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PREGHIERA PER LA SOLENNITA’ DELL’EPIFANIA

 

 

Raccontatemi, Magi, del Dio Bambino!

Voi, cercatori dell’unico Desiderio,

in cammino tra i deserti del mondo

con lo sguardo al cielo

sentite il palpito del cuore

nell’ammirar le stelle.

 

Raccontatemi, Magi, del vostro viaggio!

Voi, in cammino

tra le strade della storia

danzate la forza dell’amore

più forte della stella smarrita

del potere minaccioso dell’uomo.

 

Raccontatemi, Magi, dei vostri turbamenti!

Voi, improvvisamente smarriti

nel buio della notte

tra le luci folgoranti della città

nelle parole ambigue di Erode

foriere di morte.

 

Raccontatemi, Magi, della strada ritrovata!

Voi, riscoperta la stella

lontano dal potere senz’anima

prostrati davanti al Bambino

adorate la luce eterna

con doni di vostra vita.

 

Raccontatemi, Magi, pieni di gioia!

Voi, affascinati dalla luce divina

aiutateci a sentire nell’intimo

oltre i limiti e le cadute

gli smarrimenti e gli sconforti

la tenerezza di Dio con noi.

✠ Don Pino

PREGHIERA PER LA II DOMENICA DOPO NATALE

 

Signore, Dio incarnato,

Grazia e Verità,

venuto a noi

quale luce che si irradia

nel cammino della vita

tra i sentieri della storia.

 

Signore, Grazia e Verità,

intimo desiderio

sazia la fame del cuore

disseta l’arsura dell’animo

in questa arida terra

a rifiorir più bella.

 

Signore, Grazia e Verità,

libra lo spirito

sulle ali della luce

oltre il buio profondo,

abisso senza fine.

 

Signore, Grazia e Verità,

quel tuo slancio d’amore,

che è vera relazione d’incontro,

conduca ogni uomo fuori dall’oblio,

plumbeo inganno,

a restituir gioia senza fine.

 

Signore, Grazia e Verità,

Verbo incarnato,

riconduci l’umano

alla dignità barattata per poco

donando te stesso nella carne

quale Dio svelato

amore gratuito.

 

Signore, Grazia e Verità,

abbraccio disceso dal cielo,

stringi a Te

la fragile natura dell’uomo

patendo ogni dolore

a gustar la gioia ritrovata.

✠ Don Pino

PREGHIERA PER LA SOLENNITA’ DI MARIA MADRE DI DIO E MADRE NOSTRA

1 GENNAIO 2026

Rivolgi su di noi il tuo volto, Signore,

Tu, modello della cura dell’anima

aprila alla speranza

perché tu, ricco di grazia,

non neghi la pace

a questa umanità che si incammina

in un nuovo tratto di strada

che conduce alla luce

sole che sorge dall’alto.

 

A Maria, Madre tua e Madre nostra,

nel suo fecondo silenzio

meditando nel suo cuore

il mistero della tua incarnazione

guardiamo estasiati

e glorifichiamo te

vita divina

respiro eterno

vera pace del mondo.

 

Aiutaci, Maria, in questo tempo

a indugiare nella luce del Figlio tuo

perché il suo volto risplenda

nella sua infinita tenerezza.

Tu, Madre della Chiesa,

aiuta noi figli tuoi

in questo nuovo anno

a vincere l’angoscia

dei nostri cuori impauriti.

 

Con te, Maria, incontriamo Dio

Padre, Salvatore, Redentore,

ti riconosciamo Madre della Chiesa

e da te accogliamo l’autore della vita

Principe della pace.

Donna piena di grazia

Signora del nostro tempo,

come figli a te ci affidiamo,

in te adoriamo il frutto del tuo grembo, Gesù.

✠ Don Pino

MESSAGGIO DEL VESCOVO MONS. ANTIONIO GIUSEPPE CAIAZZO AL TERMINE DELLA MARCIA DELLA PACE

Cesena 1 Gennaio 2026

“Una pace disarmata e disarmante”

Carissimi,

Papa Leone XIV, il giorno in cui si affacciò per la prima volta dalla Loggia centrale di S. Pietro, disse una frase che da quel momento è diventata uno slogan da coltivare ed annunciare: “una pace disarmata e disarmante”, del cuore, della mente, della vita.

Riprendendo il saluto del Cristo risorto, anche lui ripete, così come la Chiesa fa ad ogni celebrazione: “La pace sia con tutti voi”.

Ed è lo stesso messaggio che Papa Leone riprende per questa giornata mondiale per la pace, evidenziando l’aumento delle spese militari, salite in un solo anno del 9,4%. Quanto è triste constatare come ormai ciò che vige tra i diversi popoli è la paura da una parte e il dominio dall’altra.
Si giunge ad osannare il nazionalismo e strumentalizzare la fede religiosa, facendo passare come necessarie la violenza e la lotta armata. Prevale l’assurda logica che bisogna fare la guerra per raggiungere la pace. Raggiungerla diversamente sembra un’utopia.

Come in tante altre occasioni abbiamo avuto modo di dire, mai come in questo momento stiamo sentendo forte il desiderio della pace. Troppo sangue versato da bambini, giovani, adulti e anziani! Ogni guerra è da rinnegare. Tutto è così assurdo e inumano! Chi dichiara e persegue la guerra si è svuotato di umanità, non conosce cosa sia l’amore, non cerca legami di fraternità, ma il potere come segno di dominio che calpesta la dignità delle persone, in particolare le giovani vite inviate al fronte per uccidere ed essere uccise.

Un pensiero forte e diretto viene rivolto da Papa Leone soprattutto a coloro che stanno trasformando i pensieri e le parole in armi: «Le grandi tradizioni spirituali e il retto uso della ragione ci fanno andare oltre i legami di sangue o etnici, oltre quelle fratellanze che riconoscono solo chi è simile e respingono chi è diverso. I credenti devono smentire queste forme di blasfemia che oscurano il nome Santo di Dio e devono coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggi dell’incontro fra tradizioni e culture».

Ma l’analisi di Leone XIV va oltre, soprattutto quando si rivolge direttamente a quanti hanno responsabilità di governo, sottolineando che la via disarmante è quella «della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale, smentita da sempre più frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che richiederebbe invece il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali».

Una pace politica, a nostro parere, va costruita anche nella diversità di opinioni nel nostro Paese, senza scadere spesso in una litigiosità inefficace e in una eterna campagna elettorale, a scapito della risoluzione dei veri gravi problemi che assillano gli italiani e impoveriscono il territorio.

In questa giornata della “Pace” sentiamo essenziale tornare a condividere per collaborare: veri costruttori sono i cittadini che non si fermino a semplici rivendicazioni, ma diventino portatori di preziosi contributi a favore dell’intero nostro Paese La politica oggi è molto lontana dal senso che le attribuiva il Santo Padre Paolo VI “la più alta forma di carità”, un’arte da amare, curare, custodire.

Se la si vivesse in questo modo, i giovani, che per loro stessa natura hanno ideali, credono in un futuro migliore, non eviterebbero l’impegno politico, sfiduciati come sono dall’agire delle istituzioni.

Per questo abbiamo bisogno di una buona politica. La Chiesa deve far sentire la sua voce, ha il sacrosanto dovere di educare a rapporti nuovi per incidere di più sul tessuto sociale perché siano rispettati i diritti e i doveri delle persone.

Ci preme sottolineare un altro aspetto di Leone XIV quando elogia gli “Operatori di Pace” dicendo: «Apriamoci alla pace, accogliamola e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile. Prima di essere una meta, è una presenza e un cammino. Anche nei luoghi in cui rimangono solo macerie e dove la disperazione è inevitabile, troviamo chi non ha dimenticato la pace». Sono cose che soprattutto noi cristiani non dovremmo dimenticare «memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici, si facciano testimoni della pace di Cristo risorto che è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali».

Mai come in questo momento sentiamo di ribadire quanto sia necessario tornare al gusto della Pace, bandendo ogni forma di ingiustizia per sentirci liberi e sicuri, in comunità in cui venga assicurato il bene del singolo e di tutti.

La notte santa del Natale ci ha ricordato che il Natale di Gesù è la presenza di Dio tra noi, chiamati a vivere insieme con tutti, nessuno escluso. Diversamente contribuiremo a seminare morte in un’umanità macchiata da sangue innocente che ha lo stesso colore nei russi come negli ucraini, nei palestinesi come negli ebrei e in tutti gli abitanti di questa nostra fragile Terra.

A Natale non si diventa più buoni. È il falso messaggio pubblicitario che ha il fine unico del guadagno. Natale è ogni giorno! E’ l’occasione che a noi viene concessa per uscire dall’indifferenza, dall’apatia, dal silenzio omertoso e diventare operativi, indicando, senza nessuna pretesa ma con convinzione, orizzonti e mete lontani da raggiungere, speranza che diventa certezza di una umanità senza guerre, povertà, ingiustizie.

Si, carissimi, in questo clima natalizio, in mezzo a tanto terrore, paure, guerre, malattie, povertà di ogni genere, avvertiamo il tepore della luce della grotta di Betlemme che ci avvolge e ci consola, che asciuga le nostre lacrime, ci fa uscire dal chiuso dei nostri egoismi, ci apre la mente ed il cuore alla comprensione di un agire comune per il bene di tutti. Quella luce che i nostri bravi Scout hanno portato nei tanti luoghi abitati dagli uomini, compresi il palazzo vescovile e quello comunale.

Significativa e concreta la conclusione di Leone XIV, quando dice: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”.

La Madre di Dio e Madre nostra, che la Chiesa celebra in questo primo giorno dell’anno, la Regina della Pace, ci aiuti ad entrare in dialogo con il Dio della Pace, per generare vita ed essere anche noi portatori dello stesso mistero per le strade della nostra città, della nostra Diocesi, dialogando e servendo l’umano oggi e sempre.

Don Pino, Arcivescovo

 

PREGHIERA AL TERMINE DELL’ANNO

31 DICEMBRE 2025


Ti lodo, Signore del Tempo,
Principio e Fine
di ogni cosa
Dio della vita
fecondata d’Assoluto
partorita nella carne
rivestita d’infinito.

Ti lodo, Signore del Tempo,
nel quale m’immergo
lasciandomi cullare
dall’onda dell’Amore
che penetra nuovi lidi
di sabbia dorata
e inondata di luce.

Ti lodo, Signore del Tempo,
al termine dei giorni
trascorsi in te
tra volti cari
intrisi di luce e dolori
rivolto verso nuovi orizzonti
presente nella Storia.

Ti lodo, Signore del Tempo,
mentre gli auguri si
consumano
tra strette di mano
brindisi auspicanti
ricolmo del tuo respiro
che espandendosi
annuncia nuova armonia.

Ti lodo, Signore del Tempo,
hai asciugato le mie lacrime,
condiviso i sorrisi
sostenuto la fatica
dei passi d’ogni giorno
sotto il peso di ogni croce
divenuta gloriosa.

✠ Don Pino

OMELIA A CHIUSURA DEL GIUBILEO DEL 2025

Cesena Basilica Cattedrale 28 Dicembre 2025

Festa della Santa Famiglia

 

 

Ecc.za Rev.ma Mons. Douglas Regattieri, Padre Abate Mauro Macchinelli, carissimi fratelli e sorelle provenienti dalle numerose Parrocchie della nostra Diocesi di Cesena-Sarsina, a voi impegnati nei vari ambiti pastorali, a voi che state facendo un cammino di fede nei gruppi, nelle diverse associazioni, nei movimenti; a voi, carissimi religiosi/e, consacrati/e, carissimi diaconi e confratelli nel sacerdozio; a voi, carissime autorità civili e militari e imprenditori presenti, dico grazie per la vostra presenza e partecipazione.

Oggi, ancora una volta, abbiamo attraversato la Porta della nostra Basilica Cattedrale che ci richiama a quella Porta Santa aperta a Roma all’inizio del Giubileo da Papa Francesco.

 

Sicuramente, quanti l’abbiamo attraversata durante l’anno sia a Roma che in altri luoghi indicati, ci siamo sentiti abbracciati dall’amore di Dio, ben coscienti dei fiumi di grazia che durante tutto l’anno ci hanno ricolmato per mezzo della Chiesa.

 

Guardando la Madonna del Popolo, esprimiamo la nostra gioia nel magnificare il Signore insieme a lei. In questo clima natalizio oggi celebriamo la Santa Famiglia, una bella Dioincidenza, che simbolicamente ci fa chiudere la Porta Santa che milioni di pellegrini, provenienti da tutto il mondo, hanno varcato e che ora rimane salda nella nostra memoria come ricordo vivo perché manteniamo sempre aperta la porta del cuore, pronta alla riconciliazione e al perdono.

 

Il male nel mondo è sotto gli occhi di tutti, anche di chi non crede e gli attribuisce cause diverse. Sappiamo tutti che questo è il tempo in cui siamo chiamati a cercare e realizzare nuove strade di speranza. Nonostante noi, Dio continua a fidarsi di noi e ci chiede di essere portatori di pace, di giustizia, di fraternità, di comunione come risposta a tutto il male che continua a proliferare in tutti i continenti, seminando disperazione, disordine, odio.

 

Il Cuore di Cristo, dal quale è scaturita la grande famiglia che è la Chiesa, rimane spalancato perché i fiumi di grazia, simboleggiati dal segno liturgico della stola che indossiamo noi sacerdoti, continuino a scorrere traboccanti e a risanare questo nostro tempo: il mondo ha bisogno di consolazione, di conforto, di amore, per essere risollevato dagli abissi dell’ingiustizia che semina desolazione e sangue innocente.

 

La terra è ferita mortalmente!

 

Le deportazioni, i respingimenti, le discriminazioni, l’accaparrarsi le terre rare sottraendole con la violenza a chi ci vive da sempre, le morti di stenti per mancanza di casa, di cibo, di caldo, le violenze che, quotidianamente si perpetrano sull’intero pianeta, ci interpellano attraverso il Dio della misericordia che ci cerca sempre e ci chiede conto della vita degli altri: “Dov’è tuo fratello”?

 

La famiglia di Nazareth è costretta ad uscire dalla sua terra, la Galilea, per essere respinta in Giudea: “Non c’era posto per loro”, dice l’evangelista e per questo motivo Maria partorisce Gesù nello squallore e nel freddo di una grotta di Betlemme. Ma da qui è costretta a scappare in Egitto perché il potere politico di Erode ha paura di quel bambino, vuole liberarsene nella maniera più feroce e per questo si macchia della strage di tanti innocenti, come di solito meditiamo il 28 Dicembre.

 

Anche loro immigrati in terra straniera!

 

Una storia che si ripete, per sfuggire a poteri dominanti che non consentono il più semplice ma il più imprescindibile dei diritti: vivere in libertà.

 

Maria e Giuseppe, madre e padre putativo di Gesù, mettono a rischio la loro vita pur di difendere quella del Figlio. Ancora una volta vince la logica dell’amore per la vita e che Maria saprà accogliere ancora ai piedi della Croce: “lei ci ha partorito lì come tenera Madre della Chiesa che tutti desidera raccogliere sotto il suo manto. Ella sotto la croce ha visto il buon ladrone ricevere il perdono e ha preso il discepolo di Gesù come suo figlio. È la Madre di misericordia, a cui ci affidiamo: ogni nostra situazione, ogni nostra preghiera, rivolta ai suoi occhi misericordiosi, non resterà senza risposta” (Papa Francesco).

 

Anche noi stasera, come Chiesa in cammino, seguiamo i segni di Dio come i pastori, i Magi, ma soprattutto ascoltiamo la sua voce incarnata nella nostra carne. Percorrendo i sentieri che la vita ci pone davanti, riempiamoli di speranza, liberiamoli dalla paura e dallo sconforto che si insinuano in profondità nel cuore umano, rendendolo inerte. Le tante fragilità familiari, il crollo della celebrazione del sacramento del matrimonio, separazioni, divorzi e convivenze sono le nuove sfide pastorali in una società in cui prevale la cultura della precarietà e della provvisorietà, in cui si rimandano scelte impegnative che durino nel tempo.

 

Ma ci sono altre fragilità familiari che insorgono di fronte alla necessità di assistere malati, minori e anziani, bisognosi di cure e di attenzioni particolari. Ho avuto modo di visitare e stare accanto alla sofferenza in questo tempo. Ho colto in ogni volto l’umanità ferita, bisognosa di cura fisica, ma soprattutto di calore umano, di vicinanza, di affetto. Le solitudini sono davvero tante e molto spesso sfuggono alla nostra attenzione.

 

La Famiglia di Nazareth ci insegna che siamo chiamati tutti, novelli discepoli, a farci pellegrini di speranza. Troviamo l’illuminazione e il coraggio proprio in questa Eucaristia. Il Verbo, che si è fatto carne, ci parla e ci chiama a nutrirci di Lui e ci invita ad invocare l’amore dello Spirito Santo che ci permette di affrontare insieme le sfide del mondo.

 

Il Giubileo, vissuto in un tempo di grandi cambiamenti, ci ha richiamato fortemente a rendere “visibili i segni della presenza e della vicinanza di Dio” (Papa Francesco). E’ a partire dall’infanzia di Gesù che cogliamo come la vita continui ad essere minacciata. Non è facile difenderla: anche oggi sono tante le minacce e le ostilità. In tutti i luoghi abitati da noi, ritroviamoci attorno all’annuncio della Parola di Dio che ci fa superare i legami di sangue, facendoci scoprire di essere la famiglia di Gesù che trova le sue fondamenta sul “fare la volontà di Dio” (cf Mt 12,46-50).

 

La fuga in Egitto diventa un atto di discernimento da parte di Maria e Giuseppe, su invito dell’Angelo del Signore, e quindi prova di coraggio, di umiltà ma anche di responsabilità. Giuseppe si trova coinvolto in una situazione in cui sente la responsabilità di proteggere Gesù e Maria.

Papa Francesco, commentando questo brano diceva: “Nei passi di Giuseppe e Maria si nascondono tanti passi. Vediamo le orme di intere famiglie che oggi si vedono obbligate a partire. Vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene, ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra. In molti casi questa partenza è carica di speranza, carica di futuro; in molti altri, questa partenza ha un nome solo: sopravvivenza. Sopravvivere agli Erode di turno che per imporre il loro potere e accrescere le loro ricchezze non hanno alcun problema a versare sangue innocente”.

 

Anche noi, al termine di questo Giubileo, mentre si chiude la Porta Santa, siamo invitati, in quanto uomini e donne di oggi, credenti e non, nella diversità ministeriale e istituzionale, ad attraversare le porte che ci introducono nei luoghi che la storia ci riserva: sono i nostri luoghi, quelli che abitiamo tutti i giorni: case, chiese, caserme, palazzi comunali, aziende lavorative, ospedali e cliniche, scuole, case di riposo.

 

La storia ci insegna che il potere di Erode come quello dei Romani è crollato, per quanto sia stato il più lungo. Le ideologie passano, le ere culturali si alternano in un crescendo di pensiero sempre più maturo, le bandiere e le alleanze politiche si moltiplicano e cambiano di continuo. Insomma: tutto passa! Panta rei, dicevano i Greci. Cristo resta perché è lo stesso “ieri, oggi e sempre”.

 

Per noi credenti c’è sempre Gesù che è la Porta che ci fa entrare nel suo Regno. E noi intendiamo seguirlo nel quotidiano impegno che si rinnova e ci proietta con maggiore entusiasmo verso il futuro.

 

Concludo con quanto pochi giorni fa ha detto Leone XIV: “il Giubileo volge al termine, non finisce però la speranza che questo Anno ci ha donato: rimarremo pellegrini di speranza! … senza speranza, siamo morti; con la speranza, veniamo alla luce…la speranza è generativa, non uccide ma fa nascere e rinascere. Questa è vera forza. Quella che minaccia e uccide non è forza: è prepotenza, è paura aggressiva, è male che non genera niente. La forza di Dio fa nascere. Per questo vorrei dirvi infine: sperare è generare”. E ancora: “Il nostro compito è generare, non derubare. Eppure, nella fede il dolore della Terra e dei poveri è quello di un parto. Dio genera sempre, noi possiamo generare con Lui, nella speranza. La storia è nelle mani di Dio e di chi spera in Lui. Non c’è solo chi ruba, c’è soprattutto chi genera”.

 

Ci affidiamo alla nostra Madonna del Popolo affinchè ci aiuti ad essere, accanto a lei e dietro di lei, viandanti di speranza. I nostri santi patroni, Mauro e Vicinio preghino per noi e con noi.

Così sia.

✠ Don Pino

 

PREGHIERA PER LA FESTA DELLA SANTA FAMIGLIA

28 dicembre 2025

Immerso in te, Signore,

contemplo la tua grandezza

nel vagito di un bimbo

inerme

accolto nella pienezza dell’amore

piu’ di un dono

che, cresciuto

nel calore domestico,

ne condivide i luoghi.

 

Tu, mistero rivelato,

incontri gli occhi

di Maria e Giuseppe

pieni di luce,

la tua,

come ogni bimbo,

accolto e amato

custodito e protetto.

 

Tu, Dio infante,

abiti la casa dell’uomo

nel ritmo dei gesti

degli sguardi,

ansiosi e sofferti

felici e gaudenti.

 

Tu, fonte inesauribile

nel cuore di ogni famiglia.

Tu, rivestito di umanità,

condividi ogni istante

del tempo che scorre

e rendi gli sposi

fonte d’amore

contro ogni tempesta

vittoriosi

su ogni fragilità.

 

Tu, famiglia di Nazareth,

entra nelle nostre

e aprici al divino

nella teologia casalinga

dei fasciatoi disfatti

fornelli accesi

giochi rumorosi

pianti e sorrisi.

✠ Don Pino

 

 

 

 

 

 

 

PREGHIERA A CHIUSURA DEL GIUBILEO 2025

Basilica Cattedrale di Cesena

 

Dio della speranza

ci hai radunati

come un unico popolo,

hai accolto chi non ha voce

e che ami come figlio prediletto:

sulla croce del letto di dolore

nella solitudine quotidiana

dietro le sbarre di un carcere

nel dramma di una madre

che piange quel figlio perduto

nell’ingiustizia di un’umanità smarrita

senza più Te,

contaminata da sangue innocente.

 

Ci hai donato, Signore, nel Giubileo,

fiumi di grazia

in un abbraccio benedicente,

hai riacceso desiderio

e speranza di pace;

rinvigoriti dall’incontro con Te

seminiamo misericordia

tra le strade del mondo

frastornate dal cupo rimbombo delle armi

nel sussulto improvviso dell’amore

che continua a fecondare la terra

intrisa di lacrime amare

ma non arresa allo sconforto.

 

Padre misericordioso e Santo

con la tua Chiesa,

durante tutto l’anno,

all’uomo confuso

e disperato

hai aperto la via della salvezza

desiderio di venire a Te

per riassaporare l’abbraccio dell’accoglienza

l’affetto della paternità,

con nuovi calzari ai piedi

l’anello della regalità

il vitello grasso della festa comunitaria

la casa ritrovata.

 

Guidaci, o padre, con il tuo amore

sulla via della Gerusalemme celeste,

concedici di contemplare il tuo volto

e godere il tuo amore

per sempre

nel pieno compimento

nel Cristo, tuo Figlio e nostro Signore.

la fede, la Speranza e la Carità

rianimino il quotidiano vivere

e, avendoti incontrato,

professiamo il nostro credo

nella fedeltà

di cui ci inondi

Amen!

✠ Don Pino

 

 

 

 

 

 

 

 

OMELIA DEL GIORNO DI NATALE 2025

Basilica Cattedrale Cesena

 

Carissimi,

la solennità del Natale del Signore Gesù ci fa ritrovare insieme per adorare la sua presenza in mezzo a noi. Presenza viva che comunica vita, parla alla nostra vita, la riempie di senso, proiettandoci verso l’attesa della sua venuta eterna in mezzo a noi, così come più volte durante la celebrazione eucaristica affermiamo.

Il Verbo, cioè la Parola, continua a farsi carne nella nostra carne. Sentirci abitati dalla sua presenza ci impegna ad essere testimoni credibili nella vita di tutti i giorni, del Dio con noi.

E’ lui che ci dice: “Eccomi”, così come nel versetto precedente la lettura di Isaia viene riportato: «In quel giorno il mio popolo saprà chi sono io. Io sono colui che dice: Eccomi!» (Is 52,6). Il cammino di fede, cioè il percorso della nostra vita, ci rassicura che in tutti i momenti della nostra esistenza Dio è sempre presente, condividendo gioie e dolori, illuminando anche il buio più cupo che in alcuni momenti attraversiamo. Una storia, la nostra, condivisa dal Signore che non si stanca mai di starci vicino, ispirandoci nello scrivere pagine nuove da saper leggere e gustare.

Proprio Isaia, nella prima lettura, ci aiuta a leggere questo momento particolare dell’esistenza di ognuno e di tutti, anzi dell’umanità intera.

Gesù nasce comunque, anche nell’ attuale problematico scenario. Tempo nel quale ci sentiamo un po’ come deportati in Babilonia. E’ in atto un esilio rappresentato dagli eventi tragici delle tante guerre che, in modo impietoso, costringono milioni di persone ad abbandonare le loro terre, lasciando anche i loro affetti sotto le macerie delle case. E’ la logica delle dittature contro ogni forma di democrazia, logica impietosa che mina seriamente la convivenza umana, minacciandola di sterminio apocalittico. E’ la logica di chi schiaccia la dignità umana, pur di affermare il sovranismo a cui sottostare e che porta alla perdita della propria identità.

Ma c’è anche un altro esilio, dal quale dipende il primo. Forse, senza rendercene conto, abbiamo scelto di stare in esilio, lontani da Dio. In questo esilio stiamo sperimentando l’umiliazione, l’angoscia, la tristezza che spesso si consumano all’interno delle mura domestiche dove l’infanzia dovrebbe trovare riparo e protezione e che diventano talvolta luoghi dove si consumano femminicidi, separazioni, aborti, droga, abusi sessuali.

In queste deportazioni, vuote di contenuti, di speranza, la luce di Gesù appare tra le tenebre e, a quanti l’accolgono, ridà la dignità di ritornare figli, quindi fratelli bisognosi di dare amore e di riceverne. A noi, nuovi esiliati, che vacilliamo anche nella fede, il profeta ci ricorda che Dio viene sempre e non si dimentica del suo popolo, perché Lui è fedele e continua a dire ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito: “Eccomi”.

Per noi credenti ciò che viene detto al futuro diventa realtà. La scena descritta da Isaia ci appartiene: la carovana degli esiliati in movimento abbandona la terra straniera per avvicinarsi a Gerusalemme. In questo scenario c’è un messaggero che corre avanti, a piedi nudi, sul terreno pieno di asperità per comunicare la bella notizia: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza».

Da questo momento è un correre febbrile, contagioso. Le sentinelle vedono arrivare quest’uomo e intuiscono che sta portando una lieta notizia. Si mettono a correre anche loro per le strade della città per annunciare a tutti che da Babilonia stanno ritornando gli esiliati. Dio, che non ha mai abbandonato il suo popolo, se lo è ripreso e lo sta riportando a casa.

Come sarebbe bello se tutti cogliessimo che Dio ci dice ancora oggi: “Eccomi”. Vengo nella carne per abitare la miseria umana e renderla ricca di quell’umanità che l’egoismo, la prepotenza, l’esaltazione dell’io umiliano quotidianamente.

Anche noi, con la venuta di Gesù, desideriamo e invochiamo una nuova era di pace per ricostruire le mura diroccate da droni, bombe di ogni genere. Ancora una volta Dio si fa carne nella nostra carne. Gesù di Nazaret, lungo le rive dei tanti laghi di Galilea, soprattutto lungo i laghi e i mari della disperazione e della morte, annuncia oggi: il regno di Dio è in atto e la giustizia dev’essere posta a fondamento delle mura da ricostruire. Allora la pace e la fraternità che è venuto a portarci non saranno un’utopia.

Da questo comprendiamo che la forza dell’annuncio del Natale di Gesù cambia realmente la vita di ogni uomo, perché è dirompente e ci illumina per liberarci da un atteggiamento di buonismo, di millantata perfezione, di sentirci a posto. Il Natale di Gesù significa scoprire che in lui siamo figli, figli peccatori ma amati dal Padre.

Questo è, dunque, il giorno in cui siamo chiamati a stringerci fianco a fianco con tutti i fratelli di fede e dell’umanità intera.

La nascita di Gesù Bambino ci fa dire che sono inaccettabili i crimini contro i bambini in ogni parte del mondo perché sono un sacrilegio che disprezza Dio che ha scelto di farsi Bambino. La dignità di ogni bambino, fin dal concepimento, è data proprio dal fatto che il divino si è fatto umano.

E’ il giorno in cui cominciamo a fare piccoli passi andando incontro al Signore che viene, piccoli passi che ci conducono verso riconciliazioni quotidiane con i familiari, con  i vicini di casa, con i fratelli di comunità parrocchiali. Ma anche nel mondo del lavoro, imprenditoriale e soprattutto politico. La litigiosità quotidiana e le schermaglie tra leader di partiti non aiutano la convivenza civile e l’amore delle nuove generazioni verso l’impegno per il bene comune, ma allontanano.

Il Natale di Gesù ci dice che questo è il tempo di prenderci cura della democrazia, rimettendo al centro ogni persona e i luoghi da essi abitati. C’è bisogno di creare nuove relazioni affinchè la partecipazione alla vita pubblica e l’impegno nel sociale sviluppino nuovi modelli e nuove forme di gestione condivisa. La sua venuta nella nostra carne ci dice che siamo invitati a migliorare la qualità della vita, vincendo la cultura della morte in atto e a costruire nuove opportunità generative di innovazione sociale.

Carissimi, a conclusione di questa meditazione, mi piace riportare quanto S. Paolo VI diceva nel Natale del 1963:

“Ecco come si deve vivere da cristiani, se abbiamo capito di essere amati dal Signore. E inoltre: noi che siamo così poveri, egoisti, e temiamo ci sfugga il tesoro della vita e ci venga dagli altri rapito, quando ci sentiamo amati da Dio, diventiamo generosi, e la prodigalità del poco che abbiamo diventa quasi istintiva. In una parola, siamo capaci di amare gli altri, di fare il bene ed essere dispensatori di carità, poiché abbiamo intuito il segreto di Dio, che è Carità. Sicché avendo ricevuto noi questo suo grande, infinito dono, saremo, a nostra volta, ministri di carità e di bene per gli altri.

Questo il Natale – conclude il Santo Padre –, questa la meditazione che ci proponiamo tutti, nella beatitudine e nella gioia di conoscere la ricchezza della bontà di Dio e di saperci amati da Lui”.

Natale a tutti.

✠ Don Pino