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Incontro di formazione per operatori pastorali

 

Mercoledì 22 aprile 2026 si terrà il secondo incontro annuale per la formazione degli operatori pastorali impegnati negli ambiti educativi, liturgici e caritativi della Diocesi.

Sedi degli incontri saranno a Cesena il Seminario, a Sarsina il teatro Silvio Pellico, a Cesenatico il teatro parrocchiale di San Giacomo.

Testi delle Preghiere della Domenica e Solennità

Sono stati pubblicati i testi delle preghiere della domenica e solennità divisi secondo il ciclo liturgico: in anno A, B, C.

Chi desidera averli si prenoti presso il Corriere Cesenate. Il costo complessivo è di 15 euro, che saranno devoluti per la realizzazione della nuova sede Caritas e mensa della fraternità.

PREGHIERA PER LA II DOMENICA DI PASQUA “DELLA DIVINA MISERICORDIA”

Come Chiesa, unita e fragile,

siamo da te perdonati, Gesù,

entri silenzioso

nelle nostre recondite paure

e mostri i segni dei nostri tradimenti:

ferite di promesse emotive,

canali di grazia per sempre.

 

Come Chiesa, una e santa,

sotto il manto di Maria

raccolti in preghiera

ti accogliamo, Gesù, risorto e vivo

nella pace che doni

a noi peccatori

per essere seminatori.

 

Come Chiesa, Cattolica e Apostolica,

sentiamo lo Spirito che aleggia

profumo e balsamo d’amore

che rende fecondi

gli sterili ventri

di chi nel buio

è prigioniero della sua libertà.

 

Come Chiesa, adoriamo te, Gesù,

che passi dalla croce,

vittorioso sulla morte

e consenti di toccare il tuo costato,

le tue mani e i tuoi piedi

e gridare con immensa gioia:

“Signore mio e Dio mio!”

 

Come Chiesa, amata e riconciliata,

risorta con te, Gesù,

Maestro e Signore,

riceviamo il tuo potere

di misericordia e di perdono

per rivestire ogni creatura

di tuniche d’amore.

 

Come Chiesa, in cammino dietro te, Gesù,

ti seguiamo fragili e finiti

impregnati di te,

Corpo Risorto,

guariti

perché toccati dalle tue mani

immerse nelle nostre ferite.

✠ Don Pino

Veglia di preghiera per la Pace

 

Accogliendo l’invito di papa Leone XIV, in comunione con lui, sabato 11 aprile in Cattedrale alle ore 21 si terrà una Veglia di preghiera per la pace.

Mons. Caiazzo sollecita la nostra Chiesa diocesana a vivere un momento di silenzio, di riflessione e spirituale comunione per trasformare la nostra inquietudine in un impegno di riconciliazione quotidiana.


Omelia giorno di Pasqua

Basilica – Cattedrale Cesena

 

Carissimi,
«Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’abbiano messo». E’ quanto Maria Maddalena riferisce a Pietro e Giovanni dopo aver visto il sepolcro di Gesù aperto e vuoto. Corre trafelata per dare quest’annuncio. Annuncio che crea sconcerto, forse paura che sia stato trafugato o, meglio, intuizione femminile nel cogliere qualcosa che supera i limiti umani.

La tomba è vuota! E’ questo il cuore dell’annuncio cristiano.

Il corpo di Gesù, che nel sepolcro è stato deposto, ostruito con una grossa pietra e vigilato da soldati di guardia, non c’è: il sepolcro è vuoto.

Maria Maddalena vede ma non entra nella tomba. Pietro e Giovanni arrivano di corsa; il più giovane non entra, aspetta che arrivi Pietro, più anziano e capo degli apostoli, designato da Gesù. Entrano, vedono le fasce a terra, il sudario piegato, un pò in disparte, e, oltre lo smarrimento iniziale, “credono”.

Anche noi, stamattina, siamo convenuti in questa ConCattedrale di Sarsina con le nostre apprensioni, preoccupazioni, dispiaceri, dolori, paure.

Anche noi siamo entrati per riempirci gli occhi di luce: la Luce del risorto.
Anche noi guardiamo il Calvario dei crocifissi, immersi come siamo in un mondo dove la legge del più forte ingiunge il sigillo della sconfitta sul più debole. E’ triste constatare che, in una situazione di belligeranza, non si riesca a comprendere che non ci sono né vincitori né vinti: siamo tutti sconfitti. La guerra, ogni guerra, tutte le guerre in atto sull’intera terra sono una tremenda sconfitta per tutta l’umanità.

In questo momento storico ci troviamo di fronte al vuoto di una tomba, attorniata dal sibilo di bombe, missili, droni, strumenti di morte che seminano violenza e distruzione. I potenti della terra persistono nella violenza che procura lacrime a moltissime mamme che gridano il loro dolore senza fine, mentre cercano tra le macerie un ricordo di quel figlio che non potranno più allattare, nutrire, veder crescere.
Eppure quel dolore è generativo. Impariamo dal dolore di mamme, di papà, di bambini che vagano impolverati e feriti tra le macerie, in cerca di segni di vita. Comprendiamo dalle loro ingiustificate sofferenze e promettiamo che alla cultura della morte e dell’ingiustizia dobbiamo opporre, con tutte le forze di cui siamo capaci, la costruzione della civiltà dell’amore, capace di dare inizio ad una società nuova.

La tomba è custode della morte. La tomba vuota di Gesù Cristo non è assenza di vita, è grido di vittoria sul potere della morte che bagna la terra di sangue innocente. E’ trionfo della vita perché tutti sappiano che è possibile far rifiorire la vita sulle macerie che ogni guerra procura.

Questa notte l’evangelista Matteo ci ha presentato tanti particolari: terremoto, presenza di Angeli e apparizione dello stesso Gesù che dice ai discepoli di attenderlo in Galilea. Il Vangelo di Giovanni, che abbiamo ascoltato poco fa, nella sua scarna essenzialità, ci presenta dettagli fondamentali.

  1. Tutto sta avvenendo nel primo giorno della settimana, la domenica, quando ancora è buio e l’alba incomincia a mostrare la sua vittoria sulle tenebre. Ci troviamo di fronte a un evento nuovo. Una nuova creazione. E’ esattamente quello che è avvenuto quando Dio creò il primo giorno: separò la luce dalle tenebre. La Maddalena si reca al sepolcro dopo il riposo del sabato, all’inizio del nuovo giorno, e vede rimossa la pietra che ostacolava il loculo in cui era stato riposto il corpo morto di Gesù. Capisce che qualcosa di insolito e strano è successo: il corpo non c’è, forse è stato trafugato.
    Per noi celebrare la Pasqua significa vivere la certezza che Dio fa nuove tutte le cose. Separa la luce dalle tenebre. Si ripete il primo giorno della creazione. L’ingiustizia, che si basa sulla fragilità umana, costruisce steccati, muri, provoca umiliazioni di ogni genere, e, in quanto tenebra, viene separata dalla luce della pace, della fraternità. D’altronde Cristo per questo è morto ed è risorto: portare la rivoluzione dell’amore fra gli uomini.
  2. La Maddalena si mette a correre per portare questo annuncio ai discepoli. E’ l’annuncio che cambierà la storia del mondo: Cristo è risorto! E’ veramente risorto! Pietro e Giovanni si mettono a correre anche loro. Da questo momento l’annuncio della Pasqua, che Cristo ha distrutto la morte, corre veloce da un luogo all’altro della terra, passando da persona a persona, di bocca in bocca. L’evangelista, ricordando insieme Pietro e Giovanni, vuole sottolineare quanto fossero uniti da un rapporto di fraternità unica, cresciuto attraverso un cammino di fede che ha visto l’uno sostegno dell’altro, pur nel rispetto dei ruoli: prima Pietro, poi Giovanni. Solo nel momento in cui entrano nel sepolcro e lo trovano vuoto, capiscono ciò che Gesù aveva loro annunciato: sarebbe risorto. Insieme, come Pietro e Giovanni, al termine di questa celebrazione, siamo invitati a diffondere il messaggio della Pasqua, desiderato da tutti ma che necessita dell’apporto di ognuno per costruire la Pace.
  3. Dal quel sepolcro vuoto ha inizio la vita della Chiesa. Annunciano ciò che hanno visto, sentito e toccato. A Dio nulla è impossibile: ha diviso le acque del Mar Rosso, salvando il suo popolo dalla prepotenza del Faraone.

Chiediamo a Lui che salvi l’umanità indicandole nuove strade, nuove vie d’uscita, diverse da quelle fino a quel momento praticate dagli uomini.

I teli, che avevano avvolto il corpo esanime di Gesù, restano per terra, testimoni di una storia passata che tanta sofferenza e dolore ha provocato alla famiglia umana. Nello stesso tempo sono il segno della vittoria, d’ora in poi offerta a tutti.

  1. Celebrare la Pasqua di Cristo significa ricordare a tutti che la morte non ha l’ultima parola. Anche quando sembra che spenga desideri, sogni, progetti, idee a causa di malattie, di morte di una persona cara, di distacchi dolorosi, del fallimento di un amore, della crisi di un matrimonio, torna a brillare la luce della risurrezione. Il futuro si costruisce se saremo capaci di volgere lo sguardo verso l’eterno, attraverso un impegno quotidiano nel vivere la vita, dandole contenuto e riempiendola di significato. E’ la risposta che possiamo e dobbiamo dare ai molti conflitti che accerchiano l’umanità intera, stringendola nella morsa della paura, bagnandola di sangue innocente, seminando macerie e dolore, mentre rivoli di lacrime scendono copiosi su volti senza più sorriso.

In questo scenario di tristezza bellissima risuona la Sequenza quando dice: “Raccontaci Maria, che hai visto sulla via?”. Anche noi, come Maria Maddalena, siamo invitati a raccontare con la nostra vita dove abbiamo incontrato Cristo risorto e come lo stiamo seguendo. La storia di ognuno di noi è costellata da esperienze di vita e di morte, di gioia e di dolore, di impotenza e di rabbia, di interrogativi spesso caduti nel vuoto senza risposte.

Anche e soprattutto di fronte al disordine mondiale che continua a seminare, in nome di interessi e capitali da salvaguardare, distruzione e morte, inondando la terra di sangue, siamo invitati a raccogliere come Maria, la Madre di Gesù, il sangue del Figlio, dei tanti figli innocenti e nostri fratelli, per custodirlo come tesoro prezioso in una memoria che diventa insegnamento per non stancarsi mai di seminare vita, giustizia, pace. Significa: risurrezione, vittoria sulla morte.

Siamo chiamati ad essere testimoni del Risorto nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nella società. La Pasqua non è una data che passa, un ricordo da custodire nel comodino, è un avvenimento che sconvolge l’esistenza e resta per sempre

Nell’Antifona alla Comunione viene dato questo annuncio che illumina la mattina di Pasqua: “Il crocifisso è risorto”. Noi, come la Maddalena, come Pietro e Giovanni, ne siamo testimoni, coscienti che non possiamo e non dobbiamo esorcizzare il dolore e la morte. «E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme» (At 10, 39). C’è bisogno di una lettura che ci renda consapevoli di dover sposare ogni tristezza della vita con ogni gioia possibile. Sempre nella Sequenza abbiamo sentito che «Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa».

Auguro ad ognuno e a tutti che la Pasqua di Gesù Cristo diventi l’occasione per uscire da noi stessi, dalle nostre paure, dal pessimismo, dalla rassegnazione e per credere fermamente che Gesù è risorto e che la sua risurrezione trasforma positivamente la nostra esistenza.
A Maria, immagine e modello della Chiesa, che ha atteso e incontrato il Figlio risorto, affidiamo noi e l’umanità sofferente.

Così sia.

 

PREGHIERA PER LA SANTA PASQUA

Il grembo della terra

partorisce la vita

che, vittoriosa sulla morte,

irradia di luce

il silenzio che si fa voce

e riaccende di speranza

cuori addolorati.

 

Sei tu, Gesù, il Signore

che, abbandonato quel

lenzuolo

sulla nuda pietra,

riempi di colori

il deserto

come giardino avvolto

da intensi profumi.

 

Davanti a te, risorto, Gesu’,

lo stupore si insinua

tra le strettoie del dolore,

di gioia la carne freme

e gli occhi si illuminano

e le lacrime scendono copiose

sul sorriso ritrovato.

 

Di bianco vestito da Sposo

ci vieni incontro, Gesù,

segnato nelle mani,

nei piedi trafitti

nel petto squarciato,

canali di grazia

fonti dissetanti.

 

In te, Signore, siamo nuove

creature!

Rivestiti di te

come Sposa innamorata

ornata di gioielli divini

verso la Città Santa

siamo in cammino

per sempre con te.

✠ Don Pino

Omelia per la Notte di Pasqua

Basilica Cattedrale Cesena

 

Carissimi,
questa è la notte santa durante la quale siamo chiamati a vegliare. E’ la Madre di tutte le veglie, come dice S. Agostino. E’ la celebrazione più importante dell’anno. Com’è tradizione, questa è la notte durante la quale la Chiesa, per mezzo del Battesimo, accoglie nuovi figli. Anche noi, come Famiglia, accoglieremo altri nove figli.

A conclusione della ricca Liturgia della Parola, abbiamo proclamato il Vangelo della risurrezione di Gesù Cristo. Ci vengono presentate le donne che, all’inizio di un nuovo giorno, quando era ancora buio, si recano al sepolcro.

La morte di Cristo, la tomba sigillata, il buio che le avvolge, le lacrime versate sono espressione di una umanità che subisce la presenza di una cultura di morte che imperversa, quasi senza ostacoli. Attorno a noi sentiamo l’alito della morte, le tombe che la custodiscono, il buio che offusca l’animo umano. Dolore, sofferenza, limite, impotenza: conseguenze di tanta crudeltà e spietatezza. Coloro che si ergono a signori del mondo si lasciano circondare e benedire dai loro pastori, che non servono Dio, ma vorrebbero servirsi di Dio per il loro tornaconto.

La Pasqua di Gesù Cristo è la risposta alla morte: è la rinascita della vita! Si riaccende la speranza anche per quelle donne, Maria Maddalena e l’altra Maria, che, recandosi al sepolcro, compiangono la fine della vita ma trovano la tomba aperta e vuota. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Il tuo pungiglione?

Inizia una nuova storia esattamente la notte, che precede il primo giorno della settimana, la Domenica, primo giorno dopo il sabato. Ha un senso anche questo: la risurrezione non avviene al termine della settimana (sabato) bensì all’inizio (domenica), all’alba che, nel linguaggio di Matteo, rappresenta la forza della luce sulle tenebre.

Immenso il coraggio di queste due donne che sfidano le leggi del tempo e sperano di ridare calore e vita ad un corpo, ormai freddo e piagato, con il caldo delle loro lacrime, con l’amore incondizionato che le ha portate fin là.

Sconfinato il coraggio di queste due donne che custodiscono il segreto della vita, l’amore per la vita, il sacrificio per dare vita, vincendo la paura delle tenebre e dell’incertezza.

E’ il tipico coraggio delle donne che sentono nel loro seno crearsi la vita, ne sentono le pulsazioni, ne avvertono la danza, ne sperimentano la gioia del battito, capace di dire sempre sì alla vita e rinnegare la morte.

E’ il coraggio impavido di due donne alle quali viene rivelata, nel luogo della morte, la vittoria sulla morte stessa. Nel momento in cui da sole ritornano sui loro passi, rileggono il proprio dolore e quello dell’umanità intera, il proprio fallimento e di tutti gli uomini, nel cui cuore alberga la morte. Dio dona loro di vivere un’esperienza di nuova fecondità di vita, diventando portatrici e annunziatrici della vittoria sulla morte, su ogni tipo di morte.

L’evangelista Matteo dice che le donne andarono “a visitare” la tomba. Il significato è molto profondo perché indica esaminare con molta attenzione, profonda, da persone esperte. E’ l’atteggiamento di chi vuol vedere con cura. O ancora meglio è il coraggio audace delle donne di stare faccia a faccia con la morte.

L’evangelista ci presenta “un gran terremoto”. “Rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve”. La terra diventa un grembo che si apre e, dilatandosi, partorisce. L’Angelo si siede sulla pietra. Il masso che chiudeva e soffocava per sempre la vita è stato rotolato e diventa strumento di riposo per attingere al pozzo dove dissetarsi. La folgore è immagine del divino e colui che porta la veste bianca è il vincitore, che era stato spogliato delle sue vesti per essere crocifisso.

Siamo arrivati a celebrare questa Pasqua fortemente turbati, come la Maddalena e l’altra Maria. Siamo circondati dalla paura di tempi minacciosi, in cui intimidazioni e aggressioni di popoli prendono il posto della diplomazia. Noi invochiamo la Pace, desideriamo la Pace, vogliamo essere portatori e costruttori di Pace.

In questo scenario di notte profonda, quello che è successo a queste donne accade anche a noi: incontriamo Gesù in un nuovo giardino, nel quale germoglia la speranza, vince la giustizia, si costruiscono ponti di fraternità.

Gesù è vivo e cammina per le strade dell’umanità, insieme a quanti fanno esperienza di risurrezione, nonostante la notte sembri ancora lunga.

Carissimi catecumeni, il percorso di questa notte, dal buio alla luce che va sempre più diffondendosi, indica il passaggio che state facendo per entrare nella luce del Risorto ed essere voi stessi portatori di questa luce nel mondo, a partire dai vostri ambienti familiari per arrivare nei luoghi abitati e attraversati dagli uomini.

Ognuno di noi porterà ad altri questo annuncio, così come hanno fatto Maria Maddalena e l’altra Maria con i discepoli. Pietro e Giovanni, come leggiamo in altri passi paralleli, anch’essi si recano al sepolcro. Sono storie diverse, espressioni di un bisogno comune interiore e fisico: colmare i vuoti e dare risposte ai tanti interrogativi, perplessità e dubbi. Ci rappresentano tutti.

L’Angelo prosegue dicendo: “Non abbiate paura”. Espressione che ritorna tutte le volte che Dio vuole tranquillizzare l’uomo, in particolare nei momenti più tristi e bui della vita. Dio conosce il cuore dell’uomo, sa che a causa del peccato è abitato da tante debolezze.

“So che cercate Gesù”.  Anche queste parole ritornano spesso nel dire di Gesù. Come mai? Perché lo scopo della vita dell’uomo è cercare e trovare Gesù. Scopo della vostra vita, carissimi catecumeni, da questa notte in poi sarà sempre quello di cercare e stare con Gesù: è lui il Signore della vostra esistenza perché “E’ risorto. Guardare il luogo dove era stato deposto”. Senza credere nella risurrezione la nostra fede non avrebbe senso: è il centro della nostra fede.

Infatti come a Maria Maddalena e all’altra Maria, stanotte a voi Catecumeni, a noi tutti, viene detto: “Presto, andate a dire: E’ risorto dai morti”. Coscienti che lui ci precede sempre in Galilea come in qualsiasi altra parte del mondo, lo seguiamo con gioia grata, liberandoci per sempre della paura di Adamo ed Eva, costretti a nascondersi. E l’annuncio è portato ai discepoli, intimoriti e arroccati sulle loro paure.
C’è un’ultima descrizione così densa di tenerezza presentata da Matteo: “Gesù venne loro incontro e disse: Salute a voi!” e subito dopo: “Gli abbracciarono i piedi e lo adorarono”. E’ sempre Gesù, il risorto, che viene incontro all’uomo, lo cerca nella sua condizione di fragilità, ridandogli la pace. Le donne, come i magi, si prostrano e abbracciano i piedi di Gesù. Sono i piedi che hanno attraversato la storia dell’uomo da quando si è fatto carne, camminando in mezzo a noi. In loro il ricordo diventa continuo memoriale: sono state da Lui salvate.

Infine un richiamo molto interessante: “In Galilea mi vedranno”. Tutto finisce là dove era iniziato: è il luogo del primo incontro e dell’ultimo che non avrà mai fine. Si è celebrato un patto coniugale indissolubile, per l’eternità. Infatti Galilea vuol dire “curva, meglio ancora “anello d’amore”. E’ il luogo dello sposalizio di Dio con l’uomo, che riceve da Dio l’anello del matrimonio per sempre.

Tornare in Galilea non significa ritorno nostalgico nel tempo, piuttosto la coscienza che il primo amore non si scorda mai. Tutto è iniziato in Galilea con la chiamata dei discepoli, tutto si conclude in Galilea con l’invio degli apostoli.

Carissimi, celebrare la Pasqua significa fare questo passaggio indispensabile per tornare a gustare la forza travolgente del primo amore, il fuoco che ci abita.

Nei Vangeli sinottici Maria Maddalena cerca l’Amato, lo trova sentendosi chiamata per nome e guarita dalle ferite che il dolore le aveva procurato.

Giovanni, il più giovane, il discepolo che Gesù amava, pieno di progetti con lo sguardo proteso verso il futuro, aveva visto improvvisamente crollare tutti suoi sogni, sentendosi tradito e deluso. Arriva davanti al sepolcro vuoto ma non entra per rispetto a Pietro, primo fra gli apostoli. Giovanni crede comunque anche se coglie il vuoto di quel sepolcro e l’ordine della Sindone e del Sudario.

Pietro, tra i tre, si porta dentro il senso di colpa per aver
rinnegato Gesù tre volte. E’ un macigno che lo fa soffrire terribilmente e non gli dà pace. Cerca la misericordia, il perdono ma non lo sa gridare: è un fallito. Si riconosce peccatore,ma confida nella sua infinita misericordia. Per tre volte Gesù gli chiederà: “Simone mi ami tu più di costoro”.  “Tu sai tutto, Signore, tu sai che ti amo”. Finalmente prende coscienza della sua umanità fragile e incomincia a sentire il bisogno di rivestirsi della grazia di Dio.

Auguro a tutti, carissimi, soprattutto a voi Catecumeni, di essere testimoni della risurrezione nella vita di ogni giorno.

Così sia.

PENSIERO PER IL VENERDI’ SANTO

 

Un dramma si sta consumando sul Calvario. L’umanità, sospesa tra cielo e terra, viene annientata: sangue copioso sgorga dal petto squarciato, bagna la terra che lo accoglie nel pianto e nel dolore.

E’ raccapricciante quanto si sta consumando sul Golgota!

E’ lo stesso dramma che si consuma sui tanti Golgota moderni, che assistono all’incessante sacrificio dell’innocenza in nome di un potere capace di seminare solo strage e morte.

E’ triste il Golgota di ieri come quello di oggi!

Eppure l’uomo, dimentico di essere stato creato alla vita e per la vita, spiega le vele attraverso mari tempestosi verso lidi di morte, dove anche il sorriso innocente di un bambino viene spento senza pietà.

C’è un dramma che contempliamo nel Crocifisso: davanti a Lui ci prostriamo, bisognosi di respirare aria nuova, pulita che ci faccia ritrovare la speranza, molto spesso in pericolo.

In questo dramma ci muoviamo nell’affanno, stanchi, stremati. Il cielo perde il suo manto azzurro e si incupisce, il sole non sorride più ma piange gocce di luce perché possano riaccendere e scaldare la vita.

C’è un uomo sulla croce ormai senza più respiro: spettacolo cruento per chi non si riconosce più uomo e parte di questa umanità.

E’ l’uomo Dio, Gesù, appeso come un malfattore!

Che brutta fine per chi crede e semina amore, annuncia la fraternità, invoca la pace!

Eppure la morte di Gesù sulla croce, così come ce l’ha descritta l’evangelista Giovanni, non rappresenta il compimento della sua passione. E’ il parto di un evento prodigioso, troppo grande per essere compreso nella sua pienezza: nasce la Chiesa.

Se la Pentecoste rappresenta il giorno in cui i discepoli, riuniti insieme nel cenacolo a pregare con la Madonna, incominciano ad annunciare la bella notizia del Vangelo di Gesù, qui, sul Golgota, viene anticipata la Pentecoste. Gesù “spirò”, letteralmente diede lo Spirito a quella prima comunità riunita nel pianto, nell’impotenza, nella sofferenza e nei gemiti soffocati. C’è Maria, Madre di Gesù che diventa anche nostra, c’è Giovanni, il discepolo che Gesù amava, ci sono alcune donne. Le sue ultime parole hanno costituito una nuova famiglia, la Chiesa nascente.

C’è di più. Dal costato aperto di Gesù sgorgano sangue e acqua, simboli dei sacramenti della Chiesa: Battesimo ed Eucaristia. Da questo momento la Chiesa con i sacramenti nutre i suoi figli nel cammino di fede. Dalla morte del Cristo scaturisce la vita come fiume che inonda ogni uomo, irrorandolo della sua grazia. Sulla croce di Gesù sono inchiodate le angosce, le sofferenze, i vuoti, le ingiustizie…Ogni disperazione e delusione.

Ma la Croce indica altro: Dio si carica dell’immensa sofferenza umana.

Appoggiandoci a Lui, riacquistiamo la speranza che ci sprona a guardare oltre il buio della morte, a squarciare le tenebre, a ritrovare la luce.

E’ la forza e la grandezza dell’amore di Dio che continua ad amare colui che ha deturpato e deturpa il suo volto, pur creato a Sua immagine e somiglianza.

Dalla croce scaturisce, come fonte d’acqua viva, la potenza dell’Amore di Dio che trasfigura l’umanità ferita dai suoi stessi figli, aprendo il cuore alla speranza perché nuovi germogli di vita prendano il posto dei tanti alberi di morte.

PREGHIERA PER IL VENERDI’ SANTO

 

Maledetto chi pende dal legno!

La maledizione degli uomini

semina morte su tutta la terra

sui tanti Calvari della storia

dalla cui croce sgorga copioso sangue

da corpi innocenti immolati.

 

Per amore nostro, tuo Figlio Gesù, o Dio,

si è fatto crocifiggere:

maledizione inconcepibile,

peccato inchiodato

per renderci degni

di ottenere la salvezza.

 

Il silenzio ci avvolge, o Dio,

carico di tante parole.

Non un rintocco di campane

la chiesa spoglia e vuota

i cuori colmi di tristezza:

mi taccio nel turbinio di morte.

 

Un supplizio crudele, Gesù,

per te che non hai colpa!

In quel sangue versato senza peccato

si coglie l’amore infinito

che invita a fermarsi

per raccogliere il profumo di vita.

 

Padre, perdona!

E’ il grido che squarcia la storia

di te, Figlio di Dio,

nell’angoscia della sofferenza

che diventa vittoria

perché irrompe la  Risurrezione.

✠ Don Pino