Author:

PREGHIERA PER IL VENERDI’ SANTO

 

Maledetto chi pende dal legno!

La maledizione degli uomini

semina morte su tutta la terra

sui tanti Calvari della storia

dalla cui croce sgorga copioso sangue

da corpi innocenti immolati.

 

Per amore nostro, tuo Figlio Gesù, o Dio,

si è fatto crocifiggere:

maledizione inconcepibile,

peccato inchiodato

per renderci degni

di ottenere la salvezza.

 

Il silenzio ci avvolge, o Dio,

carico di tante parole.

Non un rintocco di campane

la chiesa spoglia e vuota

i cuori colmi di tristezza:

mi taccio nel turbinio di morte.

 

Un supplizio crudele, Gesù,

per te che non hai colpa!

In quel sangue versato senza peccato

si coglie l’amore infinito

che invita a fermarsi

per raccogliere il profumo di vita.

 

Padre, perdona!

E’ il grido che squarcia la storia

di te, Figlio di Dio,

nell’angoscia della sofferenza

che diventa vittoria

perché irrompe la  Risurrezione.

✠ Don Pino

Omelia per la Messa in Coena Domini

OMELIA MESSA IN COENA DOMINI

Basilica Cattedrale Cesena

02 aprile 2026

 

Carissimi,

con questa solenne celebrazione diamo inizio a un triduo, chiamato pasquale, perché celebreremo ed entreremo nei misteri che hanno segnato e cambiato completamente, attraverso Gesù, la storia dell’umanità: la sua passione, morte e risurrezione. In questi misteri saremo particolarmente coinvolti e in essi entreremo diventando protagonisti e non spettatori, annunciatori di quanto è già successo ma soprattutto di quanto oggi succede nella vita di ognuno di noi.

Nel linguaggio cristiano, in particolare quando celebriamo l’Eucaristia, non parliamo di semplice rito di un avvenimento passato, di una storia da raccontare per ricordarla. Usiamo il termine memoriale che non significa semplice memoria, cioè il ricordo di un fatto passato, ma la ripresentazione di un evento di cui si fa memoria. In parole semplici significa che quell’evento viene reso presente da chi lo celebra, diventando protagonisti di ciò che si perpetua nel tempo e per ogni uomo. Per noi che celebriamo l’Eucaristia significa che, allo stesso modo degli apostoli, viviamo quel momento in cui Gesù la istituì.

Ogni parola, ogni gesto, qui nella Basilica Cattedrale di Cesena come in ogni luogo dove si celebra, si perpetua perché ne veniamo coinvolti e noi siamo oggi i discepoli, e Gesù è presente, parla e agisce attraverso il ministero episcopale e sacerdotale. Ecco perchè quest’evento segna sempre la nostra vita impegnandoci ad essere noi stessi Eucaristia: la passione, morte e risurrezione di Gesù diventa la nostra.

Comprendiamo come quel ricordo storico avvenuto nel Cenacolo a Gerusalemme si ripresenta in questo Cenacolo di Cesena nel quale anche noi siamo resi partecipi di quella grazia ricevuta dagli apostoli.

Infatti la Chiesa ci insegna che “Secondo la Sacra Scrittura, il memoriale non è soltanto il ricordo degli avvenimenti del passato, ma la proclamazione delle meraviglie che Dio ha compiuto per gli uomini. La celebrazione liturgica di questi eventi, li rende in certo modo presenti e attuali. Proprio così Israele intende la sua liberazione dall’Egitto: ogni volta che viene celebrata la Pasqua, gli avvenimenti dell’Esodo sono resi presenti alla memoria dei credenti affinché conformino ad essi la propria vita” (CCC 1363).

Questo non significa che Gesù Cristo in ogni celebrazione si sacrifica, morendo. Come dice l’autore della lettera agli Ebrei questo è possibile perché il sacrificio di Cristo è stato offerto una volta per tutte sulla croce e rimane sempre attuale (Eb 7,24-28). Non a caso ci viene ricordato che quando si celebra l’Eucaristia, si fa memoria della Pasqua di Cristo e la si rende presente” (CCC 1264) e “ogni volta che il sacrificio della croce viene celebrato sull’altare, si effettua l’opera della nostra redenzione” (LG, 3).

Questa sera sperimentiamo in modo speciale la potenza dell’amore di Dio per noi. Si anticipa nel rito ciò che domani contempleremo adorando la Croce: l’immolazione di Cristo attraverso la sua crocifissione e morte. E’ esattamente nel momento in cui Gesù sta istituendo l’Eucaristia che compie un altro gesto: lava i piedi dei discepoli! E’ lo stesso gesto che fra poco Gesù compirà attraverso di me, successore degli apostoli e servo in mezzo ai servi.

Tra gli apostoli ci siamo tutti.

Questa sera ho pensato a 12 di voi che vivete il compito sul nostro territorio e a favore della collettività come imprenditori. Papa Leone XIV ci ricorda che “le sfide del lavoro, della pace, della giustizia sociale e della salvaguardia del creato sono strettamente legate e richiedono uno sguardo capace di coglierne l’unità, per orientare e compiere scelte autenticamente umane”. E voi sicuramente intendete lo sviluppo dell’economia come una “comunità di persone chiamate a crescere insieme”.

Quanto vivremo, nella sua semplicità, è carico di insegnamenti per come vivere l’umiltà, il servizio disinteressato e l’amore fraterno. Sono tre insegnamenti che riassumono il contenuto del Vangelo, spronando ogni cristiano a vivere la propria fede, nella condizione in cui si trova e nel ruolo che svolge, in modo concreto e trasformante. Guardare alla centralità dell’uomo nei processi di sviluppo (visione antropologica); alla creazione della ricchezza; alla distribuzione secondo principi di equità e di giustizia; alla costruzione del bene comune, significa, secondo l’insegnamento evangelico lasciarsi lavare i piedi e lavarli agli altri per camminare insieme orientati verso i beni eterni.

Gesù ci dice che Dio ci ama talmente tanto che arriva addirittura a lavarci i piedi! “Io, il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi”. “Anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni agli altri” (Gv 13,14). Ecco il nostro compito nel mondo coscienti che dall’Amore che è Dio scaturisce sempre la fonte dell’amore che circola tra di noi che crediamo nel Dio di Gesù Cristo.

Nella descrizione che l’evangelista Giovanni ci ha presentato, attraverso il gesto di Gesù, c’è la sintesi di cosa significa essere cristiano, attraverso sette verbi: si alzò da tavola, (Dio è sempre in movimento per venire incontro ad ogni uomo); depose le vesti (per venirci incontro si spoglia della sua divinità); prese un asciugatotio (tipico di colui che deve compiere un servizio); se lo cinse attorno alla vita (è quanto fa il servo); versò dell’acqua nel catino (è il gesto che compiva il servo verso il suo padrone); lavò i piedi dei discepoli (inverte i ruoli: il Maestro lava i piedi ai discepoli); li asciugò (porta a termine il suo servizio). In questi sette verbi si manifesta la potenza dell’amore di Dio per gli uomini inginocchiandosi davanti alla nostra umanità per rivestirci della sua divinità.

Questo fa Dio per noi. Questo siamo chiamati a fare tra di noi mentre nel mondo assistiamo alla logica dello scontro tra culture, religioni, potenze militari ed economiche. Insomma la logica del più forte che sta procurando tantissimi danni a intere popolazioni che vengono private di tutto (casa, cibo, vestiti, affetti cari). In una parola: privati e spogliati della loro dignità. E’ di certo un mondo che si serve del nome di Dio ma che ha bandito Dio.

Tutti, Chiesa, politica, imprenditoria, scuola, sanità, lavoriamo con un unico intento: desiderare il bene comune. In tutti questi ambienti ciò che deve crescere, sviluppandosi, è il senso dell’appartenenza ad una comunità nella quale ci identifichiamo pur avendo sensibilità diverse. Insieme sentiamo che la Chiesa, come la scuola o il luogo del lavoro, è casa nostra e tutti siamo chiamati a dare il meglio per crescere e progredire insieme. Questo principio ci aiuta a vincere ogni forma individualista: la storia ci insegna che è la fine di ogni convivenza e di ogni civiltà.

L’Eucaristia è il segno della comunione perché Dio che è Trino e Uno, si fa cibo, si spezza, si dona, mettendosi a servizio di tutti gli uomini rappresentati dai 12 apostoli. L’Eucaristia che riunisce tutti, fa incontrare tutti, è il contrario della guerra, del sangue innocente versato, della tirannia e della prepotenza. E’ la pace che mette nel cuore di chi la vive e la riceve e tesse relazioni di pace nella propria famiglia, nella Chiesa, nei luoghi di lavoro tra imprenditori e operai.

Questa sera, attraverso l’istituzione dell’Eucaristia e il gesto della lavanda dei Piedi, forse entriamo in crisi perché spesso ci riesce difficile diventare pane spezzato per chi è nel bisogno, perdonare chi ci ha fatto un’offesa anche di poco conto. Potrebbe succedere che a volte più che lavare i piedi dell’altro si cada nella tentazione di guardare la sporcizia di quei piedi puntando il dito sui difetti, parlando male, giudicando, condannando, e magari senza far nulla per aiutarlo.

Carissimi, ogni volta che celebriamo e partecipiamo all’Eucaristia quest’amore di Dio, in Gesù, ci viene donato abbondantemente. Ci aiuta a venire fuori dalle nostre singole tombe interiori respirando la forza della vita e, di conseguenza, donandola agli altri. Il dono del corpo e del sangue di Gesù ci fa desiderare ciò che è eterno impegnandoci a vivere la nostra esistenza nel servizio della stessa.

Fra poco saremo in tanti a ricevere il Corpo e il Sangue di Gesù (l’Eucaristia). Forse dovremmo ricordarci che in questi due elementi naturali c’è la presenza reale del Dio che si è fatto carne nel grembo di Maria. Lo riceviamo per essere come Gesù: amare come lui ci ama.

Viviamo questo triduo santo entrando nel cuore del mistero che si svela ai nostri occhi attraverso le parole e i gesti compiuti da Gesù perché diventino il nostro linguaggio e i nostri gesti quotidiani.

Così sia.

 

Omelia per la Messa Crismale

OMELIA MESSA CRISMALE

Basilica Cattedrale Cesena

02.04.2026

 

 

Ecc.za carissima, Mons. Douglas, carissimo P. Abate Mauro, carissimi confratelli nel sacerdozio e diaconi, fratelli e sorelle della vita consacrata e religiosa, autorità civili e militari, sorelle e fratelli tutti, stamattina, soprattutto come presbiterio, siamo riuniti per rinnovare le promesse della nostra consacrazione, sostenuti dalla preghiera del popolo santo di Dio a noi affidato in questa porzione e amata Chiesa di Cesena-Sarsina. Insieme a voi tutti rendo grazie a Dio, ricco di misericordia, nel X anniversario della mia ordinazione episcopale. E’ una Dioincidenza straordinaria!

Con S. Paolo dico a tutti: “Grazia a voi e pace da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra”. La nostra gioia nasce dalla consapevolezza di sperimentare “Come è bello e come dà gioia che i fratelli stiano insieme”, perché ci saziamo alla mensa dell’unica Parola e dell’unico Pane di cui tutti abbiamo bisogno. Mediteremo insieme stasera, nelle singole comunità parrocchiali, all’inizio del Triduo Pasquale con la Messa in Coena Domini.

Da questa mensa riceviamo ciò che ci sazia, ciò che cura e guarisce ogni forma di ferita nascosta nel nostro intimo, ciò che vince ogni forma di disperazione e fa luce fra le tenebre che avvolgono questo nostro tempo. Le guerre, l’odio, la violenza sono il segno evidente della cultura della morte, frutto di scelte scellerate, di decadimento etico e di scarso amore per la vita.

Eppure noi, nonostante si stia consumando una catastrofe mondiale, siamo qui perché un uomo, pur Dio, ha voluto condividere la nostra umanità per liberare la carne da ataviche schiavitù. Questo Dio, questo uomo, ha un nome: Gesù, che significa: colui che salva! Lui che, come mediteremo in questi giorni, non è stato salvato, ma condannato, ucciso e disprezzato da uomini capaci di rivestirsi di un apparente e appariscente vestito divino, ma che in realtà sono nudi e privi di alito di vita. Eppure, proprio nel momento più triste della storia umana, la morte è stata distrutta e la vita ha trionfato: Gesù è risuscitato per sempre.

Siamo qui, come nella sinagoga di Nazareth, per sentire ancora una volta le parole del profeta Isaia, che Gesù applica a se stesso e noi sacerdoti alla nostra vita: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai poveri…”.Sono le parole che Dio aveva rivelato al profeta in un tempo difficile, dopo l’esilio, mentre Gerusalemme era fortemente segnata dalle ferite lasciate dalla guerra e dalla dispersione dei suoi abitanti.

Nel rinnovare le nostre promesse sacerdotali, carissimi confratelli sacerdoti, siamo invitati a sentire la responsabilità di questo momento storico, perché abitati da quello stesso Spirito, che si è posato su di noi, perché possiamo servire la storia, ridare speranza e fiducia agli smarriti di cuore, seminare la potenza della pace, costruire relazioni basate su fraternità e giustizia.

Essere posseduti dalla potenza d’amore dello Spirito del Signore significa ricordare che lui ci ha scelti e inviati: non è merito nostro. La nostra consacrazione ha un fine ben preciso: servire il popolo santo di Dio, senza dimenticare che di esso siamo parte, nella posizione di servi, non di capi. Siamo stati unti con l’olio profumato del Crisma, quello stesso olio che fra poco sarà confezionato e consacrato. Olio portato processionalmente dalla Polizia di Stato e proveniente dagli uliveti di Capaci (Palermo) confiscati alla mafia, e profumo proveniente dalla coltivazione del bergamotto di Locri (Reggio Calabria).

Un prete è veramente tale se esplica il suo servizio sfuggendo la tentazione di apparire, di cercare consensi o posti importanti, di fare carriera, desiderare una sistemazione e una collocazione di rilievo. Ogni prete è davvero intimamente tale se, come farà stasera, serve i fratelli inginocchiandosi davanti a loro, lavando i piedi, asciugandoli e baciandoli.

Sull’esempio di Gesù.

– Vogliamo essere primi nel sostenere quanti malfermi vacillano, facendoci compagni di strada nei sentieri della vita.

– Vogliamo essere primi nel curare le innumerevoli malattie nel corpo e nello spirito, come Gesù, versando l’olio della consolazione e il vino della speranza.

– Vogliamo essere primi nel riscoprire la nostra consacrazione e la nostra scelta di uomini celibi nella castità, valore aggiunto che ci rende liberi di agire e mostrare la forza straripante dell’amore che, in modo diverso, genera e partorisce vita.

– Vogliamo essere primi nel servire e condividere l’esistenza di chi è meno fortunato di noi e di tanti ritenuti scarto, non con proclami sterili e senza anima, ma spezzandoci come Gesù, come l’Eucaristia che quotidianamente celebriamo.

– Vogliamo essere primi accanto ai giovani che hanno bisogno di essere ascoltati, accolti, facendo insieme, come Gesù, quel tratto di strada che va da Gerusalemme verso Emmaus, perché ritrovino l’ardore, la gioia vera, l’entusiasmo e siano capaci di risalire verso la città santa da testimoni credibili del Risorto.

– Vogliamo essere primi nelle corsie degli ospedali, nelle case di cura, accanto agli anziani, benedicendo e regalando un sorriso, una carezza, una parola di sollievo.

– Vogliamo essere primi con tutti: con i politici, le autorità civili e militari, gli imprenditori, i mass media, non per schierarci o cercare favori, ma per aiutarli a vivere al meglio il loro non facile compito nel servire il nostro territorio e la nostra gente.

 

Vi ringrazio, carissimi confratelli sacerdoti, perché so e spesso vi vedo mentre andate a visitare i malati, fate compagnia e date conforto e tenerezza ad anziani soli, visitate le famiglie con la tradizionale benedizione annuale. Con quanta delicatezza vi accostate alle tante povertà nascoste e provvedete ai loro bisogni. Grazie di cuore a nome di tutta la nostra Diocesi che ha sempre più bisogno di voi.

 

E con voi ringrazio Dio per il 25° anniversario di sacerdozio di P. Joseph Mubenga, il 50° di Mons. Walter Amaducci e Mons. Pietro Luigi Tonelli, il 70° di Mons. Mario Morigi, il 75° di Mons. Silvano Ridolfi e il 25° di diaconato di Marco Casali. Ricordiamo anche il Diacono Pino Battistini nella sua nascita alla vita eterna.

 

Infine vi chiedo: «Magnificate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome». Dieci anni son passati, da quel 02 aprile 2016, quando nel Palazzetto dello Sport di Crotone, il PalaMilone, sono stato consacrato Arcivescovo di Matera-Irsina. Giorno di S. Francesco di Paola, patrono della Calabria, e anniversario della nascita al cielo di Giovanni Paolo II, Papa che ci ha fatto leggere l’umanesimo cristiano come risposta della Chiesa alla crisi della civiltà mondiale al termine del XX secolo.

Riconosco che Dio è fedele sempre. In questi dieci anni di vita episcopale (il 04 aprile compio 70 anni, altra Dioncidenza!) ho imparato da Dio a contare i miei giorni come tempo da attraversare, da vivere nella fecondità, cosciente che la grandezza non è rendere il servizio nella Chiesa di Calabria, di Basilicata o di Romagna, ma sull’esempio di Gesù “crescere in età, sapienza e grazia”. Questo tipo di sapienza mi è stata chiesta, quella del cuore.

La storia che Dio sta facendo con me, meravigliandomi sempre di più, la leggo attraverso questi passaggi:

  1. Il Signore mi ha chiamato fin dal seno materno (Cfr. Ger 1,5). Fu la prima lettura che scelsi per il giorno dell’ordinazione presbiterale. A Mamma Maria e Papà Paolo sono grato perché con semplicità e amore incondizionato mi hanno saputo trasmettere la fede e in essa mi hanno fatto crescere.
  2. Ho avvertito di essere stato avvolto nelle fasce dell’Amore di Dio che si è preso cura della mia esistenza con quella paternità che ho incominciato a capire e ad apprezzare quando mi sono scoperto suo figlio, nel Figlio Gesù che mi ha fissato negli occhi amandomi. Sguardo che continuo a percepire e sentire come un innamorato. «Ti ho amato di amore eterno, per questo continuo a esserti fedele» (Ger 31,3).
  3. Non avrei mai potuto immaginarlo, eppure Dio mi ha scelto e inviato: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda» (Gv 15,16). Mi ha chiesto di fare un percorso incredibile. Da Isola di Capo Rizzuto, mio amato paese, a Roma per continuare gli studi di dottorato. Lo feci solo per obbedienza. Incominciai a capire che l’obbedienza costa, ha un prezzo, chiede sacrifici, rinunce. Quindi a Crotone in una nascente parrocchia che non aveva ancora il nome, gli abitanti, le case. Senza chiesa, senza casa canonica per tantissimi anni, in una periferia che, nella profezia del vescovo Mons. G. Agostino, sarebbe diventata la porta della città. Ho obbedito esercitando il mio ministero nello scantinato di un palazzo per 5 anni. Quanti sospiri e lacrime nascoste. Mi sentivo solo, abbandonato. Parrocchia in cui, con il passare degli anni, il vescovo mi riconfermava parroco. Non era facile trovare un altro prete per l’accumulo di debiti che ho dovuto sostenere, fino a 500 milioni. Nessuno aiuto dalla Curia: non c’erano soldi e per tredici anni mi son dovuto pagare anche la casa in un condominio. A distanza di anni ringrazio di cuore Dio perché mi ha educato a non avere soldi e a non confidare nelle ricchezze. Quindi Rettore del Seminario minore per tre anni e di nuovo a tempo pieno nella benedetta parrocchia di S. Paolo, ormai cresciuta a dismisura. Si erano avverate le parole del Vescovo Giuseppe Agostino.
  4. Quando il Vescovo Domenico Graziani decise di trasferirmi nella parrocchia della Cattedrale di Crotone e io avevo accettato, ecco arrivare la convocazione a Roma, in nunziatura: “Papa Francesco le chiede di essere vescovo nell’Arcidiocesi di Matera-Irsina. Accetta”? “Quanto tempo ho per rispondere”. Mi disse: “Subito”! Rimasi smarrito e confuso ma balbettai: “Se il Signore chiama, non posso dire di no”. C’è una promessa che attraversa il tempo, più forte della fragilità umana: Dio si lega all’uomo con un’alleanza che non si spezza. Non tutto è chiaro, non tutto è immediato… ma la fede apre strade dove la logica si ferma. È una sfida: credere oltre ciò che si vede, riconoscere Dio presente anche quando sembra lontano. Fidarsi, ascoltare, camminare.
    E così uscii dalla mia terra e come Abramo entrai nella bella, meravigliosa e incantevole Matera, nella Basilicata. Dopo 7 anni fui di nuovo convocato in nunziatura: “Abbiamo bisogno che lei resti ancora per qualche anno in Basilicata. Il S. Padre le chiede di accogliere come pastore, in persona episcopi, anche la Chiesa di Tricarico”. Vedevo dilatarsi il mio cuore su un territorio vastissimo e complicato per le strade intricate e impervie che collegano i paesi. L’ho fatto con gioia e rinnovato entusiasmo per due anni.

Infine conoscete bene la storia recente, perché la stiamo condividendo da più di un anno. Ancora più lontano da casa, addirittura in Romagna! Oggi a chi mi chiede: “Come si trova in Romagna”? Non esito a dire: “Bene! Come se ci fossi sempre stato”.

Ho imparato a dire sempre “SI” a quanto mi viene chiesto. Ogni volta è una sofferenza ma anche una gioia sapendo di fare la volontà di Dio e non la mia.

Amatissima Chiesa di Crotone – Severina che mi hai generato nella fede, mi hai fatto crescere accompagnandomi nell’ordinazione diaconale, presbiterale, episcopale, grazie perché continui a manifestarmi la tua vicinanza, preghiera e amore.

Amatissima Chiesa di Matera-Irsina, ti ho amata come sposo innamorato senza risparmiarmi. Ti porterò sempre nel mio cuore, accompagnandoti nel tuo cammino con la preghiera.

Amatissima Chiesa di Tricarico, anche se per poco tempo, non ti ho fatto mancare il mio affetto e amore nella concretezza della vicinanza ai tuoi figli che sono diventati anche miei. Ogni giorno una speciale preghiera per te.

Infine, amatissima Chiesa di Cesena-Sarsina, sento di appartenerti, di far parte della tua vita, della tua storia. A Dio piacendo con te concluderò il mio mandato episcopale.

Nonostante sia come prete che come vescovo, ero consapevole della mia inadeguatezza, del mio non essere all’altezza del ministero che esercitavo, ho sempre sentito, e a maggior ragione adesso, di essere sostenuto dai sacrifici e dalle preghiere offerte al Signore, perché ne fossi degno, da parte dei miei familiari, sempre vicini con discrezione, di tante sante donne e uomini.

Sento particolarmente vicine la mia amata comunità d’origine, Isola di Capo Rizzuto e la mia sempre amata comunità parrocchiale di S. Paolo in Crotone. Continuate a farlo: siete preziosi tutti e per questo vi amo.

Con la Madonna, che ho conosciuto sotto diversi titoli, Greca, di Capo Colonna, della Bruna, del Carmelo, del Popolo, e con voi intono il Magnificat, riconoscendo quanto Dio ha fatto e vuole fare ancora nella mia vita e attraverso me.

 

PREGHIERA PER IL GIOVEDI’ SANTO

Hai deposto le vesti, Gesù,

servitore tra i tuoi

chino davanti a loro

con l’asciugatoio ai fianchi,

unto di Spirito Santo

versi acqua

nel catino dell’amore

per lavare i piedi stanchi

di quanti imparano da te.

 

Pane spezzato come corpo

per tornare a gustare

la forza della vita;

vino versato come sangue

per ritrovare il candore primordiale;

acqua che scende copiosa

nel servizio silente:

vero memoriale a noi lasciato

da te, Signore, immolato.

 

Venuto tra noi, Gesù,

ospite e pellegrino

ti accosti

e cammini accanto a noi delusi

che ritroviamo il fuoco che arde

nello spezzarti per noi

mentre le ombre della notte

sono squarciate

dalla ritrovata luce.

 

Con te, Gesù,

sull’altare della storia,

macerie di guerre disumane,

celebriamo la vittoria

sul male menzognero

ripetendo il nostro “Amen”

a questa desolante vita

che ritorna a rifiorire

vera Pasqua e memoriale.

✠ Don Pino

PREGHIERA AL SS CROCIFISSO DI LONGIANO

PREGHIERA AL SS. CROCIFISSO DI LONGIANO

 

 

Signore, Dio Crocifisso,

nell’ora del buio sulla terra,

ai tuoi piedi ci prostriamo

insieme a Maria, tua dolce Mamma,

trafitta nel cuore,

a noi donata come Madre.

 

A te, Signore Crocifisso,

consegniamo il cuore indurito,

abitato dalle tenebre,

dal peccato che chiude le porte

alla vittoria della vita,

alla speranza della luce.

 

A te, Gesù Crocifisso,

presentiamo questa umanità

afflitta e gemente,

malata nel corpo e nello spirito:

il tuo sangue versato

lavi e guarisca ogni ferita.

 

A te, Gesù Crocifisso,

offriamo la carne,

segnata da male invisibile,

che semina morte,

tristezza e angoscia

perché sia liberata per sempre.

 

A te, Crocifisso di Longiano,

ci rivolgiamo fiduciosi:

donaci di tornare a camminare insieme

per strade nuove

mano nella mano

rinnovati nel cuore e nella mente.

 

A te, Crocifisso di Longiano,

alziamo il nostro grido

bagnato da rivoli di lacrime,

attiraci a te

per dare un senso a questo soffrire:

vittoria sul nostro morire.

Amen!

 

✠ Antonio Giuseppe Caiazzo

 (Arcivescovo – Vescovo di Cesena-Sarsina)

PREGHIERA PER LA DOMENICA DELLE PALME

 

 

A Betania, Signore, in casa d’amici

ti lasci toccare

e ungere i piedi:

inonda la stanza

respiro di morte

presagio di sepolcro.

 

Il nardo, unguento prezioso,

fecondo atto d’amore di donna

inonda della tua tenerezza, Gesù,

i volti sfigurati

e i corpi piagati

da croci sanguinanti

che salgono verso la Santa Gerusalemme.

 

Il grido osannante della tua gente, Signore,

si cambia in bestemmia

che invoca tua morte:

spettacolo cruento

che insozza le tende

della bella città

e col sangue purifica la terra.

 

Il tuo corpo, Gesù,

sputato, insultato, flagellato

risana la Terra

così i tuoi occhi pieni di misericordia

scrutano cuori induriti

ridonando calore

al flusso di linfa vitale:

respiro di Dio!

 

Offri la tua vita, Signore, a noi dispersi

tra i calanchi della storia.

Radunati

come unico ovile

sgorghiamo dal tuo fianco squarciato

e l’ultimo Tuo grido echeggia

effonde lo Spirito.

 

Gesù, Verbo fatto carne,

vino nuovo

accolto in nuovi otri

da mani di donne tremanti

che accarezzano un corpo

non più grembo di morte

ma profumo di vita.

✠ Don Pino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

 

Hai detto “SI” a Dio, Vergine Maria,

e tutto è cambiato:

la nostra storia attraverso la tua

la nostra vita con l’offerta del tuo amore

consegnato a quello divino

per un progetto oltre la carne.

 

Hai detto “SI” a Dio, dolce Madre Maria,

lasciando che Dio si mostrasse

entrando nella storia

fatta di carne e di peccato

bisognosa di grazia e di perdono

per rivestirsi di cielo.

 

Hai detto “SI” a Dio, nostra Regina,

donandoci la speranza

per accogliere la Luce

intessuta nel tuo seno, Gesù,

nel buio della morte

senza alito di vita.

 

Hai detto “SI” a Dio, tutta pura Maria,

icona del Vivente

Maestra nella fede

perché hai creduto

all’impossibile di Dio

che porta vita dove vita non c’è.

 

Hai detto “SI” a Dio, piena di Grazia, Maria,

e il Verbo divenne umano nel tempo

lasciandoti avvolgere

dall’amore dello Spirito Santo

mostrando da subito il volto di carità

che è entrato nelle case degli uomini.

✠ Don Pino

S. Messa per la Pace

In occasione della Santa Pasqua, l’Ufficio per la Pastorale Scolastica e l’Ufficio Insegnanti Religione Cattolica, invitano gli studenti, gli insegnanti, il personale scolastico ed i genitori a partecipare alla S. Messa per  implorare il dono della Pace, che si terrà martedì 31 marzo alle ore 13:30 presso la Chiesa di San Pio X.

PREGHIERA PER LA V DOMENICA DI QUARESIMA

Gesù, colui che ami è malato”!

Tra le corsie di ospedali

nel silenzio assordante delle case

come messaggeri divini

si chinano su corpi infetti

perché non si spenga

il respiro della vita

il battito del cuore.

 

“Gesù, se tu fossi stato qui”!

Piango

senza poter gridare

il dolore che mi lacera dentro

mentre bombe ci restituiscono

corpi senza vita,

affetti spezzati

senza un fiore da regalare.

 

“Io sono la risurrezione e la vita”!

È difficile credere

ma in te ripongo

ogni lacrima amara

ogni parola soffocata

ogni mia speranza.

E alzo gli occhi al cielo

per fissar la tua Luce.

 

“Gesù, anche tu piangi”?

Togli il macigno

che chiude ogni tomba

e mostri

la forza dell’amore.

Ricordi ad ogni uomo

che il pungiglione di chi semina morte

è stato spezzato.

 

“Lazzaro, vieni fuori”!

Gesù, il tuo grido che sale al Padre

è quello che ogni uomo eleva

per chi, tornato polvere,

giace nel riposo

e vive la certezza

che un giorno risorgerà

liberato dalle bende dell’inganno.

✠ Don Pino