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OMELIA DELLA NOTTE DI NATALE 2025

Basilica Cattedrale Cesena

 

Carissimi, in questa notte Santa in cui adoriamo la presenza divina in un bambino, siamo convenuti nella nostra Basilica Cattedrale, insieme ai pastori di Betlemme, come viandanti di speranza per adorare il “Dio che si è fatto come noi”. Quanto più significativo al termine dell’Anno Santo.

Questa notte è resa solenne dalla partecipazione di tutti voi: il parroco, Mons. Giordano, i diaconi, quanti voi di Comunione e Liberazione avete accolto il mio invito a vivere questo forte momento che ci permette di attingere alla mensa della Parola e dell’Eucaristia.

Papa Francesco, con l’apertura della Porta Santa, ci aiuta a riflettere con queste parole: “Tutti sperano. Nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene, pur non sapendo che cosa il domani porterà con sé. L’imprevedibilità del futuro, tuttavia, fa sorgere sentimenti a volte contrapposti: dalla fiducia al timore, dalla serenità allo sconforto, dalla certezza al dubbio. Incontriamo spesso persone sfiduciate, che guardano all’avvenire con scetticismo e pessimismo, come se nulla potesse offrire loro felicità. Possa il Giubileo essere per tutti occasione di rianimare la speranza. La Parola di Dio ci aiuta a trovarne le ragioni” [Francesco, Spes non confundit 1].

Ora continuiamo il nostro percorso, in comunione con tutta la Chiesa presente nel mondo, in particolare, in grazia del cammino sinodale che abbiamo vissuto con la Chiesa italiana e quella dell’Emilia Romagna, guardiamo avanti fiduciosi, pronti ad affrontare le grandi sfide di questo tempo. Non possiamo nasconderci dietro le paure o rimanere inerti. Sono proprio queste sfide che ci smuovono per osare di più nel servire la vita e la storia.

Il Dio con noi non si ammira nell’emozione del presepe, per quanto bello possa essere, proprio perché ogni presepe rappresenta la storia di un territorio, dell’umanità raggiunta da Dio. Anche noi, come i pastori, siamo invitati a lasciarci illuminare dalla luce che squarcia le tenebre della nostra storia, per essere noi stessi luce che irradia i luoghi di dolore, di disperazione, di solitudine, di ingiustizia, di guerra, di spargimento di sangue innocente.

Meditando sulla prima lettura, tratta dal libro del profeta Isaia, vi ritrovo molta attinenza con i problemi che viviamo quotidianamente. Inizia con l’immagine della luce: «Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse». Anche al tempo di Isaia si stava vivendo un momento drammatico della storia. Tiglat-Pileser III, re d’Assiria (734-732), nella guerra siro-efraimita, invase la Galilea e la Samaria, mettendole a ferro e fuoco e spargendo ovunque sangue e terrore. Lo scenario è esattamente uguale a quello di Gaza, dell’Ucraina, del Congo, del Sud Sudan e di tanti altri luoghi devastati dal male. La terra, anche oggi, è avvolta dalle tenebre e dall’oscurità della morte.

Eppure Isaia, a nome di Dio, annuncia la pace e semina speranza, perché Dio non abbandona il suo popolo ed è in atto qualcosa di sconvolgente: spunta un giorno di giubilo e di gioia. E’ la salvezza del Signore che arriva dopo un lungo tempo di grande turbamento e sofferenza.

Anche noi, in questa notte, viviamo la speranza che il Signore è venuto per «moltiplicare la gioia, e causare grande letizia». Come i pastori, persone impure, considerate addirittura dannate (non potevano accedere ai luoghi di culto), dopo aver adorato la presenza divina nel Bimbo Gesù, stanotte vogliamo tornare nelle nostre case da muti testimoni del mistero che si è svelato incarnandosi nella nostra carne, con l’annuncio che «ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco».

L’annuncio della notte di Natale vorremmo che coincidesse con la fine di ogni forma di schiavitù: mai più paesi invasi e derubati della propria terra; mai più bambini strappati dalle loro scuole e deportati in terra straniera per essere catechizzati in altre fedi; mai più sangue innocente di giovani soldati inviati al fronte con il rischio di essere sacrificati; mai più donne strappate ai loro figli e violentate; mai più uomini, donne e bambini seppelliti in fondo al mare; mai più…

Infine, Isaia ci dice che «un bambino è nato per noi, ci è stato donato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace”».

         E noi osiamo chiedere al Dio Bambino che nel mondo possano nascere “Consiglieri ammirabili”, cioè politici saggi, capaci di grandi decisioni, nel rispetto della verità e della giustizia. Abbiamo bisogno di uomini che siano prodi, valorosi e che accolgano il Signore appena nato, quale guida e protezione nel donarsi a favore dell’intera umanità.

Chiediamo al Dio che si è fatto carne che si ritorni a contemplare la sua paternità e ci conceda “padri”, cioè guide, che vivano la paternità per sempre e non siano padroni. Padri a servizio del popolo, capaci di prendersene cura seriamente.

Infine il “Principe della pace” diventi il modello dei potenti della terra per agire sulle cause della guerra, dei conflitti armati, abbattendo vendette, ritorsioni e sanzioni. Lavorare insieme per estirpare le tensioni sociali, le prevaricazioni, gli abusi, bandendo per sempre il ricorso alle astuzie, agli inganni, alle scaltrezze politiche.

Il Dio Bambino è venuto per portare la pace attraverso «la giustizia e il diritto». Senza Dio, possiamo ostentare la stessa fede, ma in realtà ci si serve della religione per ostentare noi stessi. Ci si serve di Dio per far dire a Dio esattamente il contrario di quello che dice colui che è nato nella grotta di Betlemme.

In questa notte santa il profeta Isaia ci ha comunicato un duplice messaggio: di speranza da una parte, ma anche di avvertimento dall’altra. Se è vero che la venuta del Messia porterà luce, pace e giustizia, è altrettanto vero che l’orgoglio e la ribellione, il peccato che domina il cuore dell’uomo conducono alla distruzione.

Accogliamo la salvezza del Dio che continua anche oggi a raggiungere l’uomo esattamente negli spazi nei quali abitiamo e nel tempo che viviamo. Oggi si fa carne nel quotidiano, nelle relazioni con gli altri, vicini e lontani, nella condivisione delle gioie e dei dolori. Esattamente nella grotta fredda e spoglia nella quale il Dio Bambino ci chiede di fargli spazio perché ritorni a pulsare il cuore di carne, guardare il futuro con l’occhio di Dio, tornando a vivere da figli, quindi da fratelli. Tutti siamo poveri, se manca Dio. Tutti saremo ricchi se faremo germogliare la speranza, ravvivando i passi incerti e contribuendo a sanare le ingiustizie, le violenze, le guerre inutili e dannose, capaci di seminare solo odio e morte.

Sarà davvero un Santo Natale se ci lasceremo condurre da Gesù, Principe della Pace. Troveremo la risposta alla sete di senso, al desiderio di speranza, perché il Dio con noi ci indica esattamente che noi siamo chiamati a stare con gli altri mostrando la gioia che ci abita. Se Dio è con noi vuol dire che è per noi perché è in noi. Di conseguenza non può essere il Dio contro di noi, contro nessuno, nemmeno contro i dannati pastori. Sono proprio loro che ricevono per primi l’annuncio, vedono, vengono rivestiti di luce, ritornano agli ovili, coscienti che Dio fa nuove tutte le cose.

Concludo con questo pensiero del Card. Carlo Maria Martini: «Con la venuta di Gesù nel mondo non è cambiato in un certo senso nulla per quanto riguarda le vicende esteriori: ancora si ride e si piange, ci si ammala e si sta bene, si combatte, si vince, si perde, si muore. La vita scorre come scorreva prima della nascita di Gesù. Tuttavia per chi accoglie l’annuncio degli Angeli cambia il senso di ogni evento, cambia l’orizzonte e la prospettiva in cui esso si compie, cambia la forza interiore con cui lo si vive; in una parola cambia tutto. È come quando, in matematica, al posto di un segno negativo davanti ad un numero, ne poniamo uno positivo, al posto di un meno, mettiamo un più; il numero sembra lo stesso, in realtà cambia tutto. Gesù, accolto nel cuore con amore, cambia la vita, cambia la storia, cambia l’eternità. Tutto è nuovo, tutto acquista senso, tutto il dolore è intriso di speranza, tutta la gioia è soffusa di moderazione e di scioltezza; tutto il lavoro è vissuto come qualcosa che costruisce, o qui o poi, la casa dove abitare».

Natale a Tutti.

✠ Don Pino

PREGHIERA PER IL SANTO NATALE

25 DICEMBRE 2025

Signore Gesù, sei nato,

tra vivaci colori

e musiche nuove,

non più cornamuse

niente zampogne

ma tra melodie

d’un mondo che cambia:

presepi viventi

marea di uomini

in cammino senza meta.

 

Tu nasci ancora, Gesù,

in questo mondo

il nostro

dove gli sguardi

si incontrano e si sfiorano

forse spenti

o gonfi di lacrime

inquieti

o ricchi di luce,

la tua.

 

Si! o Gesù, nasci sempre,

in questa vita

intrisa di sangue

di morte e paure

di guerre e dolori

di desiderio d’amare

d’essere amato,

fecondando la vita

per risentirne il vagito.

 

Sei nato davvero, Gesù,

nelle corsie di ospedali

nelle solitudini familiari

e hai portato il tuo sorriso

di armonica bellezza

nelle rughe dei volti

nelle mani tremanti

nel grido della terra ferita

e parli nel silenzio

a cuori inteneriti

che si riaprono alla vita.

✠ Don Pino

Messaggio di Natale dell’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo

 

Il Natale di Gesù è alle porte. Nonostante la frenesia di questi giorni, delle luci accese, dei negozi addobbati a festa, del piacere di ritrovarsi nel centro della città, dei paesi e dei piccoli borghi, ci sono tanti segni che rievocano il venire di Gesù oggi, nella nostra vita, nella storia presente. Lo testimoniano i tanti e bei presepi allestiti a Cesenatico, Gambettola, Roversano, Longiano, Case Missiroli e in tanti altri centri.

Il Natale è una festa che coinvolge tutti, a prescindere dal credo. Lo testimonia il desiderio di celebrarlo in qualsiasi luogo e condizione: luoghi di fragilità come case per anziani, di cura, ospedali, ma anche nelle tante aziende presenti sul territorio che chiedono di celebrare il Natale di Gesù. Un bel segno per prepararsi ad accogliere Gesù che viene oggi per curare sofferenze fisiche e spirituali, benedire il mondo del lavoro, illuminare il buio delle nostre anime, scaldare cuori freddi e indifferenti.

Di certo per noi cattolici non potrebbe esserci Natale senza contemplare, meditare ed entrare nel mistero che ha cambiato la storia dell’umanità: Gesù, da Dio, si è fatto uomo. In tutto tranne che nel peccato. Questo è il tempo in cui il Signore continua a venire per illuminare e richiamare a sé menti distratte, disorientate.

È il tempo in cui si conclude l’anno giubilare che di certo tanti benefici ha portato a quanti sono stati viandanti di speranza. Gesù rimane la porta da attraversare sempre. È lui la speranza che viene nel mondo perché si ritorni ad essere uomini desiderosi di condividere la vita di tutti, amare e servire.

È lui l’unica forza che può vincere la logica del profitto, ascoltare il grido di pace di chi quotidianamente assiste a soprusi, ad affetti strappati in modo cruento e che vivono il senso d’impotenza che reclama giustizia. Ecco perché Gesù viene. Per ridare luce al buio che a volte alberga il nostro cuore.

Viene per ridare dignità alla vita prigioniera di una cultura di morte che si fa strada attraverso scie di sangue che dal grembo materno entra nella mente di amori malati, nella soppressione di bimbi appena nati, nella violenza che tradisce gli slogan di pace, nelle ingiustizie di popoli defraudati della loro terra e delle loro ricchezze e sterminati senza pietà.

Il Natale di Gesù è Santo. Santo perché Gesù è Dio che ci svela il volto del Padre. Fa ardere il cuore di nuova speranza nonostante le tante delusioni che cospargono la nostra storia. Santo perché Gesù viene, nasce, passa e rimane nelle nuove grotte in cui si consuma la solitudine di uomini e donne. Santo perché Gesù non si stanca di cercare l’uomo e rivestirlo di quella grazia che lo rende nuovo, bello, rinnovato.

Santo perché Gesù chiede a ognuno di noi di fare la pace con se stesso, con gli altri, con Dio, ritornando a Dio. Il mondo è diventato caotico, cruento, a tratti ingestibile perché ha perso di vista Dio. Ma noi siamo certi che, come direbbe il sindaco santo di Firenze, Giorgio La Pira, «alla superficie, le acque dei mari ci appaiono agitate, ci suggeriscono l’immagine di un divenire caotico, in balia di forze incontrollabili, ma nel profondo vi sono potenti e misteriose correnti che governano il loro moto. Anche nel profondo della storia umana, così agitata nella superficie, vi sono delle grandi e misteriose correnti che trascinano in un senso ben preciso: verso l’unità e la pace. Bisogna saperle individuare».

Santo perché Gesù viene in questa grotta dell’umanità a tratti spoglia, povera e fredda, con il cuore bisognoso di luce, di calore, di pace, di giustizia. Mi piace riportare un pensiero di un grande artista, Vincent van Gogh: «Il cuore di un uomo è molto simile al mare, ha le sue tempeste, le sue maree e nelle sue profondità ha anche le sue perle». Gesù viene per aiutarci a raccogliere queste perle così preziose, immergendoci negli abissi dell’amore divino per tornare a vivere come fratelli. Santo perché è il Natale di Gesù. Senza Gesù esiste un Natale che inneggia al buonismo, che celebra il consumismo, che contribuisce alla ripresa di un’economia che trova una grossa fonte di guadagno nella costruzione e vendita di armi.

Che la Luce che viene nel mondo illumini il volto di ognuno di noi, ritrovando il sorriso per diffondere il virus dell’amore capace di contagiare tutti e guarire anche i cuori di pietra. Sul nostro cammino lasciamo che la scia di luce illumini quanti incontriamo, diventandone compagni di strada. Dio è paziente e ricomincia sempre a tessere relazioni d’amore perché diventino fecondità per il bene di tutta la creazione. Santo Natale di Gesù a tutti voi, alle persone che portate nel cuore e alle vostre famiglie.

Vi abbraccio e benedico.

Don Pino

22 dicembre 2025

OMELIA IN VISTA DEL S. NATALE PRESSO “L’OROGEL”

Cesena 23 Dicembre 2025

 

Carissimi,

esprimo la mia gratitudine al Signore della vita che si è fatto come noi in Gesù, in tutto tranne che nel peccato, perché questo evento, che ha cambiato la storia dell’umanità, ci dona la gioia di ritrovarci insieme in questo luogo a voi e a noi tanto caro.

Ringrazio tutto lo staff aziendale Orogel, in particolare il Presidente Bruno Piraccini che ha fortemente voluto questo momento. Così come ringrazio Tele Romagna per la diretta televisiva. L’occasione mi è propizia per salutare quanti ci seguono da casa: S. Natale di Gesù a tutti.

Le letture che la liturgia della Parola ci presenta oggi, ci aiutano a riflettere, in vista della solenne celebrazione del Natale, in questo luogo abitato da voi quotidianamente, attraverso il lavoro che ha come fine il bene di tutti.

Purtroppo il frastuono di bombe in tante parti del mondo sia nel cuore dell’Europa che in Palestina sia nel Congo che nel Sudan (mai tanti conflitti sono stati registrati contemporaneamente durante la storia dell’umanità!), sembrerebbe che non susciti più alcuna indignazione, annullando ogni impatto emotivo. Sta passando una anomala assuefazione alla presenza di forme dittatoriali, alla profanazione di tanta innocenza defraudata delle proprie terre e trucidata, a facili aggressioni, a vendette trasversali. Alla lucida indifferenza di uccisioni continue anche in nome di un amore frutto di menti possessive e malate.

Malachia nella prima lettura ci ricorda che Dio, anche se agli occhi dei molti sembrerebbe assente, invierà presto il suo messaggero sotto le sembianze “dell’Angelo del Signore”. Si pone l’interrogativo: i popoli sono pronti ad accoglierlo? Chi lo accoglie sarà aiutato a purificarsi, perché sarà come “fuoco e lisciva” che ha il potere di forgiare e purificare. Chi accoglie il Signore ritornerà agli antichi splendori e opererà secondo giustizia. Ed è proprio la giustizia ciò di cui si ha bisogno. Non basta firmare un trattato di pace. La pace senza giustizia è peggiore della guerra.

La stessa cosa potremmo dire per la fame nel mondo che trova la causa nella mancanza di equa distribuzione delle risorse. e per i tanti diritti violati, in tante situazioni, compreso l’ambito lavorativo.

Ci troviamo in una delle aziende più produttive e conosciute qual è l’Orogel. Da quanto mi è dato sapere, state facendo investimenti nel capitale di fiducia, per cui ogni lavoratore sente questo luogo appartenergli, come se fosse casa propria, la sua famiglia. Siamo tutti coscienti che la fiducia non è debolezza, è investimento. Potremmo dire che sia il capitale più silenzioso ma più redditizio che un’azienda possa avere. E chi, come voi, la coltiva ogni giorno è in grado di affrontare ogni momento difficile, perché non sarà mai da solo. Questo senso di appartenenza crea sicuramente una reciprocità nell’impegno quotidiano nel considerare il lavoro come luogo da abitare, custodire, migliorare, far crescere, guardando al futuro delle nuove generazioni alle quali consegnare un’umanità migliore.

Celebrare il Natale di Gesù significa esattamente celebrare la vittoria della vita sulla morte, della giustizia e della pace che sradica guerre e spargimento di sangue, fame e sete. Gesù viene per ridare dignità ad ogni uomo, riempiendo di luce la vita e i luoghi abitati, come questo. E’ così che il messaggio di salvezza attraverserà spazi sempre più vasti, come cerchi concentrici che dilatano il cuore umano di fecondità che permetta di sentirci tutti protagonisti nella costruzione di un mondo migliore.

Nel brano del Vangelo abbiamo letto quanto nel piccolo Giovanni Battista si manifesti la mano di Dio e come Elisabetta, sua madre, di fronte agli interrogativi della gente, avvolta anche lei dallo Spirito Santo, colga il senso di guardare la storia in modo nuovo. Non è così, purtroppo, quando si perde l’amicizia di Dio a causa del peccato. E questo succede quando in nome dell’amore terreno ci si impossessa del bene che è di tutti. Mentre chi è abitato dall’amore divino crea il bene nelle persone che ama.

Infatti il figlio di Zaccaria ed Elisabetta si chiamerà Giovanni, uscendo dagli schemi tradizionali, che significa: “Dio fa grazia, misericordia”. Giovanni cambia la vita di questa coppia anziana, trasformandola in due discepoli della misericordia e della grazia, quali testimoni della Bontà di Dio.

Anche noi vogliamo volgere il nostro sguardo al piccolo Giovanni per essere capaci come lui di contemplare e adorare il Dio Bambino. E’ Dio che ancora una volta ci stupisce. Ci stupisce ogni qualvolta che, guardando alle nuove generazioni, non desistiamo dal promuovere politiche di incentivo ad accompagnare e sostenere i giovani anche nella loro creatività.

Ci ricordava Papa Francesco: “Il lavoro è già la sfida del nostro tempo, e sarà ancora di più la sfida di domani. Senza lavoro degno e ben remunerato i giovani non diventano veramente adulti, le diseguaglianze aumentano. A volte si può sopravvivere senza lavoro, ma non vi vive bene”. E Papa Leone, nei giorni scorsi, rivolgendosi all’Ordine dei consulenti del lavoro, sottolineava: “Queste parole ci ricordano che al centro di qualsiasi dinamica lavorativa non si devono mettere né il capitale, né le leggi di mercato, né il profitto, ma la persona, la famiglia e il loro bene, rispetto ai quali tutto il resto è funzionale”.

Da questo luogo di lavoro produttivo, il Signore Gesù chiede a tutti di superare la tentazione dei campanilismi e degli interessi particolari. Quasi a conclusione del Giubileo, nello stile che sta animando la Chiesa italiana, attraverso il cammino sinodale, affermiamo che, solo nelle comunità lavorative che generano fiducia, partecipazione e rispetto, si contribuisce a costruire una società più giusta. Tutto ciò che converge verso l’individualismo, isola il lavoratore e, di conseguenza, indebolisce il tessuto sociale. Come Chiesa, nel contemplare il Dio che si è fatto come noi, adoriamo la Trinità delle Persone (Padre, Figlio e Spirito Santo), l’unità della natura, l’uguaglianza della maestà divina.

Il Dio che si è fatto come noi è relazione d’amore e ci invita al principio della fraternità, unico strumento per valorizzare ogni persona e costruire un futuro sostenibile. In tutto questo non può sfuggirci che, come ci ricorda sempre Leone XIV, viviamo “Oggi, in un contesto in cui la tecnologia e l’intelligenza artificiale sempre più gestiscono e condizionano le nostre attività, è urgente impegnarsi affinché le aziende si connotino prima di tutto e soprattutto come comunità umane e fraterne”.

Gesù è nato in una grotta, povera, spoglia, fredda, buia, per renderla con la sua presenza reale, con il suo insegnamento, ricca, piena di calore e di luce, accogliente, luogo di fraternità. Sono proprio i lavoratori di quella regione, i pastori, considerati impuri e non degni di Dio, che ricevono per primi l’annuncio dell’Angelo, che adorano la presenza di Dio e ritornano nei luoghi di lavoro, negli ovili, pieni di gioia e di luce. Sono diventati ricchi di Dio, prima ancora dei Re Magi che arrivano dopo, condividendo le loro ricchezze: oro, incenso e mirra. Dio viene per tutti. Si è fatto come noi, per farci come lui.

Carissimi, grazie perchè siete nelle condizioni di rispondere al contesto globale pieno di disuguaglianze e sfide digitali, promuovendo la fraternità umana. Il Dio Bambino benedica ogni vostra azione in questa direzione, dia a questa azienda e a tutto il mondo del lavoro, alle vostre famiglie, la gioia di sentirvi partecipi dell’opera di Dio a favore di ogni uomo che viene ancora oggi per liberare gli uomini da ogni forma di ingiustizia e di schiavitù vecchia e nuova.

  1. Natale a tutti.

 

 

PREGHIERA PER LA IV DOMENICA DI AVVENTO

Anno A

Tu, Giuseppe, Uomo giusto,

non della parola ma dell’azione

che trasformi il sogno in amore

adorando l’inconcepibile Creatore

nel grembo della tua Maria

dopo il sospetto del tradimento,

cura i cuori lacerati

inondati dal dubbio

per l’impenetrabile Dio.

 

Tu, Giuseppe, uomo ferito,

tra l’amore per la tua Sposa

dolce e fortissimo

sogno nella notte nera,

e la promessa di Dio

che dissipa il velo

del dubbio lacerante,

prega per chi ha perso la pace.

 

Tu, Giuseppe, uomo innamorato,

che ascolti la voce del cuore

ferito e intenerito,

con gli stessi sogni di Dio

nell’accogliere la tua Donna

che scopri quale Madre Sua,

aiuta quanti angosciati

rifiutano la vita

perchè sappiano riconoscerla

quale frutto del loro amore.

 

Tu, Giuseppe, uomo intriso di Assoluto,

entri per la porta del Suo cuore

affermando la forza della vita

sulle tenebre della morte,

continua a farci ideare

progetti di pane e speranza

gustando la gioia feconda

di chi è padre

solo per Amore.

✠ Don Pino

 

 

 

 

 

 

Festa dei SS. Innocenti

Sabato 27 dicembre 2025, presso la chiesa parrocchiale di Santa Maria delle grazie all’Osservanza, Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo presiederà la Messa per fare memoria dei bambini e bambine mai nati quest’anno e condividere il dolore di tante famiglie.

L’iniziativa è promossa dal Movimento per la vita, dal Centro Aiuto alla vita, dall’Associazione Papa Giovanni XXIII, dalla pastorale per la famiglia della Diocesi di Cesena-Sarsina.