Author:

PREGHIERA AL TERMINE DELL’ANNO

31 DICEMBRE 2025


Ti lodo, Signore del Tempo,
Principio e Fine
di ogni cosa
Dio della vita
fecondata d’Assoluto
partorita nella carne
rivestita d’infinito.

Ti lodo, Signore del Tempo,
nel quale m’immergo
lasciandomi cullare
dall’onda dell’Amore
che penetra nuovi lidi
di sabbia dorata
e inondata di luce.

Ti lodo, Signore del Tempo,
al termine dei giorni
trascorsi in te
tra volti cari
intrisi di luce e dolori
rivolto verso nuovi orizzonti
presente nella Storia.

Ti lodo, Signore del Tempo,
mentre gli auguri si
consumano
tra strette di mano
brindisi auspicanti
ricolmo del tuo respiro
che espandendosi
annuncia nuova armonia.

Ti lodo, Signore del Tempo,
hai asciugato le mie lacrime,
condiviso i sorrisi
sostenuto la fatica
dei passi d’ogni giorno
sotto il peso di ogni croce
divenuta gloriosa.

✠ Don Pino

OMELIA A CHIUSURA DEL GIUBILEO DEL 2025

Cesena Basilica Cattedrale 28 Dicembre 2025

Festa della Santa Famiglia

 

 

Ecc.za Rev.ma Mons. Douglas Regattieri, Padre Abate Mauro Macchinelli, carissimi fratelli e sorelle provenienti dalle numerose Parrocchie della nostra Diocesi di Cesena-Sarsina, a voi impegnati nei vari ambiti pastorali, a voi che state facendo un cammino di fede nei gruppi, nelle diverse associazioni, nei movimenti; a voi, carissimi religiosi/e, consacrati/e, carissimi diaconi e confratelli nel sacerdozio; a voi, carissime autorità civili e militari e imprenditori presenti, dico grazie per la vostra presenza e partecipazione.

Oggi, ancora una volta, abbiamo attraversato la Porta della nostra Basilica Cattedrale che ci richiama a quella Porta Santa aperta a Roma all’inizio del Giubileo da Papa Francesco.

 

Sicuramente, quanti l’abbiamo attraversata durante l’anno sia a Roma che in altri luoghi indicati, ci siamo sentiti abbracciati dall’amore di Dio, ben coscienti dei fiumi di grazia che durante tutto l’anno ci hanno ricolmato per mezzo della Chiesa.

 

Guardando la Madonna del Popolo, esprimiamo la nostra gioia nel magnificare il Signore insieme a lei. In questo clima natalizio oggi celebriamo la Santa Famiglia, una bella Dioincidenza, che simbolicamente ci fa chiudere la Porta Santa che milioni di pellegrini, provenienti da tutto il mondo, hanno varcato e che ora rimane salda nella nostra memoria come ricordo vivo perché manteniamo sempre aperta la porta del cuore, pronta alla riconciliazione e al perdono.

 

Il male nel mondo è sotto gli occhi di tutti, anche di chi non crede e gli attribuisce cause diverse. Sappiamo tutti che questo è il tempo in cui siamo chiamati a cercare e realizzare nuove strade di speranza. Nonostante noi, Dio continua a fidarsi di noi e ci chiede di essere portatori di pace, di giustizia, di fraternità, di comunione come risposta a tutto il male che continua a proliferare in tutti i continenti, seminando disperazione, disordine, odio.

 

Il Cuore di Cristo, dal quale è scaturita la grande famiglia che è la Chiesa, rimane spalancato perché i fiumi di grazia, simboleggiati dal segno liturgico della stola che indossiamo noi sacerdoti, continuino a scorrere traboccanti e a risanare questo nostro tempo: il mondo ha bisogno di consolazione, di conforto, di amore, per essere risollevato dagli abissi dell’ingiustizia che semina desolazione e sangue innocente.

 

La terra è ferita mortalmente!

 

Le deportazioni, i respingimenti, le discriminazioni, l’accaparrarsi le terre rare sottraendole con la violenza a chi ci vive da sempre, le morti di stenti per mancanza di casa, di cibo, di caldo, le violenze che, quotidianamente si perpetrano sull’intero pianeta, ci interpellano attraverso il Dio della misericordia che ci cerca sempre e ci chiede conto della vita degli altri: “Dov’è tuo fratello”?

 

La famiglia di Nazareth è costretta ad uscire dalla sua terra, la Galilea, per essere respinta in Giudea: “Non c’era posto per loro”, dice l’evangelista e per questo motivo Maria partorisce Gesù nello squallore e nel freddo di una grotta di Betlemme. Ma da qui è costretta a scappare in Egitto perché il potere politico di Erode ha paura di quel bambino, vuole liberarsene nella maniera più feroce e per questo si macchia della strage di tanti innocenti, come di solito meditiamo il 28 Dicembre.

 

Anche loro immigrati in terra straniera!

 

Una storia che si ripete, per sfuggire a poteri dominanti che non consentono il più semplice ma il più imprescindibile dei diritti: vivere in libertà.

 

Maria e Giuseppe, madre e padre putativo di Gesù, mettono a rischio la loro vita pur di difendere quella del Figlio. Ancora una volta vince la logica dell’amore per la vita e che Maria saprà accogliere ancora ai piedi della Croce: “lei ci ha partorito lì come tenera Madre della Chiesa che tutti desidera raccogliere sotto il suo manto. Ella sotto la croce ha visto il buon ladrone ricevere il perdono e ha preso il discepolo di Gesù come suo figlio. È la Madre di misericordia, a cui ci affidiamo: ogni nostra situazione, ogni nostra preghiera, rivolta ai suoi occhi misericordiosi, non resterà senza risposta” (Papa Francesco).

 

Anche noi stasera, come Chiesa in cammino, seguiamo i segni di Dio come i pastori, i Magi, ma soprattutto ascoltiamo la sua voce incarnata nella nostra carne. Percorrendo i sentieri che la vita ci pone davanti, riempiamoli di speranza, liberiamoli dalla paura e dallo sconforto che si insinuano in profondità nel cuore umano, rendendolo inerte. Le tante fragilità familiari, il crollo della celebrazione del sacramento del matrimonio, separazioni, divorzi e convivenze sono le nuove sfide pastorali in una società in cui prevale la cultura della precarietà e della provvisorietà, in cui si rimandano scelte impegnative che durino nel tempo.

 

Ma ci sono altre fragilità familiari che insorgono di fronte alla necessità di assistere malati, minori e anziani, bisognosi di cure e di attenzioni particolari. Ho avuto modo di visitare e stare accanto alla sofferenza in questo tempo. Ho colto in ogni volto l’umanità ferita, bisognosa di cura fisica, ma soprattutto di calore umano, di vicinanza, di affetto. Le solitudini sono davvero tante e molto spesso sfuggono alla nostra attenzione.

 

La Famiglia di Nazareth ci insegna che siamo chiamati tutti, novelli discepoli, a farci pellegrini di speranza. Troviamo l’illuminazione e il coraggio proprio in questa Eucaristia. Il Verbo, che si è fatto carne, ci parla e ci chiama a nutrirci di Lui e ci invita ad invocare l’amore dello Spirito Santo che ci permette di affrontare insieme le sfide del mondo.

 

Il Giubileo, vissuto in un tempo di grandi cambiamenti, ci ha richiamato fortemente a rendere “visibili i segni della presenza e della vicinanza di Dio” (Papa Francesco). E’ a partire dall’infanzia di Gesù che cogliamo come la vita continui ad essere minacciata. Non è facile difenderla: anche oggi sono tante le minacce e le ostilità. In tutti i luoghi abitati da noi, ritroviamoci attorno all’annuncio della Parola di Dio che ci fa superare i legami di sangue, facendoci scoprire di essere la famiglia di Gesù che trova le sue fondamenta sul “fare la volontà di Dio” (cf Mt 12,46-50).

 

La fuga in Egitto diventa un atto di discernimento da parte di Maria e Giuseppe, su invito dell’Angelo del Signore, e quindi prova di coraggio, di umiltà ma anche di responsabilità. Giuseppe si trova coinvolto in una situazione in cui sente la responsabilità di proteggere Gesù e Maria.

Papa Francesco, commentando questo brano diceva: “Nei passi di Giuseppe e Maria si nascondono tanti passi. Vediamo le orme di intere famiglie che oggi si vedono obbligate a partire. Vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene, ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra. In molti casi questa partenza è carica di speranza, carica di futuro; in molti altri, questa partenza ha un nome solo: sopravvivenza. Sopravvivere agli Erode di turno che per imporre il loro potere e accrescere le loro ricchezze non hanno alcun problema a versare sangue innocente”.

 

Anche noi, al termine di questo Giubileo, mentre si chiude la Porta Santa, siamo invitati, in quanto uomini e donne di oggi, credenti e non, nella diversità ministeriale e istituzionale, ad attraversare le porte che ci introducono nei luoghi che la storia ci riserva: sono i nostri luoghi, quelli che abitiamo tutti i giorni: case, chiese, caserme, palazzi comunali, aziende lavorative, ospedali e cliniche, scuole, case di riposo.

 

La storia ci insegna che il potere di Erode come quello dei Romani è crollato, per quanto sia stato il più lungo. Le ideologie passano, le ere culturali si alternano in un crescendo di pensiero sempre più maturo, le bandiere e le alleanze politiche si moltiplicano e cambiano di continuo. Insomma: tutto passa! Panta rei, dicevano i Greci. Cristo resta perché è lo stesso “ieri, oggi e sempre”.

 

Per noi credenti c’è sempre Gesù che è la Porta che ci fa entrare nel suo Regno. E noi intendiamo seguirlo nel quotidiano impegno che si rinnova e ci proietta con maggiore entusiasmo verso il futuro.

 

Concludo con quanto pochi giorni fa ha detto Leone XIV: “il Giubileo volge al termine, non finisce però la speranza che questo Anno ci ha donato: rimarremo pellegrini di speranza! … senza speranza, siamo morti; con la speranza, veniamo alla luce…la speranza è generativa, non uccide ma fa nascere e rinascere. Questa è vera forza. Quella che minaccia e uccide non è forza: è prepotenza, è paura aggressiva, è male che non genera niente. La forza di Dio fa nascere. Per questo vorrei dirvi infine: sperare è generare”. E ancora: “Il nostro compito è generare, non derubare. Eppure, nella fede il dolore della Terra e dei poveri è quello di un parto. Dio genera sempre, noi possiamo generare con Lui, nella speranza. La storia è nelle mani di Dio e di chi spera in Lui. Non c’è solo chi ruba, c’è soprattutto chi genera”.

 

Ci affidiamo alla nostra Madonna del Popolo affinchè ci aiuti ad essere, accanto a lei e dietro di lei, viandanti di speranza. I nostri santi patroni, Mauro e Vicinio preghino per noi e con noi.

Così sia.

✠ Don Pino

 

PREGHIERA PER LA FESTA DELLA SANTA FAMIGLIA

28 dicembre 2025

Immerso in te, Signore,

contemplo la tua grandezza

nel vagito di un bimbo

inerme

accolto nella pienezza dell’amore

piu’ di un dono

che, cresciuto

nel calore domestico,

ne condivide i luoghi.

 

Tu, mistero rivelato,

incontri gli occhi

di Maria e Giuseppe

pieni di luce,

la tua,

come ogni bimbo,

accolto e amato

custodito e protetto.

 

Tu, Dio infante,

abiti la casa dell’uomo

nel ritmo dei gesti

degli sguardi,

ansiosi e sofferti

felici e gaudenti.

 

Tu, fonte inesauribile

nel cuore di ogni famiglia.

Tu, rivestito di umanità,

condividi ogni istante

del tempo che scorre

e rendi gli sposi

fonte d’amore

contro ogni tempesta

vittoriosi

su ogni fragilità.

 

Tu, famiglia di Nazareth,

entra nelle nostre

e aprici al divino

nella teologia casalinga

dei fasciatoi disfatti

fornelli accesi

giochi rumorosi

pianti e sorrisi.

✠ Don Pino

 

 

 

 

 

 

 

PREGHIERA A CHIUSURA DEL GIUBILEO 2025

Basilica Cattedrale di Cesena

 

Dio della speranza

ci hai radunati

come un unico popolo,

hai accolto chi non ha voce

e che ami come figlio prediletto:

sulla croce del letto di dolore

nella solitudine quotidiana

dietro le sbarre di un carcere

nel dramma di una madre

che piange quel figlio perduto

nell’ingiustizia di un’umanità smarrita

senza più Te,

contaminata da sangue innocente.

 

Ci hai donato, Signore, nel Giubileo,

fiumi di grazia

in un abbraccio benedicente,

hai riacceso desiderio

e speranza di pace;

rinvigoriti dall’incontro con Te

seminiamo misericordia

tra le strade del mondo

frastornate dal cupo rimbombo delle armi

nel sussulto improvviso dell’amore

che continua a fecondare la terra

intrisa di lacrime amare

ma non arresa allo sconforto.

 

Padre misericordioso e Santo

con la tua Chiesa,

durante tutto l’anno,

all’uomo confuso

e disperato

hai aperto la via della salvezza

desiderio di venire a Te

per riassaporare l’abbraccio dell’accoglienza

l’affetto della paternità,

con nuovi calzari ai piedi

l’anello della regalità

il vitello grasso della festa comunitaria

la casa ritrovata.

 

Guidaci, o padre, con il tuo amore

sulla via della Gerusalemme celeste,

concedici di contemplare il tuo volto

e godere il tuo amore

per sempre

nel pieno compimento

nel Cristo, tuo Figlio e nostro Signore.

la fede, la Speranza e la Carità

rianimino il quotidiano vivere

e, avendoti incontrato,

professiamo il nostro credo

nella fedeltà

di cui ci inondi

Amen!

✠ Don Pino

 

 

 

 

 

 

 

 

OMELIA DEL GIORNO DI NATALE 2025

Basilica Cattedrale Cesena

 

Carissimi,

la solennità del Natale del Signore Gesù ci fa ritrovare insieme per adorare la sua presenza in mezzo a noi. Presenza viva che comunica vita, parla alla nostra vita, la riempie di senso, proiettandoci verso l’attesa della sua venuta eterna in mezzo a noi, così come più volte durante la celebrazione eucaristica affermiamo.

Il Verbo, cioè la Parola, continua a farsi carne nella nostra carne. Sentirci abitati dalla sua presenza ci impegna ad essere testimoni credibili nella vita di tutti i giorni, del Dio con noi.

E’ lui che ci dice: “Eccomi”, così come nel versetto precedente la lettura di Isaia viene riportato: «In quel giorno il mio popolo saprà chi sono io. Io sono colui che dice: Eccomi!» (Is 52,6). Il cammino di fede, cioè il percorso della nostra vita, ci rassicura che in tutti i momenti della nostra esistenza Dio è sempre presente, condividendo gioie e dolori, illuminando anche il buio più cupo che in alcuni momenti attraversiamo. Una storia, la nostra, condivisa dal Signore che non si stanca mai di starci vicino, ispirandoci nello scrivere pagine nuove da saper leggere e gustare.

Proprio Isaia, nella prima lettura, ci aiuta a leggere questo momento particolare dell’esistenza di ognuno e di tutti, anzi dell’umanità intera.

Gesù nasce comunque, anche nell’ attuale problematico scenario. Tempo nel quale ci sentiamo un po’ come deportati in Babilonia. E’ in atto un esilio rappresentato dagli eventi tragici delle tante guerre che, in modo impietoso, costringono milioni di persone ad abbandonare le loro terre, lasciando anche i loro affetti sotto le macerie delle case. E’ la logica delle dittature contro ogni forma di democrazia, logica impietosa che mina seriamente la convivenza umana, minacciandola di sterminio apocalittico. E’ la logica di chi schiaccia la dignità umana, pur di affermare il sovranismo a cui sottostare e che porta alla perdita della propria identità.

Ma c’è anche un altro esilio, dal quale dipende il primo. Forse, senza rendercene conto, abbiamo scelto di stare in esilio, lontani da Dio. In questo esilio stiamo sperimentando l’umiliazione, l’angoscia, la tristezza che spesso si consumano all’interno delle mura domestiche dove l’infanzia dovrebbe trovare riparo e protezione e che diventano talvolta luoghi dove si consumano femminicidi, separazioni, aborti, droga, abusi sessuali.

In queste deportazioni, vuote di contenuti, di speranza, la luce di Gesù appare tra le tenebre e, a quanti l’accolgono, ridà la dignità di ritornare figli, quindi fratelli bisognosi di dare amore e di riceverne. A noi, nuovi esiliati, che vacilliamo anche nella fede, il profeta ci ricorda che Dio viene sempre e non si dimentica del suo popolo, perché Lui è fedele e continua a dire ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito: “Eccomi”.

Per noi credenti ciò che viene detto al futuro diventa realtà. La scena descritta da Isaia ci appartiene: la carovana degli esiliati in movimento abbandona la terra straniera per avvicinarsi a Gerusalemme. In questo scenario c’è un messaggero che corre avanti, a piedi nudi, sul terreno pieno di asperità per comunicare la bella notizia: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza».

Da questo momento è un correre febbrile, contagioso. Le sentinelle vedono arrivare quest’uomo e intuiscono che sta portando una lieta notizia. Si mettono a correre anche loro per le strade della città per annunciare a tutti che da Babilonia stanno ritornando gli esiliati. Dio, che non ha mai abbandonato il suo popolo, se lo è ripreso e lo sta riportando a casa.

Come sarebbe bello se tutti cogliessimo che Dio ci dice ancora oggi: “Eccomi”. Vengo nella carne per abitare la miseria umana e renderla ricca di quell’umanità che l’egoismo, la prepotenza, l’esaltazione dell’io umiliano quotidianamente.

Anche noi, con la venuta di Gesù, desideriamo e invochiamo una nuova era di pace per ricostruire le mura diroccate da droni, bombe di ogni genere. Ancora una volta Dio si fa carne nella nostra carne. Gesù di Nazaret, lungo le rive dei tanti laghi di Galilea, soprattutto lungo i laghi e i mari della disperazione e della morte, annuncia oggi: il regno di Dio è in atto e la giustizia dev’essere posta a fondamento delle mura da ricostruire. Allora la pace e la fraternità che è venuto a portarci non saranno un’utopia.

Da questo comprendiamo che la forza dell’annuncio del Natale di Gesù cambia realmente la vita di ogni uomo, perché è dirompente e ci illumina per liberarci da un atteggiamento di buonismo, di millantata perfezione, di sentirci a posto. Il Natale di Gesù significa scoprire che in lui siamo figli, figli peccatori ma amati dal Padre.

Questo è, dunque, il giorno in cui siamo chiamati a stringerci fianco a fianco con tutti i fratelli di fede e dell’umanità intera.

La nascita di Gesù Bambino ci fa dire che sono inaccettabili i crimini contro i bambini in ogni parte del mondo perché sono un sacrilegio che disprezza Dio che ha scelto di farsi Bambino. La dignità di ogni bambino, fin dal concepimento, è data proprio dal fatto che il divino si è fatto umano.

E’ il giorno in cui cominciamo a fare piccoli passi andando incontro al Signore che viene, piccoli passi che ci conducono verso riconciliazioni quotidiane con i familiari, con  i vicini di casa, con i fratelli di comunità parrocchiali. Ma anche nel mondo del lavoro, imprenditoriale e soprattutto politico. La litigiosità quotidiana e le schermaglie tra leader di partiti non aiutano la convivenza civile e l’amore delle nuove generazioni verso l’impegno per il bene comune, ma allontanano.

Il Natale di Gesù ci dice che questo è il tempo di prenderci cura della democrazia, rimettendo al centro ogni persona e i luoghi da essi abitati. C’è bisogno di creare nuove relazioni affinchè la partecipazione alla vita pubblica e l’impegno nel sociale sviluppino nuovi modelli e nuove forme di gestione condivisa. La sua venuta nella nostra carne ci dice che siamo invitati a migliorare la qualità della vita, vincendo la cultura della morte in atto e a costruire nuove opportunità generative di innovazione sociale.

Carissimi, a conclusione di questa meditazione, mi piace riportare quanto S. Paolo VI diceva nel Natale del 1963:

“Ecco come si deve vivere da cristiani, se abbiamo capito di essere amati dal Signore. E inoltre: noi che siamo così poveri, egoisti, e temiamo ci sfugga il tesoro della vita e ci venga dagli altri rapito, quando ci sentiamo amati da Dio, diventiamo generosi, e la prodigalità del poco che abbiamo diventa quasi istintiva. In una parola, siamo capaci di amare gli altri, di fare il bene ed essere dispensatori di carità, poiché abbiamo intuito il segreto di Dio, che è Carità. Sicché avendo ricevuto noi questo suo grande, infinito dono, saremo, a nostra volta, ministri di carità e di bene per gli altri.

Questo il Natale – conclude il Santo Padre –, questa la meditazione che ci proponiamo tutti, nella beatitudine e nella gioia di conoscere la ricchezza della bontà di Dio e di saperci amati da Lui”.

Natale a tutti.

✠ Don Pino

 

 

OMELIA DELLA NOTTE DI NATALE 2025

Basilica Cattedrale Cesena

 

Carissimi, in questa notte Santa in cui adoriamo la presenza divina in un bambino, siamo convenuti nella nostra Basilica Cattedrale, insieme ai pastori di Betlemme, come viandanti di speranza per adorare il “Dio che si è fatto come noi”. Quanto più significativo al termine dell’Anno Santo.

Questa notte è resa solenne dalla partecipazione di tutti voi: il parroco, Mons. Giordano, i diaconi, quanti voi di Comunione e Liberazione avete accolto il mio invito a vivere questo forte momento che ci permette di attingere alla mensa della Parola e dell’Eucaristia.

Papa Francesco, con l’apertura della Porta Santa, ci aiuta a riflettere con queste parole: “Tutti sperano. Nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene, pur non sapendo che cosa il domani porterà con sé. L’imprevedibilità del futuro, tuttavia, fa sorgere sentimenti a volte contrapposti: dalla fiducia al timore, dalla serenità allo sconforto, dalla certezza al dubbio. Incontriamo spesso persone sfiduciate, che guardano all’avvenire con scetticismo e pessimismo, come se nulla potesse offrire loro felicità. Possa il Giubileo essere per tutti occasione di rianimare la speranza. La Parola di Dio ci aiuta a trovarne le ragioni” [Francesco, Spes non confundit 1].

Ora continuiamo il nostro percorso, in comunione con tutta la Chiesa presente nel mondo, in particolare, in grazia del cammino sinodale che abbiamo vissuto con la Chiesa italiana e quella dell’Emilia Romagna, guardiamo avanti fiduciosi, pronti ad affrontare le grandi sfide di questo tempo. Non possiamo nasconderci dietro le paure o rimanere inerti. Sono proprio queste sfide che ci smuovono per osare di più nel servire la vita e la storia.

Il Dio con noi non si ammira nell’emozione del presepe, per quanto bello possa essere, proprio perché ogni presepe rappresenta la storia di un territorio, dell’umanità raggiunta da Dio. Anche noi, come i pastori, siamo invitati a lasciarci illuminare dalla luce che squarcia le tenebre della nostra storia, per essere noi stessi luce che irradia i luoghi di dolore, di disperazione, di solitudine, di ingiustizia, di guerra, di spargimento di sangue innocente.

Meditando sulla prima lettura, tratta dal libro del profeta Isaia, vi ritrovo molta attinenza con i problemi che viviamo quotidianamente. Inizia con l’immagine della luce: «Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse». Anche al tempo di Isaia si stava vivendo un momento drammatico della storia. Tiglat-Pileser III, re d’Assiria (734-732), nella guerra siro-efraimita, invase la Galilea e la Samaria, mettendole a ferro e fuoco e spargendo ovunque sangue e terrore. Lo scenario è esattamente uguale a quello di Gaza, dell’Ucraina, del Congo, del Sud Sudan e di tanti altri luoghi devastati dal male. La terra, anche oggi, è avvolta dalle tenebre e dall’oscurità della morte.

Eppure Isaia, a nome di Dio, annuncia la pace e semina speranza, perché Dio non abbandona il suo popolo ed è in atto qualcosa di sconvolgente: spunta un giorno di giubilo e di gioia. E’ la salvezza del Signore che arriva dopo un lungo tempo di grande turbamento e sofferenza.

Anche noi, in questa notte, viviamo la speranza che il Signore è venuto per «moltiplicare la gioia, e causare grande letizia». Come i pastori, persone impure, considerate addirittura dannate (non potevano accedere ai luoghi di culto), dopo aver adorato la presenza divina nel Bimbo Gesù, stanotte vogliamo tornare nelle nostre case da muti testimoni del mistero che si è svelato incarnandosi nella nostra carne, con l’annuncio che «ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco».

L’annuncio della notte di Natale vorremmo che coincidesse con la fine di ogni forma di schiavitù: mai più paesi invasi e derubati della propria terra; mai più bambini strappati dalle loro scuole e deportati in terra straniera per essere catechizzati in altre fedi; mai più sangue innocente di giovani soldati inviati al fronte con il rischio di essere sacrificati; mai più donne strappate ai loro figli e violentate; mai più uomini, donne e bambini seppelliti in fondo al mare; mai più…

Infine, Isaia ci dice che «un bambino è nato per noi, ci è stato donato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace”».

         E noi osiamo chiedere al Dio Bambino che nel mondo possano nascere “Consiglieri ammirabili”, cioè politici saggi, capaci di grandi decisioni, nel rispetto della verità e della giustizia. Abbiamo bisogno di uomini che siano prodi, valorosi e che accolgano il Signore appena nato, quale guida e protezione nel donarsi a favore dell’intera umanità.

Chiediamo al Dio che si è fatto carne che si ritorni a contemplare la sua paternità e ci conceda “padri”, cioè guide, che vivano la paternità per sempre e non siano padroni. Padri a servizio del popolo, capaci di prendersene cura seriamente.

Infine il “Principe della pace” diventi il modello dei potenti della terra per agire sulle cause della guerra, dei conflitti armati, abbattendo vendette, ritorsioni e sanzioni. Lavorare insieme per estirpare le tensioni sociali, le prevaricazioni, gli abusi, bandendo per sempre il ricorso alle astuzie, agli inganni, alle scaltrezze politiche.

Il Dio Bambino è venuto per portare la pace attraverso «la giustizia e il diritto». Senza Dio, possiamo ostentare la stessa fede, ma in realtà ci si serve della religione per ostentare noi stessi. Ci si serve di Dio per far dire a Dio esattamente il contrario di quello che dice colui che è nato nella grotta di Betlemme.

In questa notte santa il profeta Isaia ci ha comunicato un duplice messaggio: di speranza da una parte, ma anche di avvertimento dall’altra. Se è vero che la venuta del Messia porterà luce, pace e giustizia, è altrettanto vero che l’orgoglio e la ribellione, il peccato che domina il cuore dell’uomo conducono alla distruzione.

Accogliamo la salvezza del Dio che continua anche oggi a raggiungere l’uomo esattamente negli spazi nei quali abitiamo e nel tempo che viviamo. Oggi si fa carne nel quotidiano, nelle relazioni con gli altri, vicini e lontani, nella condivisione delle gioie e dei dolori. Esattamente nella grotta fredda e spoglia nella quale il Dio Bambino ci chiede di fargli spazio perché ritorni a pulsare il cuore di carne, guardare il futuro con l’occhio di Dio, tornando a vivere da figli, quindi da fratelli. Tutti siamo poveri, se manca Dio. Tutti saremo ricchi se faremo germogliare la speranza, ravvivando i passi incerti e contribuendo a sanare le ingiustizie, le violenze, le guerre inutili e dannose, capaci di seminare solo odio e morte.

Sarà davvero un Santo Natale se ci lasceremo condurre da Gesù, Principe della Pace. Troveremo la risposta alla sete di senso, al desiderio di speranza, perché il Dio con noi ci indica esattamente che noi siamo chiamati a stare con gli altri mostrando la gioia che ci abita. Se Dio è con noi vuol dire che è per noi perché è in noi. Di conseguenza non può essere il Dio contro di noi, contro nessuno, nemmeno contro i dannati pastori. Sono proprio loro che ricevono per primi l’annuncio, vedono, vengono rivestiti di luce, ritornano agli ovili, coscienti che Dio fa nuove tutte le cose.

Concludo con questo pensiero del Card. Carlo Maria Martini: «Con la venuta di Gesù nel mondo non è cambiato in un certo senso nulla per quanto riguarda le vicende esteriori: ancora si ride e si piange, ci si ammala e si sta bene, si combatte, si vince, si perde, si muore. La vita scorre come scorreva prima della nascita di Gesù. Tuttavia per chi accoglie l’annuncio degli Angeli cambia il senso di ogni evento, cambia l’orizzonte e la prospettiva in cui esso si compie, cambia la forza interiore con cui lo si vive; in una parola cambia tutto. È come quando, in matematica, al posto di un segno negativo davanti ad un numero, ne poniamo uno positivo, al posto di un meno, mettiamo un più; il numero sembra lo stesso, in realtà cambia tutto. Gesù, accolto nel cuore con amore, cambia la vita, cambia la storia, cambia l’eternità. Tutto è nuovo, tutto acquista senso, tutto il dolore è intriso di speranza, tutta la gioia è soffusa di moderazione e di scioltezza; tutto il lavoro è vissuto come qualcosa che costruisce, o qui o poi, la casa dove abitare».

Natale a Tutti.

✠ Don Pino

PREGHIERA PER IL SANTO NATALE

25 DICEMBRE 2025

Signore Gesù, sei nato,

tra vivaci colori

e musiche nuove,

non più cornamuse

niente zampogne

ma tra melodie

d’un mondo che cambia:

presepi viventi

marea di uomini

in cammino senza meta.

 

Tu nasci ancora, Gesù,

in questo mondo

il nostro

dove gli sguardi

si incontrano e si sfiorano

forse spenti

o gonfi di lacrime

inquieti

o ricchi di luce,

la tua.

 

Si! o Gesù, nasci sempre,

in questa vita

intrisa di sangue

di morte e paure

di guerre e dolori

di desiderio d’amare

d’essere amato,

fecondando la vita

per risentirne il vagito.

 

Sei nato davvero, Gesù,

nelle corsie di ospedali

nelle solitudini familiari

e hai portato il tuo sorriso

di armonica bellezza

nelle rughe dei volti

nelle mani tremanti

nel grido della terra ferita

e parli nel silenzio

a cuori inteneriti

che si riaprono alla vita.

✠ Don Pino

Messaggio di Natale dell’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo

 

Il Natale di Gesù è alle porte. Nonostante la frenesia di questi giorni, delle luci accese, dei negozi addobbati a festa, del piacere di ritrovarsi nel centro della città, dei paesi e dei piccoli borghi, ci sono tanti segni che rievocano il venire di Gesù oggi, nella nostra vita, nella storia presente. Lo testimoniano i tanti e bei presepi allestiti a Cesenatico, Gambettola, Roversano, Longiano, Case Missiroli e in tanti altri centri.

Il Natale è una festa che coinvolge tutti, a prescindere dal credo. Lo testimonia il desiderio di celebrarlo in qualsiasi luogo e condizione: luoghi di fragilità come case per anziani, di cura, ospedali, ma anche nelle tante aziende presenti sul territorio che chiedono di celebrare il Natale di Gesù. Un bel segno per prepararsi ad accogliere Gesù che viene oggi per curare sofferenze fisiche e spirituali, benedire il mondo del lavoro, illuminare il buio delle nostre anime, scaldare cuori freddi e indifferenti.

Di certo per noi cattolici non potrebbe esserci Natale senza contemplare, meditare ed entrare nel mistero che ha cambiato la storia dell’umanità: Gesù, da Dio, si è fatto uomo. In tutto tranne che nel peccato. Questo è il tempo in cui il Signore continua a venire per illuminare e richiamare a sé menti distratte, disorientate.

È il tempo in cui si conclude l’anno giubilare che di certo tanti benefici ha portato a quanti sono stati viandanti di speranza. Gesù rimane la porta da attraversare sempre. È lui la speranza che viene nel mondo perché si ritorni ad essere uomini desiderosi di condividere la vita di tutti, amare e servire.

È lui l’unica forza che può vincere la logica del profitto, ascoltare il grido di pace di chi quotidianamente assiste a soprusi, ad affetti strappati in modo cruento e che vivono il senso d’impotenza che reclama giustizia. Ecco perché Gesù viene. Per ridare luce al buio che a volte alberga il nostro cuore.

Viene per ridare dignità alla vita prigioniera di una cultura di morte che si fa strada attraverso scie di sangue che dal grembo materno entra nella mente di amori malati, nella soppressione di bimbi appena nati, nella violenza che tradisce gli slogan di pace, nelle ingiustizie di popoli defraudati della loro terra e delle loro ricchezze e sterminati senza pietà.

Il Natale di Gesù è Santo. Santo perché Gesù è Dio che ci svela il volto del Padre. Fa ardere il cuore di nuova speranza nonostante le tante delusioni che cospargono la nostra storia. Santo perché Gesù viene, nasce, passa e rimane nelle nuove grotte in cui si consuma la solitudine di uomini e donne. Santo perché Gesù non si stanca di cercare l’uomo e rivestirlo di quella grazia che lo rende nuovo, bello, rinnovato.

Santo perché Gesù chiede a ognuno di noi di fare la pace con se stesso, con gli altri, con Dio, ritornando a Dio. Il mondo è diventato caotico, cruento, a tratti ingestibile perché ha perso di vista Dio. Ma noi siamo certi che, come direbbe il sindaco santo di Firenze, Giorgio La Pira, «alla superficie, le acque dei mari ci appaiono agitate, ci suggeriscono l’immagine di un divenire caotico, in balia di forze incontrollabili, ma nel profondo vi sono potenti e misteriose correnti che governano il loro moto. Anche nel profondo della storia umana, così agitata nella superficie, vi sono delle grandi e misteriose correnti che trascinano in un senso ben preciso: verso l’unità e la pace. Bisogna saperle individuare».

Santo perché Gesù viene in questa grotta dell’umanità a tratti spoglia, povera e fredda, con il cuore bisognoso di luce, di calore, di pace, di giustizia. Mi piace riportare un pensiero di un grande artista, Vincent van Gogh: «Il cuore di un uomo è molto simile al mare, ha le sue tempeste, le sue maree e nelle sue profondità ha anche le sue perle». Gesù viene per aiutarci a raccogliere queste perle così preziose, immergendoci negli abissi dell’amore divino per tornare a vivere come fratelli. Santo perché è il Natale di Gesù. Senza Gesù esiste un Natale che inneggia al buonismo, che celebra il consumismo, che contribuisce alla ripresa di un’economia che trova una grossa fonte di guadagno nella costruzione e vendita di armi.

Che la Luce che viene nel mondo illumini il volto di ognuno di noi, ritrovando il sorriso per diffondere il virus dell’amore capace di contagiare tutti e guarire anche i cuori di pietra. Sul nostro cammino lasciamo che la scia di luce illumini quanti incontriamo, diventandone compagni di strada. Dio è paziente e ricomincia sempre a tessere relazioni d’amore perché diventino fecondità per il bene di tutta la creazione. Santo Natale di Gesù a tutti voi, alle persone che portate nel cuore e alle vostre famiglie.

Vi abbraccio e benedico.

Don Pino

22 dicembre 2025

OMELIA IN VISTA DEL S. NATALE PRESSO “L’OROGEL”

Cesena 23 Dicembre 2025

 

Carissimi,

esprimo la mia gratitudine al Signore della vita che si è fatto come noi in Gesù, in tutto tranne che nel peccato, perché questo evento, che ha cambiato la storia dell’umanità, ci dona la gioia di ritrovarci insieme in questo luogo a voi e a noi tanto caro.

Ringrazio tutto lo staff aziendale Orogel, in particolare il Presidente Bruno Piraccini che ha fortemente voluto questo momento. Così come ringrazio Tele Romagna per la diretta televisiva. L’occasione mi è propizia per salutare quanti ci seguono da casa: S. Natale di Gesù a tutti.

Le letture che la liturgia della Parola ci presenta oggi, ci aiutano a riflettere, in vista della solenne celebrazione del Natale, in questo luogo abitato da voi quotidianamente, attraverso il lavoro che ha come fine il bene di tutti.

Purtroppo il frastuono di bombe in tante parti del mondo sia nel cuore dell’Europa che in Palestina sia nel Congo che nel Sudan (mai tanti conflitti sono stati registrati contemporaneamente durante la storia dell’umanità!), sembrerebbe che non susciti più alcuna indignazione, annullando ogni impatto emotivo. Sta passando una anomala assuefazione alla presenza di forme dittatoriali, alla profanazione di tanta innocenza defraudata delle proprie terre e trucidata, a facili aggressioni, a vendette trasversali. Alla lucida indifferenza di uccisioni continue anche in nome di un amore frutto di menti possessive e malate.

Malachia nella prima lettura ci ricorda che Dio, anche se agli occhi dei molti sembrerebbe assente, invierà presto il suo messaggero sotto le sembianze “dell’Angelo del Signore”. Si pone l’interrogativo: i popoli sono pronti ad accoglierlo? Chi lo accoglie sarà aiutato a purificarsi, perché sarà come “fuoco e lisciva” che ha il potere di forgiare e purificare. Chi accoglie il Signore ritornerà agli antichi splendori e opererà secondo giustizia. Ed è proprio la giustizia ciò di cui si ha bisogno. Non basta firmare un trattato di pace. La pace senza giustizia è peggiore della guerra.

La stessa cosa potremmo dire per la fame nel mondo che trova la causa nella mancanza di equa distribuzione delle risorse. e per i tanti diritti violati, in tante situazioni, compreso l’ambito lavorativo.

Ci troviamo in una delle aziende più produttive e conosciute qual è l’Orogel. Da quanto mi è dato sapere, state facendo investimenti nel capitale di fiducia, per cui ogni lavoratore sente questo luogo appartenergli, come se fosse casa propria, la sua famiglia. Siamo tutti coscienti che la fiducia non è debolezza, è investimento. Potremmo dire che sia il capitale più silenzioso ma più redditizio che un’azienda possa avere. E chi, come voi, la coltiva ogni giorno è in grado di affrontare ogni momento difficile, perché non sarà mai da solo. Questo senso di appartenenza crea sicuramente una reciprocità nell’impegno quotidiano nel considerare il lavoro come luogo da abitare, custodire, migliorare, far crescere, guardando al futuro delle nuove generazioni alle quali consegnare un’umanità migliore.

Celebrare il Natale di Gesù significa esattamente celebrare la vittoria della vita sulla morte, della giustizia e della pace che sradica guerre e spargimento di sangue, fame e sete. Gesù viene per ridare dignità ad ogni uomo, riempiendo di luce la vita e i luoghi abitati, come questo. E’ così che il messaggio di salvezza attraverserà spazi sempre più vasti, come cerchi concentrici che dilatano il cuore umano di fecondità che permetta di sentirci tutti protagonisti nella costruzione di un mondo migliore.

Nel brano del Vangelo abbiamo letto quanto nel piccolo Giovanni Battista si manifesti la mano di Dio e come Elisabetta, sua madre, di fronte agli interrogativi della gente, avvolta anche lei dallo Spirito Santo, colga il senso di guardare la storia in modo nuovo. Non è così, purtroppo, quando si perde l’amicizia di Dio a causa del peccato. E questo succede quando in nome dell’amore terreno ci si impossessa del bene che è di tutti. Mentre chi è abitato dall’amore divino crea il bene nelle persone che ama.

Infatti il figlio di Zaccaria ed Elisabetta si chiamerà Giovanni, uscendo dagli schemi tradizionali, che significa: “Dio fa grazia, misericordia”. Giovanni cambia la vita di questa coppia anziana, trasformandola in due discepoli della misericordia e della grazia, quali testimoni della Bontà di Dio.

Anche noi vogliamo volgere il nostro sguardo al piccolo Giovanni per essere capaci come lui di contemplare e adorare il Dio Bambino. E’ Dio che ancora una volta ci stupisce. Ci stupisce ogni qualvolta che, guardando alle nuove generazioni, non desistiamo dal promuovere politiche di incentivo ad accompagnare e sostenere i giovani anche nella loro creatività.

Ci ricordava Papa Francesco: “Il lavoro è già la sfida del nostro tempo, e sarà ancora di più la sfida di domani. Senza lavoro degno e ben remunerato i giovani non diventano veramente adulti, le diseguaglianze aumentano. A volte si può sopravvivere senza lavoro, ma non vi vive bene”. E Papa Leone, nei giorni scorsi, rivolgendosi all’Ordine dei consulenti del lavoro, sottolineava: “Queste parole ci ricordano che al centro di qualsiasi dinamica lavorativa non si devono mettere né il capitale, né le leggi di mercato, né il profitto, ma la persona, la famiglia e il loro bene, rispetto ai quali tutto il resto è funzionale”.

Da questo luogo di lavoro produttivo, il Signore Gesù chiede a tutti di superare la tentazione dei campanilismi e degli interessi particolari. Quasi a conclusione del Giubileo, nello stile che sta animando la Chiesa italiana, attraverso il cammino sinodale, affermiamo che, solo nelle comunità lavorative che generano fiducia, partecipazione e rispetto, si contribuisce a costruire una società più giusta. Tutto ciò che converge verso l’individualismo, isola il lavoratore e, di conseguenza, indebolisce il tessuto sociale. Come Chiesa, nel contemplare il Dio che si è fatto come noi, adoriamo la Trinità delle Persone (Padre, Figlio e Spirito Santo), l’unità della natura, l’uguaglianza della maestà divina.

Il Dio che si è fatto come noi è relazione d’amore e ci invita al principio della fraternità, unico strumento per valorizzare ogni persona e costruire un futuro sostenibile. In tutto questo non può sfuggirci che, come ci ricorda sempre Leone XIV, viviamo “Oggi, in un contesto in cui la tecnologia e l’intelligenza artificiale sempre più gestiscono e condizionano le nostre attività, è urgente impegnarsi affinché le aziende si connotino prima di tutto e soprattutto come comunità umane e fraterne”.

Gesù è nato in una grotta, povera, spoglia, fredda, buia, per renderla con la sua presenza reale, con il suo insegnamento, ricca, piena di calore e di luce, accogliente, luogo di fraternità. Sono proprio i lavoratori di quella regione, i pastori, considerati impuri e non degni di Dio, che ricevono per primi l’annuncio dell’Angelo, che adorano la presenza di Dio e ritornano nei luoghi di lavoro, negli ovili, pieni di gioia e di luce. Sono diventati ricchi di Dio, prima ancora dei Re Magi che arrivano dopo, condividendo le loro ricchezze: oro, incenso e mirra. Dio viene per tutti. Si è fatto come noi, per farci come lui.

Carissimi, grazie perchè siete nelle condizioni di rispondere al contesto globale pieno di disuguaglianze e sfide digitali, promuovendo la fraternità umana. Il Dio Bambino benedica ogni vostra azione in questa direzione, dia a questa azienda e a tutto il mondo del lavoro, alle vostre famiglie, la gioia di sentirvi partecipi dell’opera di Dio a favore di ogni uomo che viene ancora oggi per liberare gli uomini da ogni forma di ingiustizia e di schiavitù vecchia e nuova.

  1. Natale a tutti.