Si terrà sabato 2 maggio 2026 l’annuale appuntamento promosso dall’Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro.
Sede dell’evento gli stabilimenti di “Ecopesce” Via Francesco Masini 41/C – Cesenatico
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III Domenica di Pasqua Anno A
Basilica Cattedrale di Cesena 19.04.2026
Carissimi, in questo tempo di Pasqua ci ritroviamo, come Chiesa di Cesena-Sarsina, a vivere un momento particolare che ci riporta in quel cenacolo di Gerusalemme dove, dopo la morte e risurrezione di Gesù, i discepoli pregano insieme, sostenuti dalla presenza e dalla cura materna di Maria. Gesù appare risorto sia nel Cenacolo che lungo la strada e sulle rive del lago di Galilea.
Anche noi siamo qui, riuniti attorno alla Madonna del Popolo, che ci assiste nell’incontro con suo Figlio Gesù, risorto. Lo riconosciamo nello spezzare il pane e da Lui riacquistiamo coraggio e rinnovato vigore per poter superare delusioni e amarezze che a volte ci imprigionano nel mutismo o ci lasciano indifferenti di fronte a quanto accade attorno a noi e nel mondo.
La Parola che abbiamo ascoltato ci fa incontrare il capo degli apostoli: Pietro. Parla da Vicario di Cristo, così come sta facendo in questi giorni Leone XIV in terra d’Africa e in ogni parte del mondo, in quanto suo successore. Parla sotto l’effetto dello Spirito Santo che ha ricevuto, insieme a tutti gli altri, il giorno di Pentecoste.
Finalmente sia Pietro che gli altri discepoli stanno vivendo la Pasqua! Stanno facendo quel passaggio necessario e indispensabile per mostrare il volto di una Chiesa che ubbidisce a Dio piuttosto che agli uomini e che, come ci ha ricordato Leone XIV in questi giorni, non ha paura di nessuno, nemmeno di chi si erge a monarca assoluto della storia, con l’assurda pretesa che tutti debbano inchinarsi ai suoi piedi.
Una Chiesa, quella che ci viene presentata nella prima lettura, che passa dall’essere rintanata e impaurita nel Cenacolo, a ritrovarsi determinata e ferma di fronte alle autorità giudaiche. E’ la stessa Chiesa di oggi, che siamo noi, che parla e agisce in modo impavido, affrontando quegli uomini del nostro tempo che, presi da delirio di onnipotenza, vorrebbero tapparci la bocca e tarparci le ali. Questo è l’effetto dell’azione dello Spirito Santo che ci guida, ci parla, ci orienta, ci fa essere veri, autentici.
Carissimi giovani, tutto questo avviene perché Maria è l’immagine della Chiesa, la nuova Eva, la Madre di tutti i viventi, la Madre del nostro Popolo, pronta ad accoglierci sotto il suo manto, consolarci, ridarci fiducia.
Il popolo di Cesena-Sarsina, al quale noi apparteniamo, soprattutto per la vostra presenza, con i vostri sogni, le vostre attese, la vostra vitalità, non ha paura di affrontare le piaghe politiche e sociali che deturpano il volto bello delle nostre comunità. La vostra presenza ci incoraggia, perché siete l’oggi di Dio, quindi della Chiesa. Siete i figli prediletti della Madonna del Popolo perché i più piccoli e quindi più bisognosi di essere sostenuti e aiutati nella crescita.
Non abbiate paura di mostrare il volto di Gesù risorto!
Ricordate che chi, con la complicità dei Pilato dei nostri giorni, ha deciso di mettere a morte Gesù, non ha capito una cosa incontestabile: ogni discutibile autorità che si erge a signore della storia è un Pilato che, lavandosi le mani, incapace di assumersi le sue responsabilità, consegna migliaia di giovani innocenti ad una carneficina inutile e insensata, compiuta in guerre spettacolari, trasmesse in diretta. Ci rimanda allo spettacolo che si consumò lungo le strade di Gerusalemme e che si concluse con la crocifissione e morte di Gesù, con altri due uomini, sul monte del Cranio.
Pietro ricorda che “non era possibile che la morte lo trattenesse in suo potere” e il salmista continua a ripetere: “Non abbandonerai la mia vita negli inferi, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione… Gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra”.
Anche nella seconda lettura Pietro ci parla di un Dio che ama in modo gratuito, nonostante noi, senza preferenze, fino a immolare suo Figlio per salvarci e aprirci alla visione del dono della vita eterna. Se siamo convinti di questo gratuito e immenso dono, sperimentiamo già stamattina che tante nostre fragilità, errori, peccati sono guariti in virtù del sangue che Gesù ha versato per noi: l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo!
La Madonna del Popolo, la piena di Grazia, la senza peccato originale, continua ad indicarci Gesù come la Via da percorrere, da seguire. Sì, Maria, proprio lei che da Madre è diventata la prima discepola del Figlio, a noi affidata, perché l’accogliamo nella nostra casa, nella nostra vita.
Carissimi giovani, fratelli e sorelle tutti, il brano del Vangelo ci ricorda che da quel Cenacolo due di loro vanno via delusi, non apostoli, ma sicuramente discepoli, cioè simpatizzanti ma sfiduciati.
L’evangelista Luca ad un certo punto dice il nome di uno dei due: Cleopa o Cleofa (probabilmente marito di una delle tre Marie al seguito di Gesù: Maria di Cleofa). L’altro non ha un nome specifico perché ha il nome di ognuno di noi, ci rappresenta tutti: “Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna”.
In ognuno dei due c’è delusione, scoraggiamento. A testa bassa lasciano Gerusalemme, il Cenacolo. Potremmo dire che abbandonano la Chiesa, la Madonna. La strada è in discesa verso la più grande depressione che esiste sulla terra: il Mar morto.
Sono depressi realmente anche loro e vanno verso Emmaus!
E’ quanto succede a tanti di noi quando ci sentiamo sconfortati, non capiti o fortemente delusi da coloro nei quali si era riposta la propria fiducia (prete, genitore, amico, parente,…). In momenti come questo l’unica soluzione possibile sembra l’isolamento: vivere in solitaria la propria amarezza, la propria fragilità.
I due discepoli si sentono traditi e delusi soprattutto da Gesù, il Maestro e Signore. Si raccontano l’un l’altro le proprie delusioni e nessuno dei due è di aiuto all’altro. A volte è come se tempeste improvvise, violenti marosi ci sballottino da una parte all’altra, con il rischio di affogare. Ma noi sappiamo che le tempeste non sono il segno dell’assenza di Dio, ma spesso il luogo in cui la sua presenza si rivela in modo più profondo. Che sia una sensazione interiore o una paura concreta, il passaggio decisivo è riconoscere quella voce: “Sono io”. E da lì cambia tutto. Non perché spariscono i problemi, ma perché non siamo più soli a subirli.
L’evangelista Luca nel presentare questi due discepoli ci dice che “conversavano e disputavano” su quanto era successo a Gerusalemme. Deduciamo che la discussione dovesse essere abbastanza animata perché partivano da posizioni e da chiavi di lettura diverse, al punto tale da non riconoscere Gesù.
Ci sono alcuni passaggi da considerare e che possiamo applicare alla nostra vita:
Carissimi, chiediamo alla Madonna del Popolo di pregare per noi e di aiutarci a pregare, aprendoci all’azione del Dio con noi, per essere oggi per le strade dell’umanità sua presenza che incontra, orienta, cambia la vita di ognuno. Voi giovani siete particolarmente amati, siete voi, come la giovane Maria, a portare e mostrare con la vostra vita Gesù, il Signore che ha distrutto la morte e ci ha ridato la vita che ci proietta verso quella eterna.