Category Archives: Dalla Diocesi

PREGHIERA PER LA XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO 

 

Hai ferito la terra, Signore,

e con essa hai plasmato la carne

che, colma del tuo amore,

custodisce come talamo fecondo

il respiro di nuova vita

che risplende di luce.

 

Si aprono le zolle, Signore,

della terra affamata

che accoglie i semi

da custodire e gustare

perché germoglino

come pane profumato.

 

Abbondanza di semina, Signore,

è la tua Parola per noi.

Tu, da instancabile contadino,

irrighi i solchi del cuore

con il tuo Verbo

che eleva verso i cieli.

 

La tua vita divina, Signore,

è già in quel seme che parla

e contagia aride terre

estirpando spine

togliendo pietre

arando strade.

 

Appassionato è il tuo parlare, Signore,

quale infaticabile innamorato

dei cuori segnati da cicatrici passate

da relazioni tradite

da affetti di un tempo andato

da ombre che offuscano il presente.

 

Continua senza misura la tua semina, Signore,

perché sia accolta

tra le pieghe dell’esistenza

perché torni grembo di vita

la Chiesa che rigenera

solchi dissodati.

PREGHIERA PER LA XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

Anno A

Compagni di viaggio nel tuo andare, Signore,

seppur poveri e deboli,

ti seguiamo con passo ardito

senza nulla pretendere

ci abbandoniamo al tuo volere

radicati nella Parola di salvezza.

 

Hai scelto di abitare nei cuori dei piccoli, o Dio,

quale via gioiosa da indicare

a quanti si affannano alla ricerca della felicità

svendendo l’identità di figli

voluti e creati dall’intimità con la terra

ventre che custodisce la vita.

 

Tu stesso, Signore, ti sei svuotato

per essere debolezza

e rivelare la tua infinitezza

onnipotenza che unisce te al Padre

e noi immanenti, rivestiti di te,

siamo già con te, Eterno.

 

Fecondo è il tuo amore, Signore,

che unisce le due nature

come giogo

per camminare insieme

e tracciare solchi

in cui vita e morte coesistono per sempre.

 

Dov’è la sapienza o la conoscenza, Signore,

capace di indicare strada migliore

per affrontare la fatica di ogni giorno?

Dov’è l’insegnamento, mio Dio,

di chi ritto ai bordi della strada

indica un percorso che non conosce?

 

Tu, Signore, non togli il giogo,

lo trasformi in strumento da portare con te:

non soli e disperati

stanchi e demotivati

ma uniti a te, forza viva,

ci trascini nel tracciare solchi di vita nuova.

PREGHIERA PER LA SOLENNITA’ DEI SANTI PIETRO E PAOLO

 

Un solo Vangelo vi unisce

nella diversità di storie

che Gesù ha scritto con voi:

sulle rive di galilea, Simone,

sulla strada di Damasco, Saulo.

Figli di due culture.

 

pescatore, impulsivo e abitato da paure,

scelto quale primo tra gli apostoli, Pietro;

cultore della sapienza e fondamentalista,

da persecutore a discepoli, Paolo.

Uniti da un solo amore

verso Cristo e la sua Chiesa.

 

Pietro, scelto quale roccia,

per edificare i fratelli nella fede;

Paolo inviato tra le genti,

insieme, nelle diversità,

unico linguaggio

del Dio che si è fatto come noi.

 

Aiutaci, Pietro e guidaci

tra le storie contorte

del mondo in conflitto,

della Chiesa in cammino

tra strade dissestate:

apri nuovi orizzonti di luce.

 

Sostienici, Paolo, nella speranza che non delude,

come pellegrini in cammino,

vincendo ogni paura

per incrociare lo sguardo fraterno

e rompere con la spada della divina Parola

ogni catena di umana schiavitù.

 

 

 

PREGHIERA PER LA XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

Anno A

Gesù, ci inviti a investire nella vita,

spendendoci per il giusto fine

dove le emozioni lasciano spazio

al fluire di un continuo donarsi

che feconda terra

di nuovi germogli

per spighe dorate

per pane profumato.

 

Ci inviti ad accrescere l’amore in te, Gesù,

per gustare meglio

ogni affetto

dono di te che sei Amore incarnato

luce e indicazione sicura

su strade scoscese

irte di sentieri contorti

per una vita ritrovata.

 

Al nulla della morte

ci doni il gusto della vita, Gesù,

senza sepolcri che ci accolgono

ma cime di monti innevate

colline pieni di olivi

che custodiscono l’olio della consolazione

pianure di vigneti ubertosi

che danno il vino della speranza.

 

Immersi nella tua vita, Gesù,

ogni giorno è un nuovo cammino

nella libertà di scoprirci sempre più figli

di un Padre che ci ama

nella speranza, che sei tu,

e ci rende fratelli

nell’abbraccio dello Spirito

che genera sempre  la vittoria della vita.

Lettera dell’Arcivescovo-Vescovo per le nuove nomine

 

Arcivescovo Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo

Vescovo di Cesena-Sarsina

 

Carissimi,

vi comunico le nuove nomine riguardanti la nostra Chiesa di Cesena – Sarsina. Non è stato facile provvedere a tutto ma la disponibilità dei confratelli sacerdoti e diaconi l’ha reso possibile. Benedico e ringrazio il Signore.

Non si tratta, come qualcuno potrebbe pensare, di un “valzer” di parroci e laici, bensì di scelte che hanno tenuto presente quanto vi ho scritto nella lettera precedente: situazione attuale della Diocesi, necessità dei sacerdoti (anzianità, malattia, problemi personali, richieste). Colloqui sinceri, ascolto, desideri, soprattutto preghiera.

Tutto è stato possibile perché i confratelli sacerdoti coinvolti  hanno capito che era il momento di mettersi in gioco per il bene di tutti. Per alcuni confratelli provenienti dall’Africa o religiosi ho dovuto chiedere ai loro rispettivi vescovi e PP. Provinciali la proroga per rinnovare la convenzione e prolungare la loro permanenza a servizio della nostra Chiesa locale. La loro disponibilità è stata preziosa e li ringrazio a nome di tutti. Ho voluto dare anche una maggiore attenzione e presenza ai luoghi di sofferenza su tutto il territorio, in particolare all’ospedale Bufalini di Cesena. Altri incarichi saranno affidati durante l’anno pastorale.

Ancora una volta esprimo la mia gratitudine a tutti per il “Si” pieno, sincero, con spirito missionario.

 

 

A nome della Diocesi di Cesena – Sarsina il grazie va a:

 

  1. Gabriele Foschi Parroco S. Maria Assunta in Bagno di Romagna e S. Michele Arcangelo in Verghereto
  2. Daniele Bosi Parroco S. Andrea Apostolo in Alfero-Riofreddo-, S. Maria Assunta in Balze, S. Maria in Trivio a Montecoronaro
  3. Fabio Pagliarani Parroco S. Andrea Apostolo in Piavola, S. Romano, S. Anastasia in Pieve di Rivoschio, S. Maria Nuova in Giaggiolo, S. Giacomo in Linaro
  4. Enrico Venturi parroco S. Maria Nuova
  5. Filippo Cappelli Parroco S. Egidio (Cesena)
  6. Alessandro Manzi Parroco S. Maria Cleofa in Budrio, S. Teonesto in Badia
  7. Andrea Budelacci Parroco S. Bartolo (Cesena)
  8. Andrea Budelacci Parroco Madonna delle Rose (Cesena)
  9. Andrea Budelacci Parroco S. Giovanni Battista presso chiesa dell’Addolorata (Servi) (Cesena)
  10. Magnus John Tegete, Parroco S. Stefano (Cesena)
  11. Simone Farina Parroco S. Mauro in Valle (Cesena) oltre che S. Paolo
  12. Altenio Benedetti Parroco S. Pio X (Cesena)
  13. Justin D’Almeida Amministratore parrocchiale e D. Christian Tossou (collaboratore parrocchiale) di S. Vittore e  S. Bartolomeo Apostolo in Tipano
  14. Lawrence Arakkathara Paily Parroco di  S. Giuseppe in Villachiaviche
  15. Filippo Rossi Parroco di S. Anastasia in Gattolino
  16. Claudio Canevarolo Parroco S. Cuore  in Martorano, della Natività di Maria in  Ronta e S. Martino in fiume
  17. Alessandro Forte Cappellano Ospedale Bufalini
  18. Giordano Amati Rettore Basilica Cattedrale
  19. Pierluigi Tonelli Collaboratore Madonna delle Rose
  20. Agostino Galassi Canonico Capitolo Cattedrale
  21. Giovanni Bianchi Collaboratore Montiano
  22. Filippo Cappelli Responsabile giovani universitari
  23. Filippo Rossi Assistente spirituale UNITALSI
  24. Rino Berlini Ufficio Diocesano per la Pastorale della salute
  25. William Vernocchi collaboratore Parrocchia Ponte Pietra
  26. Coniugi Macchia Salvatore e Angela Direttori Pastorale Missionaria
  27. Simone Farina guida spirituale Pastorale Missionaria
  28. Marino Mengozzi Delegato episcopale per la Cultura
  29. Missionari del Preziosissimo Sangue Cappellani Ospedale S. Piero in Bagno
  30. Gianni Cappelli Cappellano Ospedale Mercato Saraceno
  31. Crispin Beja e P. Aaron Cappellani Ospedale Cesenatico
  32. Famiglia Mariana “Le cinque pietre”: Centro di spiritualità S. Bartolo
  33. Commissione per la formazione permanente del clero: Amaducci Don Walter, Amati Don Giordano, Bagnoli Don Sauro, Casadei Don Gian Piero, Ricci Don Fabrizio, Diaco Don Pier Giulio.

 

Confido nella preghiera e nel sostegno di ognuno. Vi affido alla Madonna del Popolo e alla protezione dei nostri Santi Patroni S. Mauro e S. Vicinio.

 

Vi abbraccio e benedico.

 

 

Antonio Giuseppe Caiazzo, Arcivescovo

Vescovo di Cesena – Sarsina

 

 

Omelia dell’Arcivescovo-Vescovo Mons. Caiazzo per la Festa di San Giovanni Battista

Basilica Cattedrale

Cesena 24 giugno 2026

 

Carissimi, è un giorno solenne per la Chiesa intera perché celebra la Solennità della Natività di San Giovanni Battista. Lo è ancor di più per la nostra città che lo venera come suo patrono. Occasione propizia per incontrarci come comunità religiosa, civile e militare. Saluto e ringrazio per la presenza le autorità civili e militari.

Giovanni Battista, a noi convenuti in questa Basilica Cattedrale, continua ad indicare Gesù presente in questo nostro tempo. Lo indicò agli abitanti dell’Impero Romano che aveva allargato i suoi confini, inglobando la Terra Santa, lo indica oggi a noi, perché impariamo a scrutare i segni dei tempi. Segni che hanno bisogno di essere letti, interpretati attraverso l’annuncio evangelico di quel Gesù che è presente nella storia.

E lo capiamo meglio risentendo le parole di S. Pietro nella seconda lettura: “Noi, infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia” (2 Pt 3,11-13).

Giovanni è l’unico che, oltre Gesù e Maria, viene celebrato nel giorno della sua natività (24 giugno) e della sua morte (29 agosto). Giovanni è l’uomo che Dio ha scelto e inviato ad annunciare la speranza, la fiducia in un avvenire migliore che solo in Cristo, da lui indicato, trova compimento: “Viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure i legacci dei sandali”.

Vorrei, comunque, soffermarmi su tre momenti particolari che emergono dal brano del Vangelo. Mi colpisce, prima di tutto, che Zaccaria, padre di Giovanni, diventa muto. Era addetto al culto nel Tempio del Signore. Cosa vuole significare il suo mutismo? Zaccaria è un uomo giusto e fedele agli insegnamenti del Signore. Eppure le azioni liturgiche che presiede sono sterili, non comunicano, non coinvolgono. Il mutismo indica il rischio che si corre nel vivere una fede reticente ed incerta, incapace di dialogare con il mondo, di capire il momento culturale, storico, di cogliere le nuove sfide che Dio stesso permette, perché dimostriamo di essere testimoni veri e autentici.

Anche se il Vangelo non lo dice espressamente, si coglie che Zaccaria non solo è muto ma è anche sordo. Quando i suoi parenti gli chiedono il nome da dare al bambino, si esprime con dei gesti. Non vi pare che anche noi, in questo nostro tempo, stiamo correndo il rischio di non essere in grado di ascoltare la Voce di Dio? Sentiamo ma non ascoltiamo. Situazione che si riscontra in tutti gli ambienti, dove, pur sentendo, risulta difficile ascoltare. Di conseguenza, se sordi, rimaniamo muti. Eppure, sia noi credenti che quanti si professano atei o agnostici, siamo invitati con urgenza ad ascoltare il grido di quella parte non esigua di umanità fortemente ferita nella sua dignità.

Le città bombardate è facile ricostruirle: forti interessi economici sono già pronti a farlo. Ma ricostruire le coscienze ingiustamente travolte da una furia omicida richiede molto tempo. Ci sarà bisogno soprattutto di instaurare un clima di misericordia, di perdono reciproco, di giustizia, di amore che ricolmi cuori sanguinanti. Situazioni dolorose che avranno conseguenze anche nel futuro.

Gli errori si pagano sempre non per punizione divina ma per incapacità o scelta di comodo, nel rimanere muti e sordi di fronte ad ogni scelta scellerata che viola la dignità della persona dal suo concepimento al suo morire. Ogni tanto cito quest’affermazione di Martin Luther King: “Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti”.

La seconda cosa che mi colpisce è il ruolo della donna nella storia della salvezza, decisivo ed essenziale. Nel brano del Vangelo di Luca, oltre che in Maria, lo cogliamo in Elisabetta. E’ capace di andare contro corrente, vincendo le resistenze e le tradizioni del tempo che volevano necessariamente dare al nascituro un nome di famiglia, possibilmente del padre. Elisabetta si oppone in modo deciso e senza tentennamenti: “si chiamerà Giovanni”, e non come il padre che era sacerdote. Infatti nel progetto di Dio lui sarà un profeta: “Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto”.

La scelta di Elisabetta si pone nella direzione di chi ha il compito di educare il figlio a liberarsi da costrizioni religiose, ideologiche e culturali che spesso non contribuiscono alla crescita umana e spirituale. Una donna libera perché ha incontrato Dio nella sua vita e per questo vuole fermamente aiutare Giovanni, considerato dono di Dio, ad essere libero, facendo la volontà del Signore.

Da questo “no” di Elisabetta, donna, impariamo che fare la volontà di Dio non significa vivere da rassegnati, bensì camminare a testa alta, con la schiena diritta, contribuendo a tracciare strade che aiutino ogni generazione a percorrerle, a costruire ponti per incontrarsi, ad abbattere muri che dividono.

Sono tanti i no a cui dovremmo ripensare per tornare a saperci relazionare per il bene di tutti.

Leone XIV nella Magnifica Humanitas, parlando dell’Intelligenza Artificiale, sottolinea che, se è capace di elaborare dati e simulare conversazioni, non sarà mai in grado di amare, soffrire, sperare, vivere relazioni autentiche.

Appare chiaro che Il Pontefice non è contro la tecnologia, ma ci invita a governarla, affinché resti al servizio dell’uomo. Siamo tutti coinvolti, anche i non credenti: è a rischio il bene della convivenza futura, quella che si basa su rapporti di reciproco rispetto. Il dubbio, che diventa paura, è che nascano ulteriori disuguaglianze costruite su nuove caste basate proprio sul dominio informatico, e non crei “nuove forme di sfruttamento e di diseguaglianza fondate sul possesso degli algoritmi… abbiamo bisogno di trovare alla tecnica un fondamento etico, antropologico e sapienziale, di ribaltare il teorema secondo cui tutto ciò che è possibile sia giusto, per domandarci invece come fare affinché ciò che è giusto sia possibile” (Prefetto del Dicastero per la Comunicazione, Paolo Ruffini).

L’ultima cosa che brevemente sottolineo è l’interrogativo della gente: «Chi sarà costui?». L’evangelista Luca ci tiene a sottolineare che il bambino Giovanni sia da porre accanto a Gesù. Infatti se di Gesù dice che: “cresceva in sapienza, età e grazia”, di Giovanni: “il bambino cresceva e si fortificava”. Il verbo che usa è lo stesso quando parla della “Parola di Dio che cresceva e si diffondeva” (At 12,24). Giovanni è cosciente che lui deve diminuire e Gesù crescere (Gv 3,29-30).

Dice Leone XIV: “Davanti a Gesù riconosce la propria piccolezza e fa spazio alla grandezza di Lui. Sa di essere stato mandato a preparare la via al Signore e, quando il Signore viene con gioia e umiltà, ne riconosce la presenza e si ritira dalla scena. Quanto è importante per noi oggi la sua testimonianza: infatti, all’approvazione e al consenso, alla visibilità viene data spesso un’importanza eccessiva tale da condizionare le idee, i comportamenti e gli stati d’animo delle persone; da causare sofferenze e divisioni, da produrre stili di vita e di relazioni effimeri, deludenti, imprigionanti”.

Volendo sintetizzare possiamo dire che se Giovanni è colui che annunzia, Gesù compie ciò che viene annunciato. Se Giovanni è lampada, Gesù è la vera luce che viene nel mondo (Cf Gv 1,9). Se Giovanni indica a tutti l’Agnello di Dio, Gesù è l’Agnello di Dio che si immola sulla croce prendendo su di sé il peccato dell’umanità (Cf Gv 1,35-42). Se con Giovanni si chiude l’Antico Testamento, con Gesù si apre il Nuovo. Se Giovanni è presentato come l’amico dello sposo che custodisce la sposa, Gesù è lo sposo che celebra le nozze (Cf Mt 9,15).

Carissimi, la festa della nascita di Giovanni Battista ci indica la strada da percorrere in questo nostro tempo, sfuggendo la tentazione di sterili ricordi, di tradizioni passate, di tradizionalismi vuoti e senza anima. E’ il tempo in cui siamo chiamati a mollare gli ormeggi della nave, uscire dal porto e avere il coraggio di navigare anche tra le tempeste della vita, con la certezza che il Signore ci precede sempre, cammina sulle acque dominandole e viene incontro a noi.

La Madonna e i suoi parenti (Elisabetta, Zaccaria e Giovanni) preghino per noi.

Così sia.

PREGHIERA PER LA XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Anno A

Di cosa non bisogna aver paura, Signore?

Del giudizio altrui

misto a rinnegamenti

di una fede forse labile

o giustificati pianti

di lacrime amare?

 

Dov’è la paura, Gesù?

Nelle sofferenze di cuori affranti

nell’impotenza di dare aiuto

stringendo la mano agonizzante

che diventa sempre più fredda

mentre si spegne la luce?

 

Cadono i capelli, Signore,

e tu dici che sono contati

perché sei immerso nel nostro morire

e sposi la nostra storia

per ridare alla carne finita

il sapore di eternità.

 

Ci spaventano i fallimenti, Gesù,

forse impauriti anche di te

che rendi liberi

i cuori affranti e induriti

di questa umanità

smarrita e senza meta.

 

Guardiamo il cielo, Signore,

per incontrare il tuo sguardo

pieno di luce e di amore

che genera vita

per tornare a camminare fiduciosi

da giovani innamorati.

 

Come nave nel porto sicuro

molliamo gli ormeggi, Signore,

certi che il mare non sarà sempre calmo

e di fronte alle tempeste

non saremo mai soli:

sei sempre con noi.

 

MESSAGGIO DELL’ ARCIVESCOVO-VESCOVO MONS. CAIAZZO AGLI STUDENTI MATURANDI DELLA DIOCESI DI CESENA – SARSINA

 

Carissimi giovani, che bella la vita con tutte le sue fasi, le sue tappe, i suoi approdi!

All’orizzonte si delinea sempre una nuova meta da raggiungere, mondi nascosti da scoprire. Tutto è nuovo.

La vita anche a scuola si caratterizza per la presenza di percorsi, di incontri, di passaggi che aiutano a crescere, maturare ed avere la consapevolezza che nulla si ottiene senza sacrificio e impegno.

La soddisfazione nasce soprattutto quando ciò che si raggiunge è frutto di impegno, di determinazione. Quando si è protagonisti della propria vita e non spettatori passivi.

L’esame di maturità che vi accingete ad affrontare è un rito di passaggio obbligato che porta con sé tante emozioni diverse. E’ un passaggio importante, ma non sarà l’unico. Sotto tanti aspetti rappresenta una tappa di una continuità di tappe, una serie di “ostacoli” sempre più impegnativi, che contribuiranno alla vostra identità, nella consapevolezza di essere parte integrante di un’umanità che ha bisogno di incontrarsi, fermarsi, parlare, decidere per il bene di tutti, nessuno escluso.

Ci sono tante sfide da affrontare. Ma bisogna connettersi, capire, saper scegliere.

Nella Bibbia c’è scritto che ogni cosa che Dio creò “era cosa buona/bella”. Quando creò l’uomo: “Era cosa molto buona/bella”. All’uomo è stato affidato il compito di rendere ogni cosa buona e bella.

Anche le innovazioni tecnologiche, come l’intelligenza artificiale, esprimono qualcosa di straordinariamente grande. Il problema è un altro: la potenza di qualsiasi strumento non cambierà mai l’umanità in bene, né renderà più bello il mondo.

Ciò che cambia in positivo ogni cosa è l’utilizzo che se ne fa.

Papa Leone XIV nella recente enciclica, Magnifica humanitas, sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, dice: “La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”.

Di fronte all’IA la vera alternativa non è tra entusiasmo e paura, ma tra due modi di costruire il progresso: a servizio della persona e dei popoli o delle logiche di potere (129). Una scelta che chiama in causa tutti: “la costruzione di Babele o quella di Gerusalemme”, le due “città” dell’uomo e di Dio indicate anche da Sant’Agostino (130).

Nessun passaggio nella vita sarà possibile senza mettersi seriamente in cammino.

Più si cammina nella vita e più si impara, ci si apre sempre più al senso dello stupore e della meraviglia.

Il mio augurio è che entriate nel mondo da persone nuove e consapevoli, da ricercatori instancabili della verità. Ma soprattutto auguro a ciascuno di voi di realizzare ciò che il suo cuore desidera.

Vi sono vicino con la preghiera e benedico il vostro impegno, il vostro studio, i vostri progetti, i vostri sogni che vi auguro di concretizzare per il bene vostro e di quanti potranno beneficiarne.

Continuate a sognare in grande.

Non dimenticatelo mai: il mondo ha bisogno di voi! Attende il vostro contributo perché la società cresca in bellezza, cultura e in scoperta di novità.

Un forte abbraccio a tutti.

+Don Pino, Arcivescovo

Festa della Famiglia diocesana

 

L’edizione 2026 si aprirà domenica 21 giugno con la celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo presso il Santuario del sacro Cuore a Martorano. Sono invitate le coppie che durante quest’anno ricordano significativi anniversari di matrimonio.

Lunedì 22 giugno è fissato lo spettacolo teatrale sulla figura del servo di Dio don Carlo Baronio.

Mercoledì 24 giugno è il giorno della festa patronale della città di Cesena. La Messa solenne della solennità di San Giovanni Battista si celebrerà in Cattedrale alle ore 10. Il Vescovo invita le autorità cittadine e tutti i fedeli ad unirsi in preghiera per invocare il santo patrono.