con altre modalità. Abbiamo bisogno del sostegno della vostra preghiera, della vostra disponibilità per le confessioni e l’accompagnamento spirituale.

Vi ringrazio dal profondo del cuore.

Nonostante tutte le difficoltà che s’incontrano, il Signore che è fedele ci meraviglia e ci indica nuove strade e presenze:

  1. Presso la Chiesa di S. Bartolo dovrebbe arrivare una giovane Comunità religiosa per avviare un Centro di spiritualità, mettendosi a servizio dell’intera nostra Diocesi: Comunità mariana “Le cinque pietre”: un sacerdote, un monaco e tre monache.
  2. Presso la Casa del clero sarà presente una comunità di suore che opererà, in caso di necessità, nella stessa casa, e, come OSS al D. Baronio.

Spero di rendere pubbliche le nuove nomine e incarichi per sacerdoti, diaconi, laici appena possibile.

Auguro ai nuovi parroci e a chi per la prima volta viene investito del ministero di parroco, a tutto il Presbiterio diocesano e religioso, ai singoli laici e alle rispettive comunità un buon lavoro pastorale nella vigna del Signore e assicuro a tutti la mia Benedizione e la mia paterna preghiera, affidandovi alla Madonna del Popolo e alla protezione di S. Mauro e S. Vicinio.

Vi abbraccio e benedico. Pregate per me.

 

Antonio Giuseppe Caiazzo, Arcivescovo

Vescovo di Cesena-Sarsina